Diritto allo studio, la crisi come opportunità. «L’Università in Calabria ha un ruolo cruciale»

Incontro organizzato dall’Unical col Sottosegretario De Cristofaro, che sceglie la Calabria come prima tappa del suo viaggio negli Atenei di tutto il paese. «Ripristinare gli ascensori sociali per garantire a tutti di esprimersi ai massimi livelli dell’istruzione pubblica». Fiorita: «L’Università deve ritrovare i suoi valori». Savaglio: «Garantire agli studenti i diritti che gli spettano»

RENDE In un Museo del Presente “prestato” all’Unical a fronte delle direttive Covid-19, si è svolto l’incontro “L’Università alla prova della pandemia: diritto allo studio e prospettive”.
Una sorta di tavola rotonda con rappresentanti delle Istituzioni locali oltre che della Regione con l’assessore all’Università, Ricerca scientifica e Istruzione, Sandra Savaglio e del Governo, nella persona del Sottosegretario Giuseppe De Cristofaro, che sceglie proprio l’Unical come prima tappa del suo viaggio finalizzato a tracciare un bilancio dello stato delle Università italiane.
Il significato dell’incontro lo si evince già dalle parole di chi lo ha fortemente voluto, il docente Unical Nicola Fiorita: «L’Università dev’essere vista come una persona e non attraverso i freddi numeri, che sono sempre più rappresentazione delle disuguaglianze». E citando Paolo Grossi, aggiunge: «Le crisi non devono essere viste soltanto come un problema, ma sono anche opportunità. Dobbiamo rileggere quanto sta accadendo come stimolo per un ripensamento e un nuovo inizio». Da qui la necessità di programmare, a partire dall’incontro odierno: «Il futuro, nostro e di questo territorio, passa anche dalle scelte che verranno fatte nei prossimi mesi. L’Università deve ritrovare i suoi valori, altrimenti rischia il collasso».

Diritto allo studio e prospettive: Università alla prova della pandemia

«IL DIRITTO ALLO STUDIO VA RICONSIDERATO, MA NON DIMENTICATO» I saluti istituzionali che partono dall’assessore alla cultura rendese, Marta Petrusewicz compongono un coro unanime: investire nel diritto allo studio per tornare ad investire nel Sud. Palpabile è la necessità di una svolta resa ancor più chiara dalle parole dell’assessore regionale Savaglio: «L’Unical perde circa il 30% di studenti ogni anno perché preferiscono andare fuori. Per questo motivo le nostre Università devono migliorare ed aumentare il livello della loro offerta e creare sinergie. Oggi le Università del Nord non fanno nulla – e non hanno motivo per farlo – per spingere i nostri studenti a rimanere qui sul territorio. Dobbiamo assicurare ai giovani ciò di cui hanno diritto».
Le problematiche sollevate sono molteplici, come sottolineato anche da Francesco Mazza, presidente del Consiglio degli studenti, che focalizza l’attenzione sull’obsolescenza del sistema legislativo regionale in materia di diritto allo studio.
Concetto che viene ripreso ed approfondito da Menotti Lucchetta, dirigente del settore Alta Formazione e Università della Regione, che parte da un interrogativo cardine: «Quante risorse occorrono per garantire il diritto allo studio?» In base al calcolo fatto dallo stesso Lucchetta, nell’arco degli ultimi quattro anni sono stati spesi circa cento milioni di euro nel settore. «La parte più significativa – aggiunge – arriva dal Fis, fondo che si incrementa se ci sono altre risorse destinate a quello stesso settore». La necessità di investire risorse va dunque di pari passo rispetto a quella di innovare l’assetto legislativo, soprattutto regionale, oggi disciplinato dalla legge 34 del 2001 «che necessita di ritocchi ed è ancora un cantiere aperto». Gianpaolo Iazzolino, delegato del Rettore appunto per il diritto allo studio, condivide la linea e insiste sulla necessità di tendere verso la creazione di un sistema virtuoso: «Gli strumenti legislativi attualmente in dotazione alla Regione non permettono di soddisfare le esigenze degli Atenei, mutate nel corso degli anni».

DE CRISTOFARO: «RIPARTIRE DAL MEZZOGIORNO» Giuseppe De Cristofaro, nominato Sottosegretario la scorsa fine agosto completando la lenta formazione della struttura ministeriale successiva allo scorporo tra Istruzione e Università, ha deciso di intraprendere questo “viaggio di ascolto” «in una fase storica dove ci confrontiamo con un ascensore sociale più basso di prima». In questo contesto però «l’Unical rappresenta ancora un esempio positivo. Per questo il mondo studentesco va totalmente tutelato: bisogna determinare un meccanismo che permetta di garantire a chi ha meno opportunità di concorrere ai massimi livelli dell’istruzione pubblica».
Anche a questo si lega la scelta di partire dalla Calabria, terra nella quale l’Università assolve un ruolo cruciale: «Questo vuol essere un segnale ritenga decisivo ripartire dal Mezzogiorno».
Il viaggio di De Cristofaro è orientato proprio a tracciare un bilancio volto a comprendere cosa è stato fatto per l’Università e la Ricerca in Italia negli ultimi trent’anni: «Vogliamo capire se in questo frattempo nel nostro paese sia migliorato il sistema dell’istruzione o se, come penso, alcune scelte abbiano accentuato elementi di sperequazione e divisione sociale». Il riferimento è anche alla riforma Gelmini, tanto discussa in sede di approvazione, poi rimasta latente a sortire i suoi effetti.
Il tema, secondo De Cristofaro, è dunque da leggersi in maniera più ampia: «Nel tempo è venuto sempre più a mancare il meccanismo degli ascensori sociali: anche se nasci nel contesto più svantaggiato, lo Stato democratico deve mettere a tua disposizione gli strumenti necessari per permetterti di uscirne facendosi carico degli elementi di disagio e sofferenza che affliggono la tua condizione. Questo oggi non si verifica». E nonostante latenti – ma comunque visibili – fossero, queste problematiche sono arrivare all’attenzione dell’opinione pubblica solo “grazie” alla pandemia in corso: «L’attenzione su questi temi si è alzata molto e serve riaprire un dibattito», spiega.
«Tutti i servizi pubblici essenziali sono stati messi in discussione. Questo sta gradualmente portato il paese a maturare un sentimento collettivo che potrebbe essere la chiave della svolta».
Il sottosegretario rilancia così la necessità da parte del Governo di lavorare in sinergia con la Regione e gli Enti locali ponendo fin da subito degli obiettivi per rafforzare il diritto allo studio e non solo: «Dobbiamo rendere stabili provvedimenti immaginati come straordinari. Non ci può bastare mettere una pezza all’emergenza». In tal senso, un’occasione sarà il “Recovery Fund”, ma solo se «avrà una visione di indirizzo ampia, volta a comprendere quale dev’essere la funzione dell’Università e della Ricerca nel nostro paese». (f.d.)





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