Regione, consigli (non richiesti) per le nuove nomine

La delibera di Raffaele Cantone con la quale è stata inibita ai componenti della trascorsa giunta l’adozione di provvedimenti di nomina dirigenziale tiene banco ovunque. Preoccupa e fa gioire a…

La delibera di Raffaele Cantone con la quale è stata inibita ai componenti della trascorsa giunta l’adozione di provvedimenti di nomina dirigenziale tiene banco ovunque. Preoccupa e fa gioire a seconda del punto di osservazione. Più precisamente, se a leggerla è un organismo politico ovvero commissariale, che pare fregarsi le mani di nascosto. Incupisce chi non sa che pesci prendere impaurito dalle responsabilità “erariali” minacciate, conseguenti alla delibera dell’Anac che, dichiarando nullo il provvedimento di nomina di Santo Gioffrè, mette a rischio l’esistenza dei provvedimenti dal medesimo assunti e dei contratti conclusi.

Sta di fatto che la Regione vive uno stato di impasse. Su cosa fare in relazione al provvedimento dell’Autorità nazionale della corruzione, arrivando a pensare di fare la guerra su vizietti formali. alcuni dei quali appaiono anche fantasiosi. Sulle attese nomine dei direttori generali delle Asp e delle Ao/Aou e dei direttori generali & C, che costruiranno l’ossatura della gestione regionale. In proposito, i pretendenti scalpitano impazienti. 

Insomma, la Regione è divenuta il simbolo della più inutile preoccupazione, fondata sull’assurdità di supporre che ciò che conta è chi fa le nomine e non il valore dei nominati.

Tutto questo è la fotografia dell’esistente. Il problema, a mio avviso, è un altro. Invero, molto più preoccupante del primo. È quello di capire a chi spetta fare le nomine. Un antico problema irrisolto che ha portato nella nostra Regione a supporre l’adozione di un provvedimento che più ibrido non si può. Meglio una fantasiosa sequela procedimentale. Una delibera della giunta, una ratifica del commissario ad acta e un provvedimento di nomina del presidente, forse cofirmato dal commissario. A ben vedere un iter messo su per non scontentare alcuno: Scopelliti che esercitava entrambi i ruoli; Pezzi che non aveva presidente! Non credo che sia così. 

Al riguardo, ha fatto male Cantone a non rilevare l’anomalia anche relativamente alla nomina del commissario straordinario dell’Asp di Reggio Calabria e di tutte le altre aziende calabresi. 

La normativa che sancisce la sostituzione degli organi regionali – fatta eccezione che per il Consiglio nella sua funzione legislativa – con un commissario ad acta nominato dal governo impone una riflessione, allo stato assente sui tavoli che decidono. Di conseguenza, alla giunta e al presidente viene interdetto (in questo e tutti gli altri casi) l’esercizio delle competenze in materia sanitaria, (Consulta docet). Ciò in quanto la struttura regionale, di estrazione politica, è presuntivamente ritenuta incapace di gestire il riconosciuto stato di deficit economico-finanziario e funzionale che l’ha condotta nel 2009 al commissariamento. Uno stato emergenziale reiterato per altri due anni e chissà fino a quando ci sarà. Quindi, non si comprende come si possa ancora concepire che a tali organi (giunta e governatore) – sostituiti a mente della Costituzione per “la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali” (i Lea) – venga riservata la nomina di chi la sanità andrà a gestire concretamente. Meglio, ad ucciderla ulteriormente (così come accaduto sino ad oggi) ovvero a salvarla finalmente dal suo stato comatoso.

Dunque, checché se ne pensi, spetta al commissario l’adozione di tutti i provvedimenti, amministrativi e regolamentari, spettanti ex lege alla giunta e al presidente. Ciò in quanto sostituiti dal sostituto governativo (Corte costituzionale dixit). Certo, questo sarà un vero problema per la politica, che non potrà vantare e chiedere ai nominati ciò che suole pretendere. Sarà un vulnus per la rappresentatività democratica. Sed lex dura lex!

A proposito dei manager nominandi, dovrebbe essere ineludibilmente applicata una regola: la naturale esclusione di tutti coloro che hanno condotto con le loro gestioni trascorse la Calabria al disastro e, quindi, al commissariamento. Le precedenti esperienze direzionali sono un handicap e non già un titolo preferenziale, in quanto complici del disastro sfociato nel commissariamento.

A proposito di quest’ultimo, occorrerebbe che la politica vi rimediasse, offrendo certezza e prova al governo nazionale di un governo regionale rinsavito e capace di fare bene da sé.

*Docente Unical







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