Parco Aspromonte, le “pressioni” di Romeo per far eleggere Malara

REGGIO CALABRIA Ci sarebbe lo zampino di Sebi Romeo dietro la nomina di Francesco Malara nella dirigenza del Parco d’Aspromonte. Una storia che si ripete: prima l’”emendamento ad personam” che…

REGGIO CALABRIA Ci sarebbe lo zampino di Sebi Romeo dietro la nomina di Francesco Malara nella dirigenza del Parco d’Aspromonte. Una storia che si ripete: prima l'”emendamento ad personam” che permette al nipote di “don Rocco” Musolino – presunto “boss della montagna” morto lo scorso luglio – di diventare sindaco di Santo Stefano d’Aspromonte, poi le “pressioni” per farlo eleggere nel consiglio direttivo dell’Ente Parco. Nomina, tra l’altro, non ancora effettiva, dal momento che – dopo più di due mesi – non è stata ancora ratificata dal ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti.
Ciò non toglie che quello tra il capogruppo del Pd a Palazzo Campanella e il primo cittadino del Comune montano sia un rapporto davvero solido, un sodalizio in grado di superare resistenze correntizie o di partito e perfino le leggi di riferimento. Una vicinanza politica che, però, ha creato profondo malcontento tra i sindaci dei Comuni che ricadono nell’area del Parco.

 

IL FATTO Il 15 luglio scorso la Comunità del Parco (composta da 37 sindaci, da un rappresentante della Provincia e uno della Regione) nomina Malara membro del consiglio direttivo, in sostituzione dell’ex sindaco di Santo Stefano, Michele Zoccali. Si dirà: la semplice surroga di un primo cittadino con un altro, in una postazione che, di diritto, spetta al Comune aspromontano. Non è proprio così. Perché diversi esponenti della Comunità del Parco hanno altre idee e puntano all’elezione di Roberto Vizzari, sindaco di San Roberto. Non è detto quindi che Malara la spunti, la sua vittoria è in bilico. Ed è a questo punto che, secondo i bene informati, Romeo avrebbe giocato un ruolo di primo piano. Il segretario della Federazione provinciale del Pd, infatti, per l’occasione era stato anche designato quale rappresentante della Regione nella Comunità del Parco. E come tale avrebbe espresso il suo voto nel segreto dell’urna. Ma il problema non è questo. Romeo si sarebbe spinto oltre, facendo opera di moral suasion sui sindaci affinché esprimessero la loro preferenza a favore di Malara. Il “peso” politico del capogruppo, alla fine, si fa sentire: Malara entra nel consiglio direttivo, Vizzari è sconfitto.

 

PROTESTE DEI SINDACI Ma i sindaci non “allineati” al Pd non ci stanno. E nelle ore successive all’elezione di Malara vergano un documento al fulmicotone che, per motivi non meglio chiariti, non verrà mai diffuso. «Riteniamo decisamente inopportuna la decisione con la quale ieri è stato eletto come rappresentante dei sindaci nel consiglio direttivo dell’Ente Parco il sindaco di Santo Stefano in Aspromonte, dott. Francesco Malara», spiegavano nell’incipit della nota. Per poi proseguire con una critica nei confronti dell’esponente dem: la scelta di Malara «aumenta l’ambiguità politica, e non solo, tra controllori e controllati, visto l’evidente conflitto d’interesse esistente e per i modi in cui è avvenuta. La nomina è stata preceduta infatti da una riunione nella quale la Regione, attraverso il delegato presente, il consigliere regionale Sebi Romeo, si è attivata per sostenere, non solo con il proprio voto, l’elezione del candidato Malara, esercitando pressione politica su tutti i primi cittadini della provincia».
Niente di strano, tutto sommato: la classe politica dominante sceglie sempre gli uomini da piazzare in questa o quella poltrona. Solo che, nel caso di Romeo e Malara, esiste un precedente, sollevato dal Corriere della Calabria, che ha fatto molto discutere (qui l’articolo).

 

L’EMENDAMENTO Il 9 marzo scorso, a due mesi dalle elezioni comunali, il capogruppo Romeo riesce a far approvare in consiglio regionale un emendamento particolare, che riguarda le cause di esclusione e incompatibilità dei revisori dei conti della Regione. La norma precedentemente in vigore stabiliva che quel ruolo non poteva essere ricoperto da «amministratori pubblici degli enti locali», ovvero sindaci e consiglieri comunali. La modifica proposta dal capogruppo introduce una piccola ma sostanziale variazione: il divieto resta, ma solo per gli amministratori di Comuni con più di 5mila abitanti. Alla fine succede che Malara, oggi come ieri revisore dei conti della Regione, si candida e diventa sindaco di Santo Stefano, Comune che vanta circa 1.200 abitanti.

 

L’INTERROGAZIONE Il caso solleva un polverone e finisce al centro di un’interrogazione della deputata Federica Dieni. Il governo, però, stabilisce la non impugnativa della norma, scatenando le proteste della parlamentare del M5S, secondo cui la nuova legge è «fondamentalmente incostituzionale» e mette a rischio «l’imparzialità dell’azione amministrativa».

 

IL DOCUMENTO I sindaci, nel documento mai pubblicizzato, ponevano l’accento proprio sul possibile conflitto d’interessi di un revisore contabile che potrebbe anche avere debiti di “gratitudine” nei riguardi del capogruppo del primo partito di maggioranza in Regione.

 

L’ENTE PARCO Avere un ruolo di vertice nel Parco d’Aspromonte, in fondo, significa prendere parte alla gestione di una vera montagna di soldi. L’ente, solo per l’esercizio finanziario 2015, può disporre di una dotazione finanziaria di circa 9 milioni di euro. Logico, quindi, che i sindaci dell’area ambiscano a occupare una poltrona nel consiglio direttivo. Malara è uno dei quattro fortunati.

 

Pietro Bellantoni

p.bellantoni@corrierecal.it





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