REGGIO AL VOTO | L’agenda politica di Falcomatà

REGGIO CALABRIA È troppo presto per un’analisi precisa, sono passate troppe poche ore dalla nottata insonne che ha visto progressivamente consolidarsi una vittoria sempre più schiacciante, è troppo fresca l’emozione…

REGGIO CALABRIA È troppo presto per un’analisi precisa, sono passate troppe poche ore dalla nottata insonne che ha visto progressivamente consolidarsi una vittoria sempre più schiacciante, è troppo fresca l’emozione regalata da una vittoria che in pochi – forse – credevano così netta, ma il nuovo sindaco di Reggio Calabria prova comunque a fare una sintesi: «Siamo di fronte a un grande risultato. Eravamo convinti di una vittoria al primo turno, ma ad essere sinceri non avremmo mai immaginato un’affermazione di queste dimensioni. Questo 61% ci da una grande gioia, una grande soddisfazione, perché è il frutto di un percorso iniziato oltre un anno fa nei quartieri, nelle circoscrizioni, nelle zone più degradate cui la città ha risposto in maniera chiara e inequivocabile». 

 

TRAZIONE CIVICA E CIVILE
Una risposta che si è tradotta in una valanga di consensi non solo per il Partito democratico – i cui vertici regionali non troppo sembrano essersi spesi per spianare la strada al giovane primo cittadino reggino – ma soprattutto «nei confronti delle liste civiche Reset e Svolta, che sono la vera novità di questa competizione elettorale e della scena politica cittadina. Insieme – ci tiene a sottolineare Falcomatà – superano il dato del primo partito, cioè il Pd. Questo è significativo e sta a testimoniare la spinta civica che avrà anche questa amministrazione che all’interno del suo consiglio comunale elegge tantissimi nuovi volti, tantissimi giovani alla prima esperienza amministrativa». 

Un valore aggiunto per il sindaco Falcomatà, che pur consapevole della battaglia vinta, sa che la guerra per «riportare la città all’anno zero, alla normalità» è ancora tutta da combattere. E non c’è tempo da perdere. «Già in campagna elettorale dicevamo che questa città non può aspettare il ballottaggio, figuriamoci se può permettersi il lusso di attendere lungaggini e le solite liturgie politiche che sottendono alla formazione della giunta», dice d’un fiato il primo cittadino, che sembra avere già le idee chiare.

LA “GIUNTA POLITICA”
La squadra di governo – assicura – «è nella mente del sindaco, terrà conto di quello che è stato l’andamento di queste elezioni, di quella che è stata la geografia politica che verrà rappresentata all’interno del consiglio comunale». Non sarà – promette Falcomatà – una «giunta del sindaco fatta tutta di assessori esterni o tecnici» anche se non esclude che alcune deleghe finiscano in mano a personaggi di rilievo scelti dal sindaco per le loro competenze, ma soprattutto – dice – «sarà una giunta politica, perché in questa fase è giusto che la giunta dia un indirizzo politico, in stretta collaborazione con la dirigenza, i funzionari e il personale amministrativo».

Un tasto dolente quello della macchina burocratica, che però Falcomatà sembra non aver timore di affrontare con determinazione: «Funzionari e dirigenti del nostro Comune devono tornare a fare i funzionari e i dirigenti del nostro Comune, in un rapporto di reciproca collaborazione che significa tradurre in atti amministrativi efficaci, efficienti e immediati l’indirizzo politico dato dal sindaco e dalla sua giunta».

 

BUROCRAZIA AVVISATA  
Una “normalità” che sembra lontana da quella emersa dalle carte del processo Fallara, come dalla lunga istruttoria dibattimentale del procedimento, che hanno tracciato un quadro devastante dell’amministrazione. Un dato nato in ambito giudiziario, ma eminentemente politico con cui i nuovi inquilini di Palazzo San Giorgio dovranno misurarsi. E forse anche in quest’ottica Falcomatà sta valutando l’opportunità di ricorrere a quei super manager delle alte amministrazioni dello Stato, cui la normativa relativa allo scioglimento dei Comuni per infiltrazione mafiosa permette di far ricorso a costo zero.

Rinforzi che comunque non basteranno a risolvere alcuni gravi problemi tutti interni alla macchina burocratica di Palazzo San Giorgio prima segnalati dalla relazione della commissione d’accesso, quindi denunciati dalla Commissione parlamentare antimafia, come dal procuratore capo della Dda, Federico Cafiero de Raho. Problemi con cui il giovane sindaco non sembra aver paura di confrontarsi perché se è vero che «per cultura abbiamo sempre preso le difese dei dirigenti comunali e dei funzionari nella consapevolezza che la vera sfida è stimolare queste persone a passare dalla logica del posto fisso a quella del ruolo», Falcomatà non esita ad ammettere che «è chiaro che delle responsabilità probabilmente ci sono state, quindi non escludiamo di poter operare una rotazione dei dirigenti». Burocrati avvisati, nessuna anomalia verrà nascosta, nessuna ambiguità permessa.

 

OPERAZIONE TRASPARENZA 

Del resto, l’obiettivo numero uno dell’amministrazione che si ripromette di cancellare il lutto dello scioglimento per contiguità mafiose e dei successivi due anni di commissariamento sarà, dice il nuovo sindaco, «un’operazione trasparenza sui conti pubblici al fine di continuare quel rapporto di onestà intellettuale e trasparenza nei confronti dei cittadini. Prima di poter dire quando e come fare quello che vogliamo fare, dobbiamo capire quello che andremo a trovare nelle casse del Comune». Un’operazione all’insegna di quella partecipazione intesa come «connessione con le energie positive di questa città che hanno portato anche a scrivere il nostro programma», dice Falcomatà, che nelle intenzioni del nuovo sindaco «significa continuare su questo solco anche con il governo cittadino attraverso gli strumenti di democrazia partecipata previsti dal nostro Statuto».  

Il primo cittadino di Reggio pensa alle assemblee popolari, «che hanno il fine di rendicontare quello che avviene all’interno di Palazzo San Giorgio ma anche di condividere con i cittadini quelle che ricadono su di loro», come al bilancio partecipato, alla possibilità di assistere anche in diretta streaming ai consigli comunali che promette aperti, agli stati generali dello sport e del terzo settore, a «tutti quegli strumenti che rompano le barriere, rompano le distanze fra la città e i cittadini» che assomigliano a una rivoluzione copernicana – quanto meno nelle intenzioni – nel Palazzo che aveva eletto discrezione e discrezionalità a sistema.

 

LA SFIDA METROPOLITANA

Strumenti necessari – dichiara Falcomatà – anche per affrontare le sfide non di poco conto che di qui a breve attendono Reggio Calabria, come il passaggio dalla carta alla realtà delle città metropolitane. Un’operazione sostenuta dai fondi per lo sviluppo 2014-2020, ma presuppone anche passaggi prettamente politici come la scrittura dello Statuto che il neosindaco vorrebbe stendere «insieme a tutte quelle persone, a tutte quelle energie attive, a tutti quei Comuni che vorranno far parte della città metropolitana stessa». Un allargamento di orizzonti che – promette – «comprende ed estende quella che è l’area metropolitana dello Stretto».

In questo senso «già qualche ora fa ci siamo sentiti con il sindaco Renato Accorinti, con il quale abbiamo già parlato di una collaborazione e programmazione di quelli che sono anche i servizi di prossimità fra Reggio Calabria e Messina».

Alessia Candito
a.candito@corrierecal.it





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