Sacal, pagano i calabresi ma gestiscono pochi “vip”

LAMEZIA TERME Gli amministratori della Sacal, che giova ricordare è una struttura a capitale prevalentemente pubblico (66%), si inquietano quando sono oggetto di accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria, immaginarsi quanto…

LAMEZIA TERME Gli amministratori della Sacal, che giova ricordare è una struttura a capitale prevalentemente pubblico (66%), si inquietano quando sono oggetto di accertamenti da parte dell’autorità giudiziaria, immaginarsi quanto diventano irascibili se a muovere una critica è la stampa, almeno quella non allineata. La levata di scudi contro il cronista reprobo si basa su alcun punti di “forza”: bisogna avere rispetto per chi ha investito soldi propri; occorre tenere conto delle pesanti eredità del passato; i numeri danno ragione agli attuali amministratori; i servizi offerti sono cresciuti e in linea con gli standard dei migliori aeroporti europei.
Partiamo da quest’ultima affermazione che troverebbe una prima sublimazione nella pomposa “carta dei servizi” sottoscritta da Sacal e che annota anche la presenza di «un’esclusiva sala Vip, al piano superiore dell’aerostazione, riservata ai “frequent flyer” Alitalia e ai possessori della “Brutium Card”. La sala è attrezzata con tutti i comfort e servizi, inclusa una postazione per il check-in. In essa è possibile conversare comodamente e ristorarsi con soft drinks, collegarsi a Internet e guardare la Tv».
Ma cosa è una “Brutium card”? Come la si reperisce? Quante ve ne sono in circolazione? Chi e come le rilascia? La trasparenza della Sacal si ferma un attimo prima di questi interrogativi, se volete provare ad andare oltre ricorrendo a Internet, troverete che l’unica “Brutium Card” conosciuta al mondo di Google è quella rilasciata da una “Palestra di arti Marziali” con sede a Lamezia Terme. È roba da vip? Non proprio visto che alcune organizzazioni internazionali, ad esempio quella leader nel mondo, la Priority Card, inserisce lo scalo lametino nell’elenco dei servizi offerti ai suoi soci e per fornire questo servizio paga una non indifferente quota alla Sacal. Accade che utenti della Priority continuamente segnalino la chiusura della “esclusiva sala” senza alcun avviso alla clientela o, peggio, la trovino affidata al volontariato di altri passeggeri. Quando comunque capita che sia in funzione non segue gli orari dell’aeroporto ma quelli che fanno comodo a chi gestisce il personale, in ogni caso alle 20 chiude, anzi alle 19,45 perché entro le 20 occorre “fare le pulizie”.
E va bene, è roba da Vip, chissenefrega (non è proprio così se il servizio non è gratuito).
In compenso è attivo, annuncia la pomposa carta dei servizi, un avviatissimo «Shopping center, aperto ogni giorno dalle 8 alle 20, sia nella zona pubblica dell’aerostazione, sia nelle sale d’imbarco. Le aree commerciali offrono – recita l’autocelebrazione Sacal – una selezione di diversi negozi, a cominciare da quelli dedicati al “made in Calabria”, dalla produzione enogastronomia, che vanta tipicità straordinarie e prodotti d’eccellenza, alle creazioni di artigianato locale, gioielleria e argenteria. Completano l’offerta commerciale negozi di abbigliamento e accessori, una profumeria, un punto per la telefonia, una parafarmacia, una libreria specializzata in volumi sul turismo e museali, una rinomata pasticceria/gelateria e due edicole, che presentano anche novità librarie e articoli per fumatori». Peccato abbiano dimenticato di menzionare anche una fornitissima sala per il gioco d’azzardo, anche questo si trova negli spazi dell’aerostazione e la rende, in questo caso davvero, quasi unica al mondo.
Come verificare che tutto questo ben di Dio di servizi e soprattutto la proverbiale affabilità del personale sia sempre all’altezza della tradizione Sacal? I nostri amministratori ci hanno pensato: «Per promuovere il miglioramento e prevenire eventuali disservizi, Sacal effettua ripetuti monitoraggi sulle performance proprie e degli altri soggetti aeroportuali, verificando il raggiungimento degli standard di servizio pubblicati. Inoltre, Sacal effettua una serie di interviste ai passeggeri, per sondarne la soddisfazione e ricevere informazioni e suggerimenti per un servizio più aderente alle esigenze dei clienti».
Alzi la mano chi non è stato almeno una volta “intervistato” dagli addetti della Sacal e ha potuto dire quanto felice era del trattamento riservatogli. Centinaia e centinaia di interviste, assicura la Sacal, almeno settecento interviste ripetute per almeno due volte ogni anno. Ed è «sulla base di un’analisi approfondita dei risultati ottenuti e di azioni di benchmarking con le migliori realtà aeroportuali italiane ed europee» che «vengono formulate e adottate misure atte a influire positivamente sui fattori di qualità e quindi sulla soddisfazione dei clienti». Peccato che sul sito non vi sia traccia di nessuno dei report redatti sulla base di questi dettagliati accertamenti. Colpa dell’Unità di gestione, costituita con ordinanza della direzione aeroportuale, proprio per «verificare l’applicazione della carta dei servizi e la soddisfazione dei passeggeri». E dire che tale Unità di gestione «include rappresentanti della direzione, di Sacal, del Comitato utenti e dei vettori. Nessun nome, solo sigle. Peccato, sarebbe stato bello sapere chi siede nella Società di gestione, incarico che, siamo certi, svolgerà non solo con scrupolo ma anche gratuitamente. O no? Perché se ci fosse anche solo un gettone di presenza o un rimborso spese, allora tutto comincia a essere più difficile visto che «l’Unità di gestione è preposta alla verifica di rispondenza fra i livelli qualitativi rilevati e quelli “promessi” nelle Carte dei servizi redatte dalla Società di gestione Sacal, nonché, per quanto riguarda i servizi “essenziali”, con i rispettivi limiti inferiori stabiliti per l’aeroporto di Lamezia Terme» attraverso il suo Regolamento aeroportuale. Ben per questo
«l’Unità di gestione della Carta dei servizi ha diritto di accesso alla documentazione tecnica elaborata dal Gestore, sulla cui base vengono computati gli indicatori di qualità e gestiti i reclami, ai fini della valutazione della correttezza delle metodologie utilizzate e della congruità dei livelli qualitativi effettivamente prestati con quelli promessi nelle Carte dei servizi e con i requisiti qualitativi minimi di scalo».
E veniamo a chi mette i soldi.
Nel luglio appena trascorso, Vito Riggio, presidente dell’Enac, ha convocato a Roma i rappresentanti di tutte le società che gestiscono aeroporti per fare il punto sugli investimenti in cantiere per migliorare le strutture aeroportuali gestite. È emerso che la Calabria ha in cantiere investimenti per 71 milioni di euro spalmati proporzionalmente sui tre aeroporti. Di questa montagna di soldi solo un milione è in carico agli investitori privati, tutto il resto sono soldi pubblici che arrivano tramite Pon Trasporti, Por e Fesr. Emerge anche un dato: tra gli aeroporti che non hanno ancora fatto pervenire all’Enac i rispettivi “Piani d’intervento” c’è Lamezia Terme, nonostante sia stata sollecitata a farlo: l’ultimo sollecito è arrivato nel settembre 2014.
Del resto è lo stesso presidente della Sacal, Massimo Colosimo, ad ammettere che i privati sono in ritardo. Lo fa indirettamente quando, nel giugno scorso, in sede di approvazione del bilancio, dopo la solita autocelebrazione («È stato un anno particolarmente intenso per la nostra azienda che ha messo in campo tutte le energie per portare a compimento con determinazione e rigore gli obiettivi prefissati») richiama l’attenzione dei soci sulla «necessità di incrementare il capitale sociale, un’urgenza dettata dalla normativa che impone agli azionisti la sottoscrizione dell’aumento di capitale, in proporzione delle quote possedute, per il mantenimento della concessione di gestione aeroportuale ma anche per lo sviluppo e la competitività dello scalo».

 

sacal

 

E comunque è bene fare chiarezza su chi mette i soldi e quanti ne mette. Allo scopo nulla è più chiaro dello schema fornito dall’Enac sulla compagine sociale della Sacal. Lo riproduciamo a compendio di questo reportage. Se lo studino Mario Oliverio, Enzo Bruno, i fratelli Abramo, il nuovo sindaco di Lamezia Terme e quanti rappresentano enti pubblici e nominano in propria rappresentanza i possessori di pacchetti aziendali che mai superano l’uno per cento.
Allo stato i soldi li mettono i calabresi… ma non li amministrano loro.







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