Il voto alla Provincia azzoppa Abramo

CATANZARO Il bilancio di previsione ha ricevuto l’ok del Consiglio ma alla Provincia di Catanzaro è ormai scontro aperto tra i vertici del Pd e il consigliere regionale di centrodestra Mimmo…

CATANZARO Il bilancio di previsione ha ricevuto l’ok del Consiglio ma alla Provincia di Catanzaro è ormai scontro aperto tra i vertici del Pd e il consigliere regionale di centrodestra Mimmo Tallini. Questa è una battaglia che ufficialmente si consuma attorno alle dinamiche interne di Palazzo di Vetro ma che realisticamente ha una proiezione più larga. Che riguarda il futuro del Comune di Catanzaro e anche gli assetti regionali.
Ricapitoliamo: il consiglio provinciale ha approvato il Bilancio dopo lo stop ricevuto dal voto ponderato – quello che tiene conto della “grandezza” delle città – nell’assemblea dei sindaci che però ha parere non vincolante. Sul fronte del “no” ci sono i due comuni più importanti del territorio: Catanzaro e Lamezia Terme. Entrambi guidati da sindaci di centrodestra. E fin qui nulla di straordinariamente nuovo se non fosse per i sospetti avanzati da Alfredo D’Attorre, deputato del Pd eletto in questo territorio: «Non votare il bilancio di previsione della futura Area Vasta dei Due Mari sa tanto di velata ritorsione rispetto alla posizione assunta dalla Provincia sulla richiesta di dimissioni del Cda della Sacal». Insomma, per il parlamentare di stretta osservanza bersaniana, ci sarebbero le manovre sull’aeroporto di Lamezia Terme dietro lo scontro che si sta consumando in queste ore.
Non bastasse D’Attorre, ecco arrivare altro soccorso “rosso” per il presidente Enzo Bruno (Pd). La firma in calce a un documento dai toni forti è quella di Ernesto Magorno, segretario del Pd calabrese. Nel mirino, questa volta, finisce Tallini. «Le scelte, le azioni e le decisioni del presidente Bruno – attacca Magorno -, sostenuto dalla larghissima maggioranza del consiglio provinciale, hanno smosso interessi, rimesso in discussione privilegi atavici, annullato rendite di posizione perché tale azione incide profondamente nel suo sistema di potere fatto di molteplici interessi in ampi settori della città di Catanzaro, e non solo».
Querelle chiusa? Nemmeno per sogno. È Tallini a controreplicare al segretario dei dem. E anche questa volta il politically correct è messo da parte: «Ernesto Magorno è il contestatissimo segretario di un Partito Democratico calabrese squassato da lotte intestine e agitato da una questione morale gravissima, come indicano le ultime inchieste giudiziarie e le informative della Dia e dei carabinieri. È il segretario che sostiene, almeno in apparenza, un governatore che è stato sospeso per tre mesi dall’Autorità Anticorruzione. È il segretario che ha avallato una giunta regionale al cui interno figurava un esponente del Pd che gli inquirenti indicavano come riferimento di una potente cosca del Reggino. È il segretario che ha accompagnato alla porta una donna impegnata nella lotta alla criminalità organizzata come l’ex ministro Maria Carmela Lanzetta. È il segretario che ha perso clamorosamente le ultime elezioni amministrative, perdendo d’un colpo le città di Vibo Valentia, Lamezia Terme e Gioia Tauro. Ma soprattutto è il segretario del partito che sta letteralmente isolando la città di Catanzaro, alla quale la giunta regionale presieduta da Oliverio sta scippando funzioni, finanziamenti, strutture sanitarie». Quanto a Bruno, «dovrebbe spiegare all’opinione pubblica su quali basi ha “convinto” gli eletti nel centrodestra a passare con lui. Con i partiti del centrodestra non ha mai parlato, per cui resta solo una spiegazione: accordi personali, nel migliore stile verdiniano». Una situazione esplosiva, quella descritta da Tallini, tale da poter determinare anche un terremoto a Palazzo de Nobili: «Ora il centrosinistra non ha più alibi. L’Armata Brancaleone messa in piedi dal segretario-presidente della Provincia Enzo Bruno per tentare di salvare il “suo” bilancio di previsione ha i numeri per fare sciogliere il consiglio comunale di Catanzaro». Una sfida nella sfida quella lanciata dal consigliere regionale: «Raccattando tutto quello che c’era da raccattare (il presidente Bruno non è per niente schizzinoso e accoglie tutti, basta leggere i nomi dell’Armata Brancaleone, nel suo “giardino” tutti possono entrare purché portino voti), il centrosinistra è nelle condizioni di staccare la spina. Noi siamo pronti ad accettare la sfida elettorale perché abbiamo programmi, uomini e soprattutto il candidato a sindaco. Dimostri, davanti ai suoi elettori e ai suoi militanti, il centrosinistra di essere coerente e soprattutto pronto a governare la città. Se, come crediamo, passerà la prossima settimana senza che nessuno varchi la soglia del segretario comunale, avremo la prova che è il centrosinistra la vera forza della conservazione, del trasformismo e dell’arretratezza in questa città».

 

ABRAMO PRENDE POSIZIONE «Francamente non capisco le polemiche che si sono aperte sulla votazione del bilancio di previsione della Provincia». Lo afferma in una nota il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo. «Ritengo – aggiunge – rientri nella normale dialettica politica e democratica l’espressione di posizioni differenti rispetto a quelle della maggioranza. Non ho mai gridato allo scandalo per il fatto che le opposizioni di centrosinistra votino sistematicamente contro il bilancio del Comune che pure, come quello della Provincia, è sostanzialmente ingessato. Ho sempre incassato come posizione politica non pregiudiziale il no del centrosinistra al bilancio. Sono iniziative che appartengono alla normale dialettica politica anche le richieste di dimissioni del Cda della Sacal che sono venute da Provincia e Regione. Pur non condividendole – tanto da avere confermato la mia fiducia al nostro rappresentante – le ho rispettato, appunto come espressione di democrazia. Bisogna fare uno sforzo per ricondurre tutto ad un gioco democratico, in cui ognuno deve recitare con correttezza il proprio ruolo, evitando atteggiamenti che potrebbero essere interpretati dall’opinione pubblica come un’insofferenza verso le critiche e come un’impossibile pretesa di unanimismo». «Per quanto mi riguarda, confermo – – prosegue Abramo – al di là della votazione sul bilancio di previsione la mia piena disponibilità a collaborare con la Provincia, proseguendo nel dialogo con il presidente Bruno sulle principali questioni che riguardano la città capoluogo».





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