Un buco di 120 milioni nel Bilancio regionale

CATANZARO Il bilancio regionale 2014 è stato dichiarato parificato dalla sezione regionale della Corte dei Conti. Al termine dell’udienza tenutasi nella mattinata di venerdì, i magistrati contabili hanno così licenziato…

CATANZARO Il bilancio regionale 2014 è stato dichiarato parificato dalla sezione regionale della Corte dei Conti. Al termine dell’udienza tenutasi nella mattinata di venerdì, i magistrati contabili hanno così licenziato il bilancio regionale approvato lo scorso luglio e riferito all’ultimo anno della gestione Scopelliti-Stasi. Un bilancio ricco di criticità, dal quale è emerso un profilo che la stessa Corte non ha esitato a sottolineare e relativo ad un vero e proprio buco di bilancio pari a non meno di 120 milioni di euro: 32 provenienti da debiti fuori bilancio non conteggiati e per i quali non esiste una copertura finanziaria, gli altri 88 dovuti ad una modifica normativa sulla valutazione contabile delle cosiddette anticipazioni di liquidità inquadrate nell’articolo 3 del decreto legge 35/2013 in tema di spese sanitarie.
Una valutazione che è una dura attestazione degli errori amministrativi operati negli ultimi anni a cui lo stesso Oliverio, nel corso del suo intervento davanti alla Corte, non ha risparmiato critiche e proponendo il cambio di impostazione amministrativa voluto della sua giunta: «Alla giunta pare che dal giudizio della Corte emerga con evidenza un primo problema dell’amministrazione regionale, che è di natura organizzativa prima e oltre che contabile. Intendo riferirmi alla necessità che l’azione dei singoli dipartimenti sia costantemente coordinata nella consapevolezza del fatto che le uscite della Regione non possono che trovare fondamento in una corretta gestione delle entrate. Questo è un punto cruciale che la giunta ha preso subito in carico, imponendo modalità operative e gestionali caratterizzate dalla costante collaborazione e dal confronto tra i dipartimenti, in particolare istituzionalizzando l’obbligatorietà della valutazione in pre-giunta, da parte di tutti i dirigenti generali, delle delibere presentate all’approvazione formale della giunta. Tale azione di coordinamento preventivo riguarda anche materie evidenziate dalla Corte, come quelle relative ai pignoramenti e ai contenziosi».

 

{youtube}7tYbI3FO_8A{/youtube}

Il governatore non ha poi potuto fare a meno di porre l’accento sulle difficoltà economiche e finanziarie dell’Ente che discendono da scelte e legacci burocratico-legali che frenano le possibilità di spesa della Regione stessa: «La Regione Calabria ha subìto negli anni passati la sospensione dei pagamenti da parte dell’Unione per l’esistenza di criticità di vario genere nel sistema di gestione e controllo dei fondi comunitari. Ora, però, essendo state superate tali criticità, la Commissione europea (Decisione n. 2299 C(2015) del 31 marzo 2015) ha ufficializzato lo sblocco dei pagamenti Fesr 2007-2013. In base alle regole attuali relative al pareggio di bilancio, la Regione non può utilizzare tali risorse se non per pagare spese Por. In tal modo, una norma che doveva aiutare le Regioni del Sud, soprattutto nella fase di chiusura del programma 07/13, consentendo di spendere le ultime risorse comunitarie in deroga al pareggio di bilancio se la spesa comunitaria è superiore all’entrata di eguale fonte, si tramuta in un danno per la Regione Calabria poiché la spesa dell’anno 2015 sarà certamente inferiore alle entrate cumulate di un quadriennio. Il meccanismo del patto attuale congela – a nostro avviso: ingiustamente – tali risorse: la Calabria non le ha spese prima, non le può spendere adesso, non le potrà spendere in futuro, poiché l’avanzo di cassa è inutilizzabile con le regole legate al pareggio di bilancio. Stando così le cose l’amministrazione regionale sconta una doppia penalizzazione connessa all’aver anticipato, nel corso della sospensione dei pagamenti comunitari, risorse proprie al fine di garantire le erogazioni ai beneficiari delle somme relative ai programmi comunitari, senza potere oggi, in base alla normativa vigente, utilizzare le erogazioni comunitarie trasferite a rimborso di somme anticipate dalla Regione stessa».
Sulla scorta delle indicazioni emerse dalla relazione della Corte dei conti, Oliverio ha poi illustrato i correttivi messi in atto dalla sua amministrazione soprattutto in tema di organizzazione della macchina regionale: «Ritieniamo opportuno focalizzare l’attenzione su tre questioni. La prima è relativa al ciclo di performance. Obiettivo perseguito è il rispetto dei tempi previsti dalle legge in materia: il piano deve essere pronto entro il 31 gennaio e la valutazione deve essere effettuata a consuntivo sulla base degli obiettivi assegnati ad inizio d’anno. A tal fine, è stato già attivato il gruppo di lavoro per la definizione degli obiettivi strategici nel mese di ottobre, degli obiettivi operativi entro la fine dell’anno in corso e del piano entro gennaio. La seconda è relativa alla costituzione del fondo contrattuale entro lo stesso termine, al fine di riallineare i tempi organizzativi con quelli contrattuali e superare finalmente l’abitudine inveterata e non corretta di una contrattazione retrospettiva. La terza è relativa alle risultanze della fin troppo nota relazione ispettiva del Mef. Sul punto, la giunta ha ritenuto opportuno istituire una commissione composta dai segretari di giunta e consiglio, dal dirigente generale del Personale, dal presidente del Collegio dei revisori nonché da tre esperti esterni (un giuslavorista: Lorenzo Zoppoli dell’Università di Napoli; un giuspubbicista: Paolo Falzea dell’Università di Catanzaro; un esperto in contabilità: Alessandro Ridolfi dell’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma) al fine di rivedere le controdeduzioni inviate dalla precendente amministrazione al Mef e per le quali lo stesso ministero ha richiesto, a questa amministrazione, una riformulazione pertinente ed adeguata».
Infine, il governatore, ha voluto chiarire lo spirito con cui la sua azione di governo si dovrà confrontare con la Corte dei Conti: «Regione e Corte, pur nella distinzione dei ruoli, operano sulla stessa linea di frontiera, nella consapevolezza che per ogni euro speso dovrà darsi non soltanto il rendiconto, ma ancor più il conto ai cittadini, attanagliati da una crisi intensa quante altre mai e che giustamente non più sono disposti a sopportare che l’interesse di pochi vada a danno dei molti. Il bene comune è il faro e la meta dell’azione pubblica: per questo la Regione chiede alla Corte di accompagnarla su una rotta non priva di rischi e di ostacoli ma che trova origine e fine nell’impegno che la Costituzione affida alle pubbliche amministrazioni, quello cioè di rimuovere gli ostacoli che impediscono la piena eguaglianza e la piena partecipazione dei cittadini».

 

Alessandro Tarantino

a.tarantino@corrierecal.it





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto