Cantone: incaute le nomine nella sanità

CATANZARO La risposta tanto attesa è arrivata, chiara e netta. Secondo l’Autorità nazionale anticorruzione, infatti, il presidente della Regione, Mario Oliverio, avrebbe dovuto agire con maggiore cautela nella scelta di…

CATANZARO La risposta tanto attesa è arrivata, chiara e netta. Secondo l’Autorità nazionale anticorruzione, infatti, il presidente della Regione, Mario Oliverio, avrebbe dovuto agire con maggiore cautela nella scelta di Santo Gioffrè quale commissario straordinario dell’Asp di Reggio Calabria. Al riguardo, secondo il presidente del’Anac Raffaele Cantone, l’esecutivo regionale non avrebbe svolto le necessarie verifiche che si sarebbero potute esplicare, anche attraverso una valutazione urgente richiesta alla stessa Anticorruzione. Questo, dunque, l’elemento che sta alla base della sanzione (che non riguarda Ciconte e Guccione, salvo un loro ritorno in giunta) inflitta al governatore che adesso per tre mesi, non potrà procedere ad alcuna nomina di tipo amministrativo.

 

L’INCARICO INCRIMINATO «In sostanza, l’incarico al dottor Gioffrè è inconferibile perché la normativa anticorruzione mira a impedire che ai vertici di un’azienda sanitaria ci sia qualcuno che, già candidato sindaco nella stessa zona, possa favorire gruppi di potere nella sua gestione aziendale. Il punto è chiarissimo e pertanto abbiamo anche interessato l’Autorità nazionale anticorruzione».
L’avvocato Domenico Monteleone, interpellato dalla deputata del Movimento 5 Stelle Dalila Nesci, smontava così la nomina del commissario straordinario dell’Asp di Reggio Calabria, Santo Gioffrè, “bocciato” per via della sua candidatura a sindaco alle comunali di Seminara nel 2013 (Gioffrè è anche stato assessore della Provincia di Reggio Calabria, in passato). Poche righe a conclusione di un lungo documento tecnico “girato” all’Autorità presieduta dal magistrato Raffaele Cantone. Documento che, stando alle notizie che arrivano dalla Capitale, avrebbe sortito effetti dirompenti sulla politica calabrese. Non soltanto la proposta di revoca per Santo Gioffrè, ma anche una limitazione nell’azione amministrativa del governatore che, assieme alla giunta dell’epoca (c’erano anche Antonino De Gaetano, Vincenzo Ciconte e Carlo Guccione) aveva perfezionato la nomina considerata illegittima e finita nel mirino del M5S. «Oliverio non interverrà mai – spiegava Dalila Nesci -, perché tornare indietro significherebbe ammettere il suo errore madornale». In effetti, l’intervento non è arrivato dal presidente della giunta regionale ma dall’Anac, che, adesso, scaraventa il vertice della giunta regionale in una situazione complicata. Tutto per via di quella nomina arrivata il 27 marzo 2015. Un giorno che Oliverio difficilmente dimenticherà. 







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