«Sanità, Urbani non scarichi le sue responsabilità»

CATANZARO Nei giorni scorsi, il sub commissario al Piano di rientro Andrea Urbani, in un lungo colloquio con il Corriere della Calabria, ha deciso di rompere un silenzio lungo quasi…

CATANZARO Nei giorni scorsi, il sub commissario al Piano di rientro Andrea Urbani, in un lungo colloquio con il Corriere della Calabria, ha deciso di rompere un silenzio lungo quasi due anni per illustrare i risultati dell’intervento della struttura commissariale sulla sanità calabrese. A stretto giro arrivano le valutazioni della deputata Dalila Nesci sulle dichiarazioni del tecnico ministeriale.
«Stando al decreto legge numero 159/2007 – convertito con modificazioni dalla L. n. 222/2007 – alla L. n. 191/2009, la nomina del dottor Urbani è, assieme a quella del commissario, ingegner Massimo Scura, illegittima», esordisce Nesci. «Ciò è di solare evidenza – continua –, come ho argomentato nella mia interrogazione n. 5-06827 del 30 ottobre scorso, firmata anche dalla collega Giulia Grillo, deputata M5s».
Segue un lungo elenco di contestazioni. Per la deputata, «il sub-commissario Urbani non può scaricare responsabilità del suo ruolo, presentando il proprio operato in termini positivi e finanche entusiastici.
1. Il decreto commissariale numero 9/2015, di riassetto della rete sanitaria, è opera sua. Nell’atto si ignorano le sentenze definitive relative alla doverosa riapertura degli ospedali di Praia e Trebisacce, in provincia di Cosenza.
2. Le addizionali Irap e Irpef sono tuttora in vigore, nonostante il lavoro compiuto da Urbani.
3. L’affermazione – di Urbani – di un disavanzo sui 70 milioni di euro contrasta con quanto attestato dal ministro Lorenzin nel novembre 2014, che lo quantificò in 30 milioni, importo funzionale allo sblocco parziale del turn over.
4. La spesa farmaceutica, il cui controllo era compito di Urbani fino al marzo 2015, è aumentata senza motivo.
5. Il programma operativo predisposto prima del suo avvento non è mai stato bocciato dai Ministeri, che hanno richiesto integrazioni e modifiche. Ad oggi nemmeno il “programma operativo di Urbani risulta formalmente approvato.
6. La rete territoriale continua a essere inesistente. C’è solo un decreto, che modifica aspetti generali contenuti nel decreto commissariale n. 18/2010, ma non individua nominativamente le strutture deputate a soddisfare il fabbisogno ricavato. Ciò è tanto vero che i dirigenti del dipartimento regionale Tutela della salute non sono in grado di rilasciare alcun parere di compatibilità sulle richieste di autorizzazione pervenute dalle strutture private. In conseguenza di ciò, i contenziosi sono notevolmente aumentati e, spesso, la Regione è stata soccombente.
7. L’anomala spesa per i famosi obiettivi di piano era già stata evidenziata ai Ministeri, che hanno ripetutamente ignorato. Tale voce, non collegata alle assunzioni, è stata utilizzata in modo strumentale per ritardarle.
8. Per la mancata autorizzazione al Marrelli Hospital di Crotone, va detto che Urbani ha avuto un comportamento difforme: sì ad altri in situazioni identiche. Inoltre, egli asserisce d’aver dato 60 giorni alle aziende, per una proposta di riconversione. Ebbene, da 60 giorni il sub-commissario è passato a oltre 700 giorni, prima di procedere alla revoca del decreto incriminato, il n. 151 del 2013; peraltro redatto dallo stesso Urbani e corretto a mano dal dirigente regionale Bruno Zito.
9. Urbani dice che occorre pensare ai ricoveri inopportuni. Proprio alla clinica “Madonna della Catena”, come riportato da notizie di stampa (Quotidiano del Sud), esisterebbe una quantità di ricoveri inappropriati. Tuttavia, a tale struttura privata è stato assegnato un surplus di budget colossale, con criteri definiti dopo tre mesi dall’emanazione del relativo decreto e con una operazione ritenuta «non assentibile» in sede di verifica.
10. In merito al protocollo tra la Regione Calabria e l’Università di Catanzaro, Urbani conferma con imprecisioni quanto da noi sostenuto. Non è vero che il protocollo recepito con Dca n. 110/2012 non fosse stato validato dai Ministeri, in quanto sbagliato. I Ministeri avevano chiesto modifiche ancora più stringenti nei confronti dell’Università (si veda il parere n. 46/2013), recepite dai sub-commissari Pezzi e D’Elia in un nuovo Dca, che Scopelliti si rifiutò di sottoscrivere e che Urbani, al suo arrivo, ha fatto finta di disconoscere per stilare un’altra bozza più soft nei confronti dell’ateneo. Tale bozza è pronta da anni, ma non viene mai portata alla firma del Commissario ad acta – presente da ormai sette mesi – per continuare nell’illegittimo regime di prorogatio. Non è vero che sulla prorogatio tutti siano stati zitti. Vi sono documenti dell’allora responsabile del settore piano di rientro che evidenziano le gravi responsabilità connesse. Lo stesso dirigente ha inoltrato specifica denuncia alla Procura della Repubblica ed alla Corte dei conti. Il ruolo di sub-commissario – ricordo ad Urbani – dovrebbe comportare il dovuto intervento proprio su questi fatti.
11. Urbani parla – ironicamente – di 18 cardiochirurgie, dimenticandosi che il principio affermato è stato da lui stesso violato con l’assegnazione, nel Dca n. 9/2015, di dieci posti letto al policlinico dell’Università di Catanzaro, a fronte di due unità operative previste dai Ministeri e già esistenti per decreto commissariale, individuate nel S. Anna Hospital di Catanzaro e nell’Azienda ospedaliera di Reggio Calabria. Per non parlare della riesumazione dell’unità operativa di Ostetricia e Ginecologia nell’ospedale di Melito Porto Salvo, già soppressa per legge ma “miracolata” dalla visita pre-elettorale del ministro Lorenzin, autunno 2014.
12. Urbani ha predisposto una proposta di legge regionale sull’accreditamento, in discordanza rispetto ai pareri ministeriali, al fine di portare sotto il controllo diretto della struttura commissariale ciò che il Corriere della Calabria – definisce «una questione enorme che macina milioni ed attira gli interessi più disparati».
13. Lo stesso Urbani ha confermato, infine, una scarsa presenza lavorativa in ufficio, circoscritta a un determinato periodo. Spetterà alla magistratura, alla quale abbiamo già presentato un esposto, che integreremo, chiarire se il sub-commissario abbia percepito l’indennità integrativa dalla Regione Calabria, sulla base di una effettiva o meno presenza costante negli uffici del dipartimento regionale.
In merito agli esposti già presentati dal Movimento 5 stelle, li integreremo con riferimenti circostanziati alle ultime dichiarazioni del sub-commissario Urbani, valutando la possibilità di denunce nominative a carico dei dirigenti ministeriali del tavolo di verifica».







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