Irto è il nuovo presidente del consiglio regionale

REGGIO CALABRIA Nicola Irto in Paradise (dal titolo del brano del suo gruppo preferito, i Coldplay). Il 33enne reggino è il nuovo presidente del consiglio regionale. È il secondo più giovane…

REGGIO CALABRIA Nicola Irto in Paradise (dal titolo del brano del suo gruppo preferito, i Coldplay). Il 33enne reggino è il nuovo presidente del consiglio regionale. È il secondo più giovane inquilino dell’Astronave, dopo Giuseppe Scopelliti (che aveva 29 anni al momento dell’elezione). Basta una sola votazione per scegliere il successore di Antonio Scalzo, anche grazie all’appoggio, incerto fino alla fine, di Ncd. In tutto, l’ex consigliere comunale di Reggio ottiene 23 voti, due in più rispetto a quelli necessari per l’elezione al primo turno. La nuova giunta regionale, alla prima presenza in aula, assiste alla ritrovata compattezza del centrosinistra. Che su Irto ha fatto fronte comune, dopo settimane di tensione e mal di pancia.

Il neo presidente ha dedicato la sua elezione ai lavoratori, ai precari, ai malati e ai più deboli. «La Calabria deve diventare una regione autonoma, in grado di produrre da sola le proprie risorse. Deve diventare una terra normale, dove l’interesse generale sia finalmente al centro dell’attività delle istituzioni». Irto ringrazia anche Scalzo, le cui dimissioni sono frutto di «una visione lucida che ha aiutato la Regione a superare questa fase».
Le potenzialità della Calabria – continua – sono enormi. Per la sua messa in moto ci serve aiuto, dobbiamo chiedere sostegno al governo, e il presidente Oliverio lo sta già facendo. Si può questuare, oppure si può lavorare per risolvere i problemi interni della Calabria, spingendo avanti il carattere delle nostre scelte. Dobbiamo fare per intero la nostra parte e chiedere al governo di fare della Calabria un’opportunità per l’intero Mezzogiorno. Oggi serve uno sforzo strategico, serve una terapia d’urto. La maggioranza ha il dovere di governare ma tutti sono chiamati a sollecitare il processo necessario per salvare la Calabria. In quest’aula servono discussioni nel merito dei problemi. Io sarò garante meticoloso dei diritti dei consiglieri, dal cui lavoro dipende il rispetto dei diritti dei calabresi. Nella Calabria che vogliamo costruire non c’è spazio per la ‘ndrangheta e per l’illegalità. Liberarsi significa soprattutto modificare le occasioni delle condizioni che le fanno proliferare. La Calabria deve essere liberata con uno scontro politico che tolga ossigeno al fenomeno».  

 

IL COMMIATO DI SCALZO Prima di lasciare spazio a Irto, Scalzo ha tracciato un bilancio dei suoi otto mesi alla guida di Palazzo Campanella. «La mia esperienza da presidente si conclude in largo anticipo in ragione di una mia scelta personale e politica. La decisione di lasciare la presidenza è scaturita dalla riflessione sulla situazione attuale e da un senso di responsabilità politica». 
Nessuno, spiega Scalzo, ha chiesto le sue dimissioni, «ma non avrei potuto consentire di essere considerato un ostacolo per il rilancio di un’azione di buon governo. Sono un uomo di partito e prima ancora un cittadino che non può abdicare al suo senso di responsabilità». 
Un passaggio è dedicato all’indagine Rimborsopoli, da cui sono scaturite le dimissioni: «Ogni membro delle istituzioni deve rispettare il lavoro della magistratura. La vicenda che mi ha coinvolto ruota attorno alla gestione dei fondi dei gruppi, che sono stati rendicontati in maniera puntuale e nel rispetto del regolamento del Consiglio e del partito. Sono convinto che la mia vicenda sarà chiarita». 
Il presidente uscente ricorda la «parola d’ordine» di questi suoi mesi al timone dell’Astronave: «Sobrietà», raggiunta attraverso «la riduzione dei costi di missione, di rappresentanza e dei patrocini», il taglio del budget dell’intero Consiglio, arrivato a 58 milioni, la rotazione dei dirigenti e le modifiche normative sul personale. 
Finisce una storia, ne inizia un’altra. Al termine del suo intervento, Scalzo viene raggiunto dall’applauso dei consiglieri regionali. Tutti in piedi gli esponenti del centrosinistra. L’ormai ex presidente seguirà il resto della seduta lontano dall’aula. La scelta di Scalzo, commenta il governatore Oliverio, «ci consente di aprire una nuova stagione, così come richiesto dai calabresi». Il presidente della Regione difende anche la decisione di comporre la giunta di soli membri esterni. «Non ho mortificato il Consiglio, ne ho invece esaltato la funzione. È la scelta che in questa fase è rispondente ai bisogni della Calabria e in grado di fermare l’antipolitica montante. In questo modo la politica dà un chiaro segnale di discontinuità senza la volontà di mortificare le energie di questo Consiglio». Oliverio è convinto che le vicende degli ex assessori Guccione e Ciconte, coinvolti nell’inchiesta sui gruppi consiliari, «sarà certamente chiarita».     

 

IL DIBATTITO Era forse l’intervento più atteso. Ma Carlo Guccione delude le attese di chi sperava in una nuova polemica e fa “pace” con Mario Oliverio. Poche parole, a dimostrare che la guerra è finita: «La nuova giunta va sostenuta», perché «un suo fallimento rappresenterebbe una sconfitta di tutta la nostra esperienza governativa». Guccione, però, stigmatizza «il garantismo a corrente alternata» del suo stesso partito. E ricorda quando, prima della scelta di Scalzo (già coinvolto in un’indagine sugli appalti Arpacal), il Pd aveva affrontato, assieme al segretario Magorno, la questione delle candidature per gli indagati. «In quell’occasione – ribadisce Guccione – io sostenni la necessità di andare fino in fondo». Una chiara allusione, questa, anche alla sua situazione di assessore non riconfermato dopo l’inchiesta sui fondi illeciti ai gruppi.
Il dibattito sulle dimissioni di Scalzo è comunque l’occasione per una guerriglia – forse una delle poche in questi primi mesi di legislatura – tra le forze di centrodestra e la maggioranza. E a tenere banco non è solo il passo indietro dell’ex presidente del Consiglio. Ad aprire le ostilità è Fausto Orsomarso (Misto): «Se l’“alto profilo” di cui si è parlato in questi giorni è rappresentato dalla non partecipazione alla vita politica, Oliverio è il meno adatto a rappresentare la Regione, in virtù dei suoi numerosi incarichi politici che hanno avuto inizio negli anni 80». «Ancora oggi il Pd – ha continuato Orsomarso parlando della nuova giunta – fa le proprie scelte fuori dalla Calabria. Una regione commissariata come commissariato è lo stesso Oliverio, debole nel difendere le proprie scelte. Mi auguro che il governatore non riceva mai un avviso di garanzia, altrimenti sarà costretto a rassegnare immediatamente le sue dimissioni».
Nazzareno Salerno usa parole urticanti: «Stiamo celebrando il funerale della politica. Per fortuna non si può eleggere un presidente del Consiglio esterno, altrimenti lo avremmo avuto». Il riferimento, ancora, è alla nuova giunta. «È assurdo – continua l’esponente di Forza Italia – che per un avviso di garanzia si mandi a carte e 48 l’impegno di persone come Scalzo, Guccione e Ciconte. La politica non può scappare di fronte a una situazione del genere».  

 

LA DIFESA DI GRECO Inaspettatamente, a prendere le difese del governatore è Orlandino Greco, che pure era stato molto critico nelle ultime settimane rispetto alla scelta di nominare solo assessori esterni: «La politica finisce – dice in risposta a Salerno – quando si coglie l’occasione delle dimissioni di Scalzo per attaccare Oliverio e la sua giunta. Dobbiamo ritornare alla politica rispettando le istituzioni e senza infingimenti».
Cannizzaro (Cdl) segue la retorica di Salerno, con qualche modifica: «Il funerale che si sta celebrando oggi è quello del Pd, non della politica. Noi non abbiamo respinto le dimissioni di Scalzo, gli abbiamo solo chiesto di continuare il suo impegno istituzionale. Il centrosinistra ha invece scelto di mortificare ancora una volta questa assemblea». 
A parere di Cannizzaro, più che Irto, Pd e centrosinistra avrebbero dovuto fare un’altra scelta: «Valorizzare l’unica donna in Consiglio», Flora Sculco. Ed è proprio la consigliera di Calabria in rete a calare il carico da 90 sulla sua stessa maggioranza: «Le cose non vanno bene, così come tutti ci aspettavamo all’inizio della legislatura. Si fa fatica a fare squadra tra nord, sud e centro della Calabria. Quando tutto viene trasferito fuori regione, le conseguenze non possono che deludere». Ma Irto, continua Sculco, è comunque la persona giusta per proseguire il lavoro di Scalzo: «Mi affido a lui per il rilancio dell’attività del consiglio regionale». 
A ratificare l’appoggio di Ncd a Irto arrivano, infine, le parole del capogruppo Giovanni Arruzzolo: «Farà bene il suo lavoro». 
La nuova stagione dell’Astronave può avere inizio.  

 

Pietro Bellantoni

p.bellantoni@corrierecal.it





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