Soverato, anche D’Alema sdogana la lista “trasversale”

SOVERATO Dopo l’approvazione ricevuta da Mario Oliverio nei giorni scorsi, la lista “Progetto Democratico – PD-Oltre” che concorre alle elezioni amministrative di Soverato, oggi ha ricevuto anche la benedizione di Massimo…

SOVERATO Dopo l’approvazione ricevuta da Mario Oliverio nei giorni scorsi, la lista “Progetto Democratico – PD-Oltre” che concorre alle elezioni amministrative di Soverato, oggi ha ricevuto anche la benedizione di Massimo D’Alema, giunto nella cittadina ionica per dare il suo sostegno politico a Giulio Moraca, il candidato sindaco a capo della coalizione.
Per capire meglio il significato della visita di D’Alema, però, è necessario un passo indietro, ripercorrendo le vicende che hanno portato alla costruzione del sodalizio elettorale che tanto scalpore sta destando non solo a Soverato, ma anche sulle pagine di cronaca politica di tutti i giornali regionali.
La lista, che reca nel proprio simbolo il vessillo del Partito democratico, è la risultante di un accordo trasversale tra ex esponenti storicamente della destra e del centrodestra soveratese e la sezione locale del partito principale del centrosinistra. Alla guida della coalizione c’è, Giulio Moraca, di professione avvocato, che non ha mai preso la tessera del Pd. Eppure il candidato sindaco è lui anziché Giuseppe Pipicelli, già vicesegretario del circolo cittadino dem, che poche ore prima della presentazione delle liste aveva fatto un passo indietro. A suo sostegno c’è Francesco Severino, segretario del circolo cittadino del Pd e unico candidato democratico. Poi ci sono tanti ex Pdl, ex Udc, ex Fratelli d’Ialia, ex An, la maggior parte di essi uomini e donne di fiducia di Raffaele Mancini, medico ed ex sindaco Pdl di Soverato del 2001 al 2010.

Insomma, un pout-pourrì per tutti i gusti che però non sembra disturbare D’Alema. Forse non conosceva bene i dettagli, ma prima di incontrare il centinaio di persone che lo attendevano, l’ex premier ha spiegato: «Io penso che a livello comunale si formino coalizioni civiche e che le persone si ritrovano attorno ad obiettivi concreti. Credo sia normale che si creino delle aggregazioni vaste, d’altronde le elezioni comunali puntano a rappresentare la maggioranza dei cittadini. I partiti si mettono assieme agli altri, ai cittadini, alle associazioni: questo appartiene alla normale dialettica della vita delle nostri amministrazioni comunali. Se ci fossero sempre e soltanto elezioni politiche, sarebbe una noia».

Niente di strano, quindi, che sotto il cappello del Partito democratico, ci sia la destra e solo quella. E non c’è niente di strano se di destra non ci sia quasi traccia tra le liste concorrenti: in fondo, se sono confluiti quasi tutti nel “Progetto Democratico”, è normale che non abbiano avuto la forza di costruire un’altra lista.

Ma l’incontro di oggi, introdotto dal sindaco di Satriano Michele Drosi, uno dei più convinti sostenitore della “linea trasversale”, è servito soprattutto per provare a mettere una pezza a tutte le critiche piovute sul Pd locale dopo lo scoppio del “caso Soverato”. Tutte le giustificazioni addotte, bisogna dirlo, sono sembrate però un po’ deboli: «La lista che abbiamo costruito – ha chiarito Drosi – ha al suo interno persone di centrosinistra e persone che alle scorse primarie hanno sostenuto fortemente la candidatura di Mario Oliverio. Questa è la verità, tutto il resto è gossip politico. La realtà ci dice che dopo oltre un ventennio – in una cittadina storicamente di centrodestra – il centrodestra non ha una sua lista e quindi c’è una grande fetta di elettorato in libera uscita».

Dura, forse durissima per D’Alema digerire una dichiarazione del genere. Avrà probabilmente fatto ricorso a tutta la sua esperienza e al suo aplomp politico per non inorridire visto che la sua posizione su temi analoghi a livello nazionale era tutt’altro che in linea con quanto sostenuto da Drosi. Basti pensare – ad esempio – alla sua posizione sulla partecipazione di elettori di centrodestra alle primarie nazionali del 2012.

La notizia – ovvero una spiegazione più credibile di quella fornita da Drosi – però, l’aveva fornita qualche minuto prima Francesco Severino nel suo intervento. Bisogna leggere tra le righe delle parole, ma il significato appare chiaro: «Se il Pd perde a Soverato, a Vibo Valentia, a Davoli e in tutti gli altri paesi dove si vota, Oliverio si indebolisce». Come per magia, quasi incredibilmente, tutti i tasselli erano così andati al loro posto: ecco spiegato perché il governatore della Regione Calabria ha accolto a braccia – letterlamente – aperte Raffaele Mancini qualche sera fa a Palazzo Alemanni. Opportunità elettorale e nulla più: bisognava costruire una lista che potesse contare sul sostegno di chi i voti li ha sempre presi a Soverato perché Soverato è un Comune strategico. I voti non puzzano, in sostanza. In attesa di capire quali siano gli eventuali accordi sottostanti perché nell’area del basso ionio catanzarese si giocheranno diverse partite: dal depuratore al porto, passando per la sanità e il futuro dell’ospedale locale.

 

Alessandro Tarantino
a.tarantino@corrierecal.it





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