Mostarda commissario per una sera. «Nessuno mi ha spiegato ancora perché»

In una intervista rilasciata a “Il Foglio”, il dirigente dell’Asl Roma 6 prova a capire cosa sia accaduto. «In Calabria io ci sarei andato volentieri. Mi ero messo a disposizione perché credo nella sanità pubblica ma evidentemente hanno vinto altre logiche»

ROMA «Non ho ben capito perché la mia nomina è saltata. E non mi ha chiamato nessuno nemmeno per spiegarmelo». Narciso Mostarda commissario per una sera (forse poche ore) della sanità calabrese, prova a spiegare cosa sia realmente accaduto martedì quando il suo nome era saltato fuori nel corso del Consiglio dei ministri per guidare la disastrata sanità calabrese. Salvo poi sparire nell’oblio per i pareri contrari di Alfonso Bonafede e Luigi Di Maio perché Mostarda (pare) sarebbe «troppo vicino al Pd e al segretario Zingaretti».

L’INTERVISTA Nell’intervista rilasciata oggi al quotidiano “Il Foglio”, il dirigente dell’Asl Roma 6 (distretto dei Castelli Romani), nato ad Anagni nel 1962, ha spiegato che in Calabria lui ci sarebbe andato volentieri: «Mi ero messo a disposizione perché credo nella sanità pubblica. Come quando da giovane iniziai a lavorare nell’allora manicomio di Roma, liberando i pazienti segregati. Fu il primo caso in Italia e ne vado orgoglioso. Sono uno psichiatra, prima di essere un manager».

SCONTRO POLITICO Un muro contro muro politico. L’esperienza di Mostarda in una giunta di centrosinistra a Frosinone, avrebbe così sbarrato la strada al suo arrivo in Calabria. «È una cosa incredibile – racconta a “Il Foglio” – ma io nel 2009 mi misi a disposizione di un progetto civico per dare una mano al mio territorio. Un’esperienza che durò due anni. Tutto qui. Una cosa che succede in tutti i paesi civili. Evidentemente hanno vinto altre logiche. Ma non c’è problema, nessun rancore. Ho il mio lavoro».
Eppure Narciso Mostarda aveva già sfiorato la Calabria quando l’allora ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, gli propose l’incarico. Mostarda ci pensò ma poi rifiutò perché – scrive Il Foglio – Zingaretti, in veste di governatore del Lazio, gli propose di sovrintendere all’apertura dell’ospedale dei Castelli. Due settimane fa, quando iniziò a circolare il suo nome, agli amici avrebbe detto: «Non è un incarico per cui si brinda a cena. Ma se me lo chiedono, non potrò dire di no».

LA NOMINA La telenovela grottesca sulla nomina del nuovo commissario della sanità calabrese avrebbe avuto un lieto fine o comunque un finale assicurato. Ma ora, dopo l’addio di Cotticelli, il flop Zuccatelli e il saluto di Eugenio Gaudio a causa di una consorte che aveva rifiutato categoricamente di trasferirsi a Catanzaro, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, pare si sia arreso, scegliendo Agostino Miozzo. Probabile che tutto si risolverà oggi quando il premier arriverà dalla Spagna.





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