Parte la gara (nazionale) per le nuove Terapie intensive. Regione già pronta ad attivarne 60

Il commissario nazionale Arcuri avvia le procedure che porteranno ad aggiungere 134 posti. Ma la Cittadella può riattivare le postazioni “recuperate” tra marzo e aprile scorsi. La competenza affidata ai commissari e i dubbi sul piano che coinvolge troppi ospeali. Così la Calabria serra i ranghi per evitare l’emergenza

CATANZARO Il percorso per preparare il Paese a una eventuale seconda ondata della pandemia è iniziato venerdì, con il bando della procedura di gara di massima urgenza per l’approvvigionamento di lavori e servizi tecnici destinati alle strutture sanitarie impegnate in prima linea sull’emergenza. Lo ha firmato Domenico Arcuri, commissario straordinario per l’emergenza Covid 19. Il piano punta su rafforzamento e incremento delle terapie intensive, aumento dei posti letto, ristrutturazione dei “pronto soccorso”, percorsi separati negli ospedali per garantire la massima sicurezza ai degenti.

GLI INTERVENTI COMPLESSIVI In tutto, sono previsti 1.044 interventi, con un valore complessivo di oltre 713 milioni, che saranno eseguiti in 457 ospedali diversi che fanno capo a 176 aziende del Sistema sanitario nazionale. La gara è stata bandita sulla base dei piani di riorganizzazione presentati da tutte le Regioni e dalle Province Autonome di Trento e Bolzano e approvati dal Ministero della Salute. Il Piano di riorganizzazione della Calabria è stato presentato dai commissari al Piano di rientro Saverio Cotticelli e Maria Crocco il 18 giugno scorso. Si tratta del decreto numero 91, “Documento di riordino della Rete ospedaliera in emergenza Covid 19”, approvato a un mese dal Dl rilancio del 19 maggio scorso, atto che conteneva i presupposti per il piano di rafforzamento della sanità.

LA COMPETENZA È DEI COMMISSARI Erano stati gli stessi commissari a chiedere a chi spettasse l’onere di individuare le linee guida per la riprogrammazione della rete ospedaliera con una lettera inviata ai ministeri della Salute e dell’Economia, chiedendo «di precisare se l’adozione dei provvedimenti afferenti il piano di potenziamento e riorganizzazione della rete assistenziale territoriale e il piano di riordino della rete ospedaliera rientrano nella competenza del Commissario ad acta ovvero afferiscono alle competenze del presidente della giunta regionale quale soggetto attuatore». Risposta: con la sanità commissariata, le attività spettano ai soggetti individuati dal governo. È su questa linea che si giocano la tempistica degli interventi ed eventuali conflitti di competenze. Che sono emersi anche in quest’ultima fase, quella in cui la Calabria e il Paese sono chiamati a mettere in piedi un argine solido di terapie intensive per affrontare un’eventuale recrudescenza del Coronavirus.

I POSTI BANDITI DA ARCURI E I 60 GIÀ DISPONIBILI Veniamo ai numeri. Per la Calabria, inserita nel lotto geografico numero 3, sono previsti complessivamente previsti sono 43 per un importo di poco superiore ai 28 milioni di euro. I posti letto aggiuntivi di terapia intensiva previsti sono 134 (quelli di semi-intensiva sono 123). Ma proprio sui numeri occorre fare chiarezza. I 134 posti letto “banditi” da Arcuri sono aggiuntivi rispetto alla dotazione standard pre Covid negli ospedali regionali. Tuttavia, anche se dovessero verificarsi lentezze nell’aggiudicazione della gara o nell’esecuzione dei lavori, la Regione – che si era attivata nel pieno dell’ondata pandemica tra marzo e aprile scorsi – è pronta a riaprire le Terapie intensive recuperate in quella fase. Insomma, non si parte da zero ma da un numero di posti disponibili compreso tra 50 e 60 (oltre ovviamente a quelli standard). Ed è bene ricordare che al momento i ricoveri in Rianimazione, in Calabria, sono soltanto due. Il lavoro svolto nella primavera scorsa, dunque, è uno step iniziale che servirà a non trovarsi impreparati davanti all’eventuale urto della cosiddetta “fase due”.

LA SCELTA DI ARCURI L’impasse per l’attribuzione delle competenze si è manifestata nel dialogo aperto tra Arcuri, la struttura commissariale calabrese e la Regione. Il commissario nazionale ha chiesto alle Regione di attivarsi per ottenere le deleghe alla gestione della fase. Dalla Calabria ha ottenuto un “sì” condizionato a mettere mano al piano di riorganizzazione (quello firmato da Cotticelli e Crocco) per rendere gli interventi più adeguati ai tempi della pandemia. Il commissario ha risposto che, per lui, sarebbe stato complicato affidare una delega a una Regione commissariata. Ha, dunque, attesto la risposta dei commissari (che avrebbero potuto “accettare” di divenire soggetti attuatori) e, poiché questa non è arrivata, ha proceduto in autonomia a bandire la gara secondo quanto previsto nel piano di riorganizzazione approvato il 19 giugno. E qui si apre un’altra questione. Questa volta tecnica, più che politica.

L’APPROCCIO SUL TERRITORIO Il rafforzamento delle Terapie intensive in Calabria prevede, infatti, la distribuzione dei 134 posti di terapia intensiva e dei 123 di sub-intensiva, in 12 ospedali della regione. Distribuzione troppo parcellizzata, secondo la Regione, che avrebbe preferito l’individuazione di un numero più ristretto di centri Covid. Questo anche per evitare sovrapposizione tra malati di diverse patologie con il rischio della nascita di nuovi focolai. Altra questione: i tempi. Le parole “appalti” e “sanità” sono state raramente, in passato, un esempio di efficienza. In questo caso, invece, la rapidità è essenziale. L’intervento di Arcuri taglia i tempi, ma l’inverno è alle porte e il fragile sistema sanitario calabrese ha bisogno di certezze per arginare l’ondata.





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