Tutti i rischi del governatore

Se Ennio Morrone ha smaltito l’influenza, Franco Talarico è disposto a sloggiare e Mario Oliverio non avrà bisogno di altri alibi per cercare di “governare” la sua maggioranza, mercoledì finalmente…

Se Ennio Morrone ha smaltito l’influenza, Franco Talarico è disposto a sloggiare e Mario Oliverio non avrà bisogno di altri alibi per cercare di “governare” la sua maggioranza, mercoledì finalmente partirà la decima legislatura della Regione Calabria.

Poche le certezze della vigilia, anzi una sola: partirà malissimo. Perché si è deciso di attendere, nel solco delle peggiori abitudini politiche, l’ultimo momento prima di “stringere” sulla scelta del nuovo presidente del consiglio regionale e su quella del capogruppo. Perché si parte all’insegna dell’ennesimo record negativo: la seduta inaugurale arriva oltre quaranta giorni dopo il voto espresso dai calabresi. Perché anche in questo avvio di legislatura targata Mario Oliverio ci si ritrova davanti al riproporsi di alcune singolarità che tanto, e male, avevano caratterizzato l’avvio della legislatura targata Peppe Scopelliti.

A cominciare dal farsi strada, nella percezione di molti, del rischio di passare dal “modello Reggio” al “modello Cosenza”. Certo, Oliverio ribadisce che così non sarà, annuncia licenziamenti e dismissioni, assicura scelte meritocratiche e tagli degli stipendi ma nel contempo proliferano i “decreti” di comando (quattordici quelli firmati nella sola giornata del 31 dicembre) con il quale vengono immessi pezzi di burocrazia cosentina nel cuore della “city” catanzarese.  

Il tutto senza che attorno all’intensa attività di “decretazione” dispiegata da Mario Oliverio vi sia granché di trasparenza e compartecipazione. Così, nessuno è in grado di stabilire quanti decreti ha firmato in queste settimane il nuovo governatore e di cosa trattino. Ecco, forse sarebbe il caso di pubblicizzarli tutti, così come sarebbe il caso che quotidianamente un report informi delle attività di Oliverio. Se a questo poi aggiungiamo che quel poco che trapela non è neanche tanto coerente con la linea seguita dal Pd nella precedente legislatura, allora ecco che le inquietudini aumentano.

Perché, e questo è bene Oliverio lo comprenda subito, non è che se una porcata la faceva Scopelliti era tale e se invece la fa Oliverio diventa cosa buona e giusta.

Esempio: il 29 di dicembre, senza alcun confronto con la sua maggioranza, con il suo partito e, più in generale, con i consiglieri regionali, Mario Oliverio decide di prorogare il “Piano Casa” per ben due anni. Una decisione che non gli compete, e infatti l’assume «con i poteri del Consiglio» ma senza neanche degnare di una nota di preavviso chi del consiglio regionale fa parte, pur dovendo attendere che stia bene in salute Ennio Morrone prima di potersi insediare.

Quando Scopelliti “osò” prorogare e per un solo anno il “Piano Casa”, voluto dal governo Berlusconi per rilanciare la spesa nel settore dell’edilizia, il Pd andò sulle barricate e accusò, peraltro giustamente, Scopelliti di voler prorogare la deregulation in un settore delicato ed a rischio come quello dell’edilizia. Adesso però Oliverio fa peggio di Scopelliti e senza dare confidenza a nessuno.

Ci sarebbero, insomma, diverse ragioni per invocare una maggiore partecipazione democratica (una volta si diceva così dalle parti della sinistra) ed evitare che all’appuntamento con la prima seduta consiliare ci si arrivi con le idee confuse ed in ordine sparso.  





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto