SANITA’ | I calabresi si curano fuori regione

CATANZARO L’emigrazione sanitaria continua a crescere. Sono sempre di più i calabresi che preferiscono farsi curare fuori regione. A confermarlo è l’ultimo verbale dell’ex Tavolo Massicci, secondo cui il 19%…

CATANZARO L’emigrazione sanitaria continua a crescere. Sono sempre di più i calabresi che preferiscono farsi curare fuori regione. A confermarlo è l’ultimo verbale dell’ex Tavolo Massicci, secondo cui il 19% dei ricoveri, nel 2013, è stato effettuato lontano dagli ospedali e dalle strutture sanitarie calabresi. Un dato in crescita rispetto al 2011. Ma è tutta la situazione relativa ai Lea (Livelli essenziali di assistenza) a essere fortemente critica. La degenza media che precede le operazioni chirurgiche, ad esempio, si mantiene superiore ai due giorni «e risulta, dunque, al di sopra del valore medio nazionale anche nel 2013». Quanto alla dotazione di posti letto per la riabilitazione e la lungodegenza “post-acuzie”, è pari a circa 0,6 posti letto per mille residenti.
Non c’è da stare allegri nemmeno per quel che riguarda la tempestività dei soccorsi nei casi di emergenza. Il tempo che passa tra la ricezione della chiamata da parte delle centrale operativa e l’arrivo della prima ambulanza è di 24 minuti, sei in più rispetto alla “soglia di adeguatezza” (pari a 18 minuti) individuata dal Comitato Lea. Negativi anche i dati riferiti all’assistenza territoriale. Nel 2013 la quota di anziani “curati” a domicilio è dello 0,11%, «ampiamente inferiore all‟intervallo nazionale di riferimento (maggiore o uguale a 1,8%)».
Per non parlare del numero insufficiente di posti letto nelle Rsa per anziani (inferiore a 6 per mille residenti), nonostante sia cresciuto a partire dal 2009. Così come sono inferiori al fabbisogno i posti letto nelle strutture residenziali che si occupano di assistenza psichiatrica.
Altre criticità riguardano, sempre riferite ai dati del 2013, riguardano i servizi di prevenzione, in particolare l‟area degli screening, «come si evince dalla bassa quota di residenti che hanno effettuato test di screening oncologici in programmi organizzati».
Unica consolazione: prima andava peggio. Dalla verifica dei Lea emerge infatti un «progressivo incremento» dei punteggi di riferimento, che passano da 88 a 133 nel 2012, «pur mantenendosi al di sotto della soglia di adeguatezza».

 

Pietro Bellantoni

p.bellantoni@corrierecal.it







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