L’aut aut del duo Censore-Mirabello

Partendo da Vibo Valentia, il caos Pd rischia di travolgere già da subito anche Catanzaro e Reggio Calabria. Alla base, certo, c’è sicuramente la forte competizione interna tra “renziani” e…

Partendo da Vibo Valentia, il caos Pd rischia di travolgere già da subito anche Catanzaro e Reggio Calabria. Alla base, certo, c’è sicuramente la forte competizione interna tra “renziani” e “diversamente renziani” ma soprattutto c’è il mancato rispetto delle regole statutarie che lo stesso Pd si è dato e che ora non riesce a imporre alla sua classe dirigente calabrese.

È il caso di tre segretari provinciali che dovrebbero essere dimissionari da mesi e invece restano attaccati alla poltrona, condividendola con quella di amministratori pubblici.

È il caso di Enzo Bruno, segretario provinciale di Catanzaro che è anche presidente della Provincia di Catanzaro e, da qualche giorno, anche dell’Unione delle Province calabresi. È il caso di Michele Mirabello, che doveva dimettersi da segretario provinciale di Vibo Valentia all’indomani della candidatura (che Statuto alla mano non poteva avere) a consigliere regionale e che invece rimane al suo posto anche dopo essere stato eletto a Palazzo Campanella. È il caso di Sebi Romeo, segretario provinciale di Reggio Calabria anche lui candidato in violazione delle regole statutaria e anche lui eletto consigliere regionale. Se possibile, poi, l’incompatibilità di Romeo diventa ancora più stridente per l’essere stato, da ultimo, anche nominato capogruppo del Pd in consiglio regionale.

A questo punto appare inevitabile l’intervento della segreteria nazionale del Pd. Anzi, assicurano che Lorenzo Guerini abbia già avviato, preso atto delle non pervenute dimissioni, le procedure per la nomina di un commissario che rimetta le cose a posto assumendo la direzione del Pd nelle province di Catanzaro, Reggio Calabria e Vibo Valentia. Un commissario che dovrebbe essere insediato già prima dell’assemblea regionale del Pd calabrese fissata per il 20 febbraio prossimo.

Fin qui l’aspetto politico dell’aspro contenzioso che dilania il Pd calabrese, con particolare riferimento a Vibo e a Catanzaro. Il perché dell’acuirsi dello scontro è presto detto: si va verso il voto a Lamezia Terme e a Vibo Valentia. Controllare le segreteria provinciale significa poter condizionare la scelta dei candidati ed ecco spiegato il braccio di ferro che, in queste ore, spinge le varie anime del Pd verso una lotta senza esclusione di colpi.  

In questo contesto Vibo Valentia è veramente un caso a parte, per come dimostra il “caso Aterp” e per come già in precedenza hanno testimoniato i trasversalismi che uniscono parte del Pd a segmenti non proprio trasparenti del centrodestra. È una vicenda già all’attenzione della Prefettura e sulla quale anche la magistratura avrebbe cominciato a dimostrare interesse. Ciò per via di una girandola di nomi che si incrociano sia sul piano della politica che su quello delle indagini giudiziarie, per passare anche attraverso gli elenchi dei professionisti reclutati dal commissario dell’Aterp vibonese con un provvedimento adottato poche ore prima che lo stesso fosse mandato a casa dal governatore Mario Oliverio.

In questo contesto trovano spazio anche episodi poco edificanti: il gossip degli uffici regionali impazza in queste ore per la chiassata fatta lunedì mattina negli uffici regionali dal deputato Bruno Censore e dal consigliere regionale Michele Mirabello, lanciati all’attacco dell’assessorato regionale ai Lavori pubblici per chiedere un intervento in favore di Antonino Daffinà, ex commissario Aterp a Vibo ed esponente storico di Udc e Forza Italia. Si pretenderebbe una copertura rispetto al provvedimento con il quale Daffinà ha avviato il reclutamento di 32 collaboratori esterni, nonostante il suo mandato fosse stato appena revocato. È singolare che un parlamentare e un consigliere regionale del Pd si mobilitino in difesa di un commissario nominato dalla vecchia giunta ed esponente del centrodestra, ma a Vibo queste “singolarità” sono ormai all’ordine del giorno. Semmai appare ancora più singolare che gli inferociti esponenti del Pd lascino gli uffici della Regione Calabria ammonendo alle «grosse difficoltà politiche» che la loro insoddisfazione potrebbe creare al presidente Mario Oliverio. Il tutto in presenza di un neoassessore ai Lavori pubblici, Nino De Gaetano, in difesa della cui nomina Oliverio ha dovuto metterci la faccia e sfidare l’aggressione mediatica. Insomma Vibo è una falsa partenza per il neoassessore De Gaetano, ma rischia di essere anche un brutto scivolone per il Pd. E non solo per quello vibonese.







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