SANITA’ | Illegittima la legge sulla Fondazione Campanella

CATANZARO L’agonia della Fondazione Campanella sembra non conoscere fine. Dopo anni di promesse, illusioni e vere e proprie bugie, per i pazienti e i 180 lavoratori arriva ora la mazzata…

CATANZARO L’agonia della Fondazione Campanella sembra non conoscere fine. Dopo anni di promesse, illusioni e vere e proprie bugie, per i pazienti e i 180 lavoratori arriva ora la mazzata finale. L’ex Tavolo Massicci ha infatti ordinato la revoca dell’ultima legge approvata dal consiglio regionale nel tentativo di “salvare” il polo oncologico di Germaneto. L’assemblea legislativa non avrebbe potuto – secondo l’organo interministeriale – decidere sulle sorti della “Campanella”, compito che spetta solo al commissario ad acta alla Sanità, in questo caso il generale Luciano Pezzi. Che ora, verosimilmente, avvierà le procedure per revocare la legge 17, varata all’unanimità lo scorso 7 agosto.
Un imbroglio bipartisan, quando mancavano pochi mesi alle elezioni che avrebbero rinnovato il consiglio regionale? La certezza è che la norma – che individuava la struttura catanzarese come “Centro oncologico di riferimento regionale” e ne richiedeva il riconoscimento di Irccs (Istituto di ricovero e cura di carattere scientifico privato) – non rientrava tra le competenze del parlamentino calabrese.
L’ex Massicci sottolinea infatti che, al di là delle considerazioni di merito, «la legge è stata approvata dal consiglio regionale in regime di prorogatio e, fino alla proclamazione dei nuovi eletti, con il potere di emanare provvedimenti aventi il carattere di necessità o urgenza». Poi arrivano pure le obiezioni nel merito. La principale è che «il ruolo da attribuire alla Fondazione Campanella all’interno della rete ospedaliera della regione Calabria è prerogativa del commissario ad acta». Inoltre, anche il riconoscimento del nuovo status della Fondazione sembra campato in aria. «Dal tenore letterale della disposizione – riportano i verbali del 28 ottobre e del 12 novembre dell’organo interministeriale –, non si evince agevolmente la portata della stessa, non essendo chiaro cosa debba intendersi e, soprattutto, quali effetti concreti debbano ricollegarsi all’accertamento, effettuato ex lege dalla Regione, dell’idoneità del centro oncologico a richiedere il riconoscimento del carattere di Irccs». Una procedura, quest’ultima, disciplinata punto per punto dal decreto legislativo 288 del 2003.
Pare quindi che il Consiglio abbia affrontato il destino del polo oncologico con troppa approssimazione. E l’ex Massicci, per tutta risposta, ha “invitato” Pezzi ad «avviare la procedura di rimozione dei provvedimenti in contrasto con il Piano di rientro». L’esito scontato dell’ultimo raggiro ai danni di pazienti e lavoratori.

 

Pietro Bellantoni

p.bellantoni@corrierecal.it







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