A casa con la coda tra le gambe

Pare che la scelta è quella di far finta che non sia successo niente. Tornano a casa tutti “mogi mogi” e le bellicose dichiarazioni della vigilia, assieme ai solenni pronunciamenti…

Pare che la scelta è quella di far finta che non sia successo niente. Tornano a casa tutti “mogi mogi” e le bellicose dichiarazioni della vigilia, assieme ai solenni pronunciamenti – nessun arretramento rispetto agli interessi della Calabria –, andranno a far compagnia a quelle precedenti nel ripostiglio delle buone intenzioni che nella nostra regione la politica non si traduce mai in fatti concreti. Forse è proprio per questo che alla fine la scelta di un giovane ingegnere chimico alla guida della sanità calabrese potrebbe rivelarsi azzeccata: qui nulla si distrugge e nulla si crea, tutto si trasforma. Proprio come in una reazione chimica!
La rabbia di Mario Oliverio, che in Consiglio dei ministri ha alzato i decibel come mai accaduto prima in quelle stanze, si trasforma in pausa di riflessione. Di impugnare davanti al Tar la nomina del giovane ingegnere Scura resta solo la minaccia buttata lì a caldo.
Così, anche le preoccupazioni del segretario regionale Ernesto Magorno potranno placarsi, lasciando il ruolo del piccante soltanto al peperoncino che è simbolo della patria del leader del Pd calabrese. Magorno non è solo renziano, è anche “lottiano”, “delriano”, “gueriniano”, “boschiano” e persino “bonifaziano”. Tolto Ernesto Carbone, a Magorno del “Giglio magico” stanno bene tutti. Carbone un poco meno perché ha il peccato originale della calabresità. Eccolo il paradosso: al segretario del Pd calabrese stanno sui cabasissi solo i calabresi.
Il punto è: quanto ancora potrà protrarsi questa situazione senza le inevitabili esplosioni del malcontento che serpeggia tra quanti assistono a regole statutarie non rispettate, a scelte strategiche rinviate, ad aspettative di cambiamento vilipese e alla totale assenza di una qualsivoglia strategia politica?
Il dramma che si consuma nel Pd calabrese e che contagia anche la maggioranza che dovrebbe governare la Regione Calabria, sta proprio nelle mancate scelte. Non siamo alla critica delle decisioni prese, siamo alla rabbia davanti a una situazione di stallo dove le decisioni qui non vengono assunte e fuori le si assume facendole passare, tutte e regolarmente, sulla testa dei calabresi e sugli interessi della Calabria.
La sanità è solo il caso più eclatante, ma non è che sul porto di Gioia Tauro stiamo messi meglio: abbiamo ancora un vecchio commissario mantenuto lì senza titoli e oltre ogni termine massimo. Eppure nessuno muove un dito.

Abbiamo un commissario per l’emergenza idrogeologica che parla siciliano e le Procure di mezza Italia che vanno a sequestrare gare e cantieri, aggiungendo così all’emergenza idrogeologica quella criminale. Ma anche una giunta regionale monca e una burocrazia acefala, ed ecco che il quadro è completo.
E per favore, i nostri irascibili interlocutori politici si risparmino la dietrologia e l’insofferenza rispetto a queste critiche: non è che un fatto se non finisce sui media non esiste o non produce effetti!





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