La missione (segreta) di Mario a Ginevra

Dite a Franco Iacucci di sollecitare Gaetano Pignanelli perché informi il governatore Mario Oliverio del fatto che alle tante ansie dei calabresi se ne è aggiunta una nuova che solo…

Dite a Franco Iacucci di sollecitare Gaetano Pignanelli perché informi il governatore Mario Oliverio del fatto che alle tante ansie dei calabresi se ne è aggiunta una nuova che solo lui può aiutare a superare. In Calabria, in fatti, sono tutti ansiosi di sapere quali «impegni istituzionali» hanno portato a Ginevra, in Svizzera, il nostro governatore e che risultati ha prodotto la sua missione, organizzata così urgentemente da non consentire la presenza del suo fotografo personale.

Sappiamo della presenza di Oliverio a Ginevra per una forse incauta nota dell’ufficio stampa del governatore che, affrettandosi a dire della «soddisfazione, emozione ed anche un pizzico di orgoglio» che hanno seguito la notizia della vittoria di Fabio Curto nel concorso “The Voice of Italy”, ha anche aggiunto: «Queste le sensazioni espresse a caldo dal presidente della Regione Mario Oliverio, appena appresa, a Ginevra, dove si trova per impegni istituzionali, la notizia».

Sappiamo anche che già da qualche giorno il governatore è rientrato in Calabria, ci asteniamo dal dire della “calorosa” accoglienza che gli hanno tributato i passeggeri del volo Roma-Lamezia partito in ritardo proprio per attendere l’illustre passeggero (a scanso di equivoci vi sono le solite riprese con i telefonini se qualcuno avesse voglia di approfondire o costringere all’approfondimento). Nulla si sa, invece, delle ragioni di un viaggio a Ginevra e dei risultati di quel viaggio. La curiosità è lecita, per i cronisti che non hanno ancora rinunciato a ragionare con la loro testa, perché da qualche anno sembra diventato una sorta di pellegrinaggio laico quello dei governatori calabresi: appena eletti vanno a Ginevra.

Il predecessore di Oliverio, Peppe Scopelliti, lo fece il 5 luglio del 2011 ma gli va riconosciuto che non mancò la trasparenza attorno a quel viaggio. Annunciò che ci andava, in compagnia della sua vice, Antonella Stasi, per incontrare l’armatore Gianluigi Aponte che a Ginevra ha la sede del suo impero navale e della sua Msc. Prima di arrivare all’abbraccio con la famiglia Aponte, Scopelliti fece scalo a Roma per una riunione presieduta dal ministro Altero Matteoli, presenti il presidente dell’autorità portuale di Gioia Tauro, Giovanni Grimaldi, ed i rappresentanti della Medcenter e dei sindacati Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Sul, oltre ai sottosegretari Aurelio Misiti e Antonio Gentile. Si ottenne, quel giorno, la cassa integrazione speciale per circa 500 lavoratori. Con quella dote, Scopelliti proseguì per Ginevra con lo scopo di incontrare il patron di Msc Aponte per «verificare di persona la disponibilità della compagnia italo-svizzera di investire nel porto di Gioia Tauro».

Due giorni più tardi, Scopelliti tenne una delle sue conferenze stampa oceaniche e disse che Gianluigi Aponte lo aveva ricevuto con ogni onore, accompagnato dal figlio e dal genero. Disse che il colloquio era stato “franco” e anche “patriottico”, perché Aponte è originario di Salerno e il “Tricolore” lo tiene nel cuore anche se preferisce la Svizzera per la sua residenza e la collocazione delle sue imprese. Convenevoli a parte, Scopelliti riferì che aveva chiesto al re del transhipment se intendeva aumentare il suo impegno a Gioia Tauro. «Sono stato diretto ed ho avuto risposte chiare e dirette», assicurò Scopelliti che nel merito precisava: «Aponte vuole aumentare la sua operatività a Gioia Tauro ma pone due condizioni, la prima è la richiesta di un contributo economico, la seconda invece riguarda l’impegno delle maestranze a migliori performance». Siamo alle solite, la colpa è sempre degli operai: «Aponte sostiene che negli altri porti in un’ora la media dei container movimentati è di 30, a Gioia Tauro non si va oltre i 25”. Segue un sermone di 43 minuti e solo alla fine a Scopelliti sfugge la verità: «Occorre, come precondizione, un investimento strutturale che consenta  l’integrazione con il trasporto ferroviario». E qui Scopelliti sputa il rospo: «Il problema sono i quattro miliardi che servono per realizzare la mega-galleria ferroviaria all’altezza di Sapri. Senza  di quella non è possibile l’alta capacità e non è possibile rendere competitivi i tempi. Con quella galleria si risparmiano 35 minuti e i tempi per Aponte sono determinanti». E c’era bisogno di scomodare gli operai, che avranno pure qualche colpa, per dire con chiarezza che fin quando Gioia Tauro resta una magnifica opera scollegata dal resto d’Europa non avrà forza attrattiva? Ma almeno Scopelliti della sua missione ci ha raccontato (quasi) tutto. Doveva essere, quello, solo l’avvio di un tavolo ma nei fatti non vi fu alcun seguito.

E torniamo, caro Franco Iacucci, ai giorni nostri ed agli «impegni istituzionali» che oggi hanno portato Mario Oliverio a Ginevra. Ovviamente non riteniamo minimamente che anche Oliverio sia andato a vedere il grande mappamondo con le bandierine sui porti controllati dalla famiglia Aponte, ampiamente illustrato in conferenza stampa da Scopelliti. Sarebbe grave scoprire che anche in questo Oliverio imita il suo predecessore. E tuttavia a Ginevra oltre alla famiglia Aponte e alla sede della Msc ci vengono in mente solo altre due sedi istituzionali: quella dell’Onu e quella della Croce rossa internazionale. Ecco, in mancanza di dettagli, togliete almeno quest’ansia ai calabresi, convincete Oliverio a dire che non siamo ancora arrivati al punto da affidarci alla Croce rossa internazionale.

direttore@corrierecal.it







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