Quei dem sospesi tra D’Alema e Renzi

REGGIO CALABRIA Metti un venerdì sera in riva allo Stretto, a cena, con Massimo D’Alema. Metti che a quel tavolo ci siano tutti gli esponenti della minoranza del Pd. Compresi…

REGGIO CALABRIA Metti un venerdì sera in riva allo Stretto, a cena, con Massimo D’Alema. Metti che a quel tavolo ci siano tutti gli esponenti della minoranza del Pd. Compresi quelli che da tempo hanno stretto con Matteo Renzi una pax «per il bene del partito». Come Enza Bruno Bossio. Giusto la scorsa settimana, la parlamentare era in prima linea al Palazzo delle Fontane all’Eur di Roma alla cena renziana per raccogliere fondi per il Pd. Ieri sera, invece, non ha lasciato per un attimo l’ex premier. Non che la cosa sorprenda, intendiamoci. Bruno Bossio vanta un solido rapporto politico e personale con D’Alema. Lo stesso di cui va orgoglioso anche suo marito, Nicola Adamo. Bruno Bossio, tra l’altro, nei giorni in cui il Pd implodeva sulla scelta del successore di Giorgio Napolitano non ebbe difficoltà ad autodefinirsi «una dalemiana» senza se e senza ma.

 

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Chi c’era – attorno alla tavola imbandita sedevano, tra gli altri, il candidato a presidente della Regione Mario Oliverio, il segretario provinciale reggino Sebi Romeo e il consigliere regionale Nino De Gaetano – giura che durante l’incontro conviviale non si sia parlato di come arginare il segretario nonché premier. Che Massimo D’Alema sia arrabbiato con l’inquilino di Palazzo Chigi, comunque, non è una novità. L’ex ministro degli Esteri nelle conversazioni informali non fa mistero della sua avversione nei confronti di Renzi: «A me aveva detto determinate cose, sia sulla composizione del governo che sulla nomina europea dell’Alto rappresentante e poi non ha tenuto fede alla parola data. Prima o poi qualcuno dovrà raccontare le bugie che dice quello lì. In questo è davvero simile a Berlusconi».

Altro spazio per le polemiche non ce n’è stato. E non poteva essere altrimenti considerato che siamo a una settimana dall’appuntamento con le urne. D’Alema, semmai, non ha nascosto la sua soddisfazione per il fatto che uno dei dirigenti storici della filiera Pci-Pds-Ds-Pd sia diventato grazie alle primarie il leader del centrosinistra calabrese. Quanto a Oliverio, solo silenzio. L’aspirante governatore vuole restare fuori dalle beghe interne ai dem ed è convinto che se il 24 novembre sarà lui il nuovo governatore calabrese bisognerà per forza aprire un canale privilegiato di dialogo col governo Renzi. A partire da alcune questioni cruciali per la Calabria come la nuova governance dei fondi comunitari e le scelte sul porto di Gioia Tauro e sulla sanità.

Il non detto è che Oliverio non vorrebbe rovinare proprio all’ultimo miglio quanto costruito finora. Renzi è annunciato per la chiusura della campagna elettorale. E il candidato dem tutto vorrebbe, tranne che privarsi di un appello finale al voto da parte del leader del suo partito. 

Antonio Ricchio

a.ricchio@corrierecal.it







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