Censore: uniformare i dipendenti pubblici con quelli privati

Una misura efficace, che non avrebbe nuovi oneri a carico della finanza pubblica e comporterebbe un miglioramento dell’efficienza e uno snellimento dell’azione di controllo. La misura, la cui dicitura è…

Una misura efficace, che non avrebbe nuovi oneri a carico della finanza pubblica e comporterebbe un miglioramento dell’efficienza e uno snellimento dell’azione di controllo. La misura, la cui dicitura è “Razionalizzazione e unificazione in capo all’Inps del servizio di controllo medico-legale relativo alle assenze per malattia dei dipendenti pubblici e privati” –, è stata esaminata in commissione Bilancio, tesoro e programmazione lo scorso 26 novembre, ancor prima che a Roma scoppiasse il caso dei vigili urbani assenti la notte di Capodanno per permessi e malattia.
La proposta punta a uniformare i dipendenti pubblici, attualmente affidati ai controlli delle Asp, con quelli del settore privato, controllati dall’Inps in caso di malattia. E prevede un risparmio di almeno 10 milioni di euro, rispetto ai 70 che gestiscono le Asp per i controlli sui dipendenti pubblici. Efficienza ed economicità, dunque.
È quanto contenuto nell’emendamento, presentato in commissione Bilancio dal deputato Pd Bruno Censore, alla legge di stabilità 2015 e che per il momento ha incassato la disponibilità del governo a valutare la sostenibilità della proposta. Adesso, dopo che il viceministro dell’Economia e delle Finanze Enrico Morando si è riservato di svolgere una verifica al riguardo, anche l’Inps spinge per una soluzione che sarebbe strutturale e unitaria sul versante della medicina fiscale.
«L’emendamento – spiega il deputato Pd Bruno Censore – non apporta nessun maggiore o nuovo onere a carico della finanza pubblica. Anzi, prevede un risparmio di almeno dieci milioni di euro, e un miglioramento dell’efficienza, dell’efficacia e uno snellimento dell’azione di controllo. Abrogando il comma 5bis dell’articolo 17 della legge n. 111 del 15 luglio 2011 e il comma 339 della legge n. 147 del 27 dicembre 2013, l’emendamento presentato al disegno di legge Ac 2679-bis (Legge di stabilità 2015) intende unificare il procedimento relativo al controllo sullo stato di salute dei lavoratori, le “visite fiscali”, oggi parcellizzate tra Asl e Inps, affidando all’Istituto nazionale della previdenza sociale la totalità dei controlli, così come indicato dal governo in risposta alle interrogazioni parlamentari 5-00143 in data 12 giugno 2013 e 3-00106 in data 4 luglio 2013 e dalla XII commissione Affari sociali della Camera dei deputati in data 27 maggio 2014».
Eloquenti i dati elaborati dalla Cgia di Mestre fa sapere che nel 2013 un’assenza per malattia su quattro (25,9%) registrata dai dipendenti pubblici ha la durata di una giornata. La quota scende di oltre la metà (11,9%) nel settore privato. «Già in sede di discussione sulla legge di stabilità 2014, il governo aveva accolto un ordine con cui si impegnava a dare attuazione a un progetto di uniformazione del procedimento relativo al controllo sullo stato di salute di tutti i lavoratori. Peraltro – prosegue Censore – la Corte costituzionale, con sentenza n. 207/2010, a seguito di ricorso promosso proprio dalle Regioni, ha stabilito che è illegittimo il comma 23, lettera e), articolo 17 del decreto-legge 1 luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge n. 102 del 3 agosto 2009, il quale dispone che le visite fiscali ai dipendenti delle pubbliche amministrazioni rientrano tra i compiti istituzionali del sistema sanitario nazionale. A seguito della sentenza, quindi, le pubbliche amministrazioni non hanno l’obbligo di richiedere gli accertamenti medico legali alle aziende sanitarie locali che avrebbero dovuto già adeguare, da tempo, la loro organizzazione, anche in termini di personale dedicato. Peraltro, i medici di controllo Inps svolgono esclusivamente l’attività de quo, a differenza dei sanitari Asl impegnati contemporaneamente in diversi compiti. Inoltre, soltanto i medici di controllo Inps sono stati dotati, da oltre un anno, delle cd valigette informatiche per la ricezione delle richieste delle visite da effettuare e la redazione – nel domicilio del lavoratore – del verbale di visita che viene trasmesso, in tempo reale, ai sistemi informatici dell’Istituto. Va poi considerato che il servizio della medicina fiscale, analizzando costi e benefici, è una voce attiva del bilancio dell’Istituto nazionale della previdenza sociale. Appare evidente che le visite fiscali costituiscono per l’Inps e per lo Stato una fonte di risparmio di spesa per indennità di malattia come si evidenzia dai dati che dimostrano che l’incremento del numero di visite di controllo fino al 2012, ha drasticamente ridotto l’assenteismo facendolo rientrare nei parametri europei. Poiché il servizio della medicina fiscale comprende oltre alle visite domiciliari anche le visite ambulatoriali agli assenti che si effettuano nei centri medico-legali, appare altrettanto evidente – conclude Censore – che unificare il procedimento relativo al controllo sullo stato di salute dei lavoratori comporterebbe un notevole incremento di efficienza ed efficacia dei controlli anche sulle voci di spesa».







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