Torna di “moda” il problema braccianti. «Manca la manodopera. A rischio l’avvio della stagione agrumicola»

La denuncia, come già accaduto nella fase del lockdown, arriva dalle associazioni di categoria. Coldiretti Calabria chiede un intervento al Governo regionale per sopperire al problema. Il fallimento delle “regolarizzazioni” si sostanzia nelle 1.550 istanze totali presentate in Calabria, a testimonianza della necessità di una riforma organica del settore agricolo

CATANZARO Punto e a capo. Risale a qualche giorno fa un nuovo appello di Coldiretti Calabria volto a richiamare l’attenzione sui rischi legati all’avvio della stagione agrumicola.
Il problema permane quello della mancanza di braccianti stranieri nei campi. Un allarme già sollevato mesi fa, in pieno lockdown, che aveva portato il Governo – su tutti il ministro Teresa Bellanova – a propendere per le famigerate regolarizzazioni a carattere temporaneo che, in quanto tali, non si ergevano a soluzione definitiva dell’annoso problema sul lavoro sommerso in agricoltura, ma che avrebbero potuto rappresentare un punto di partenza per porre l’attenzione sui tanti problemi e le incongruenze del settore.
I numeri sono stati impietosi, con percentuali bassissime – stando all’ultimo rapporto sull’emersione dei rapporti di lavoro subordinati pubblicato da Viminale lo scorso 15 agosto – di istanze presentate ed accolte. Ora che la stagione autunnale è alle porte, il problema si ripresenta.
Lo spettro della pandemia è ancora incombente e vale la pena iniziare fin da subito interrogarsi su quali debbano essere le contromisure per prevenire disagi anche nel settore agricolo.
L’ANTEFATTO Fin dalle battute iniziali dell’emergenza, diverse realtà ed associazioni, tra cui NoCap, avevano cercato di portare all’attenzione il tema della carenza di diritti e tutele per i braccianti agricoli a nero o parzialmente dichiarati proponendo, tra le varie, un rafforzamento degli strumenti di carattere premiale (come ad esempio la “rete del lavoro agricolo di qualità”, contenuta nella riforma del 2016 sul Caporalato). Sempre NoCap, nella persona di Yvan Sagnet, bracciante straniero, oggi ricercatore insignito della cittadinanza onoraria dal Comune di Lecce, aveva sottolineato quanto carente fosse l’attenzione riservata dal Governo ai braccianti agricoli nel Decreto Cura Italia. Le questioni erano rimaste però inevase. Così fino all’allarme lanciato da Confagricolura e Coldiretti, rispetto al quale il Governo si era invece attivato per fornire una soluzione ad hoc di carattere temporaneo, contenuta nel Decreto Rilancio, all’articolo 103, rubricato “emersione dei rapporti di lavoro irregolari”. Erano le così dette regolarizzazioni, riservate in via principale, ma non esclusiva, a braccianti agricoli e colf. Fin dalle prime battute, i sindacati avevano sottolineato come, seppure questa scelta dell’esecutivo potesse rappresentare un passo in avanti positivo, non era abbastanza: il problema si sarebbe presto ripresentato, soprattutto a fronte del persistere dell’emergenza sanitaria e di vincoli che ancora oggi sembrano di difficile allentamento.
LA DENUNCIA DI COLDIRETTI CALABRIA Il tema potrebbe quindi presto tornare all’ordine del giorno, come si evince dalle parole del presidente Aceto: «La stagione agrumicola è ai nastri di partenza ma l’incognita è la manodopera sia straniera che italiana che manca. Per gli agricoltori, al danno si aggiunge la beffa di essere costretti a lasciare i frutti nei campi per la mancanza di manodopera in una stagione agrumicola che peraltro si annuncia per qualità e quantità su buoni livelli tendenti all’ottimo. Vi è – prosegue -un calo delle posizioni lavorative in agricoltura che dipende dai vincoli causa Covid-19, posti alle frontiere ai braccianti dall’estero che ogni anno arrivano per un lavoro stagionale per poi tornare nel proprio Paese. Nonostante il lockdown, – nelle campagne il lavoro non si è mai fermato ma – sottolinea – a pesare sui raccolti è appunto il mancato arrivo di braccianti che non è stato accompagnato da misure per favorire l’accesso al lavoro degli italiani come l’introduzione di voucher semplificati per consentire anche a percettori di ammortizzatori sociali, studenti e pensionati italiani lo svolgimento dei lavori nelle campagne in un momento in cui tanti lavoratori sono in cassa integrazione e le fasce più deboli della popolazione sono in difficoltà. Anche il reddito di cittadinanza cosi come è congegnato non permette ai percettori di svolgere un lavoro, anzi, coloro che ne usufruiscono, preferiscono mantenere questa situazione».
I NUMERI DELLE REGOLARIZZAZIONI Il report finale del Ministero dell’Interno sulle istanze presentate ed accolte a fronte dell’entrata in vigore della norma sopra citata vede, su base nazionale, al 15 agosto 2020, un totale di 207.542 domande di “regolarizzazione” inviate. Di queste, solo il 15% (30.694) sono riferibili a moduli per lavoro subordinato – ivi comprese quelle dei braccianti agricoli – mentre le rimanenti 176.848 riguardano moduli per lavoro domestico. Già questa stima dà la dimensione del problema e dell’efficacia della norma.
Per quanto riguarda il lavoro in agricoltura, le domande presentate sono state 29.555. Di queste, solo 1.550 in Calabria.
Dato che colpisce ancora di più se si pensa alle problematiche a più riprese evidenziate sul tema nella Piana di Gioia Tauro e in quella di Sibari. Anche in punto di emergenza abitativa (qui l’approfondimento)
Delle 1.550 domande calabresi, inoltre, 962 riguardano la provincia di Cosenza, quindi, andando per esclusione, rispetto al numero di residenti e braccianti nella Piana reggina, si comprende già da queste stime come il risultato sia stato irrisorio.
RIFORMA DEL SETTORE Le proposte avanzate sono state diverse. Tra queste si evidenziano quelle portate avanti dall’Unione Sindacale di Base nella persona del suo allora rappresentante Aboubakar Soumahoro, incatenatosi davanti a villa Pamphili in occasione degli “Stati Generali”. Lo stesso aveva riferito di come, una volta ricevuto da Conte e gli altri vertici del Governo, si fosse arrivati ad un accordo in base al quale le proposte dell’associazione in favore dei così detti “invisibili” sarebbero state vagliate. Ad oggi, nulla di fatto. Il Governo continua a temporeggiare in attesa che il problema si ripresenti.
Coldiretti fin da subito rilancia: «Occorre che su questi aspetti ci sia una attenzione della politica regionale e soprattutto dei parlamentari nazionali – conclude – per mettere a punto provvedimenti e strumenti per il settore agili e flessibili, che taglino burocrazia e vincoli e, rispondano soprattutto ad un criterio di tempestiva disponibilità al lavoro e dall’altra generino una preziosa opportunità di integrazione al reddito considerato il periodo di crisi». (f.d.)





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