Il Pd di Crotone vuole ripartire: «Finito il tempo dei voltagabbana»

L’annuncio del ritorno alle attività politiche è contenuto in un documento (manifesto) firmato da 51 tra sindaci, dirigenti politici con ruoli locali, regionali e simpatizzanti

di Gaetano Megna
CROTONE
Il Partito democratico della provincia di Crotone vuole tornare ad essere protagonista dopo la figuraccia fatta alle recenti elezioni comunali. L’annuncio del ritorno alle attività politiche è contenuto in un documento (manifesto) firmato da 51 tra sindaci, dirigenti politici con ruoli locali, regionali e simpatizzanti.
Un documento che traccia la linea su cui impegnare il partito che, alle recenti elezioni amministrative, non è stato in grado di presentare liste con il simbolo del Pd per sostenere un proprio candidato a sindaco. Sulla mancata partecipazione alla competizione i 51 fanno autocritica. Si riparte con la consapevolezza che «il risultato elettorale di Crotone, dice che è finito il tempo dei voltagabbana e dei professionisti nel cambiare partiti e schieramenti». Dalle urne è uscita una incontestabile verità: «Vincenzo Voce, espressione della società civile, ha vinto nettamente sulla coalizione di centro destra». Di questo si prende atto e il “nuovo Pd” «formula al Sindaco, alla Giunta e al consiglio comunale eletto, un buon lavoro».
«Riteniamo – si legge nel documento dei 51 – che la vittoria della coalizione civica, apra nuovi scenari e riflessioni politiche in città». Secondo i 51 «il risultato elettorale nasce da lontano» e «vede i democrat colpevoli per avere tardato a non affrontare e superare le evidenti ambiguità che hanno impedito di favorire processi di aggregazione e ostacolato a guidare le iniziative politiche. Certamente, pur avendo visto bene, insieme al Commissario Iacucci, nel credere che la linea vincente in città era quella di favorire la discontinuità con la passata amministrazione e aprire alle forze civiche, – sottolineano i 51 – non siamo riusciti a centrare l’obiettivo, perché il Pd è rimasto fuori dalla competizione elettorale».
Il partito si è diviso in due: una parte, in cui si riconoscono i 51, ha posto il problema della discontinuità con il movimento politico che, quattro anni fa, aveva eletto sindaco Ugo Pugliese; un’altra parte, invece, ha sottoscritto l’accordo elettorale con coloro che proponevano la continuità amministrativa. Così è successo che quelli che sostenevano la discontinuità non hanno presentato liste e candidati e gli altri sono stati presenti alla competizione con una lista, senza il simbolo del Pd, che è stata sonoramente bocciata dagli elettori della città pitagorica. «Non possiamo però dimenticare – scrivono ancora nel documento – che la vittoria della coalizione civica, abbatte l’egemonia dei potentati politici cittadini, i cosiddetti proprietari del consenso che escono nettamente sconfitti. Né possiamo dimenticare il crollo netto del Movimento Cinque Stelle e la sconfitta del centro destra, forte di dieci liste e trecento candidati». La fase elettorale si è conclusa e “a questo punto” i 51 annunciano di «voler lavorare a organizzare un Pd forte e presente in città, coscienti che la chiarezza e le regole devono essere imprescindibili, per ripartire e puntare ad avere un Pd nuovamente protagonista. A Crotone c’è un Pd che non solo si mette in discussione, ma intende collocarsi a servizio della città, consapevole che nel Paese, il nostro partito a prescindere dal ruolo, maggioranza o opposizione, è sempre forza attenta e responsabile e gli ultimi risultati delle competizioni elettorali, hanno premiato la linea politica del segretario Zingaretti».
Quest’area politica del Pd alle recenti elezioni, in particolare al ballottaggio che ha contribuito all’elezione a sindaco di Voce, «ha assunto una posizione politica chiara e senza alcuna perplessità» e cioè «tra un centro destra, ricco di ambiguità e povero in progettualità e una coalizione civica che ha saputo parlare di alcune tematiche, sensibili al mondo progressista, di cui facciamo parte, non ha avuto dubbi». Ha votato Voce ed è stato fatto «in modo palese e senza chiedere nulla in cambio. Comprendiamo che una scelta fatta così, in una città abituata, da sempre, al do ut des, sta facendo riflettere. Dopo la limpida vittoria elettorale, il sindaco Voce e la sua giunta,- continuano a scrivere – sono chiamati a dimostrare la loro capacità amministrativa».
Il ruolo del Pd, in questa fase, sarà quello di «valutare ogni scelta e dare il suo contributo, come è giusto che sia per un grande partito». A questo punto nel documento viene fatto un appello: «Lavoriamo e impegniamoci a superare le logiche insensate e i comportamenti ambigui del passato che tanti danni politici hanno prodotto». L’appello non è chiaro, infatti non si capisce se è rivolto all’altra area che ha partecipato alla competizione elettorale sottoscrivendo l’accordo per la continuità amministrativa. Si punta a ricomporre l’unità del partito? Di sicuro si chiude una fase e «da oggi se ne apre una nuova, che deve portare il Pd, al più presto, a un vero e partecipato momento congressuale. Siamo fiduciosi – conclude il documento – che nel prossimo congresso, dovranno prevalere chiaramente le idee, le proposte e il confronto, sulle solite e vecchie logiche del passato che con la politica, chiesta dai cittadini, dai giovani e dalle donne, non ha più niente da spartirsi». (redazione@corrierecal.it)





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