Siarc fuori dalla gara, ma “vince” l’appalto

COSENZA Si può perdere una gara uscendo dalla porta e poi “vincerla” rientrando dalla finestra, grazie a un affidamento diretto. È capitato alla Siarc, azienda catanzarese attiva da anni nel…

COSENZA Si può perdere una gara uscendo dalla porta e poi “vincerla” rientrando dalla finestra, grazie a un affidamento diretto. È capitato alla Siarc, azienda catanzarese attiva da anni nel settore della ristorazione. Si occuperà di fornire pasti ai degenti dell’ospedale spoke di Paola e Cetraro: lo ha deciso, con una delibera del 30 ottobre scorso, il commissario straordinario dell’Asp di Cosenza Gianfranco Filippelli. Una scelta intuitu personae, dopo che la procedura di gara bandita dalla Stazione unica appaltante (Sua) ha perso colpi, lasciando prevedere una conclusione in tempi lunghi.

LA GARA Nel febbraio 2014 è stata indetta dalla Sua la gara per l’affidamento del servizio di ristorazione in diverse aziende ospedaliere della regione. Tra queste c’era anche l’Asp di Cosenza, nel cui ambito ricade lo Spoke di Paola-Cetraro. I due ospedali, prima della gara, avevano gestito internamente, senza esternalizzazioni, il servizio di ristorazione. Alla gara hanno partecipato tre ditte, tra cui la Siarc, esclusa alla verifica dei documenti dell’offerta tecnica. Nel prosieguo della gara, sono sorti problemi anche per le altre ditte concorrenti, l’Ati La Cascina-Cardamone e il Raggruppamento temporaneo di impresa Innova-Laudisa: escluse anche loro per anomalie nell’offerta. Come accade per buona parte delle gare pubbliche, si finisce davanti al Tar, che, nella camera di consiglio del 13 novembre, annulla l’atto di esclusione impugnato da La Cascina e Cardamone e rimette tutto nelle mani della Stazione unica appaltante. Insomma, si va per le lunghe.

asp cosenza nuova

(La sede dell’Asp di Cosenza)

L’IDEA DELL’ASP È a questo punto che, negli uffici della sanità cosentina, si decide di superare l’impasse. L’Asp affida direttamente alla Siarc, cioè a un’azienda esclusa dalla gara, l’appalto. Evita, quindi, di procedere a una manifestazione d’interesse. Avrebbe potuto invitare almeno tre ditte e passare, poi, all’assegnazione; sceglie, invece, di rivolgersi direttamente alla ditta della famiglia Albano, saltando qualche passaggio. L’affidamento per gli ospedali di Paola e Cetraro avviene il 30 ottobre. Il servizio, presumibilmente, durerà per sei mesi con un costo a bimestre di 103.921 euro. Ma, di fatto, non c’è – perché, con i tempi della giustizia amministrativa, non può esserci – una previsione certa della durata dell’affidamento. Lo si legge proprio nella delibera del commissario: «Il tempo presunto dell’affidamento di che trattasi viene ad oggi stimato in sei mesi». Ma, «comunque, sino alla definitiva aggiudicazione della procedura di gara regionale, di cui non si conoscono i tempi di definizione, sarà affidato alla Siarc srl il servizio di ristorazione ospedaliera per i presidi di Paola e Cetraro, compresa la fornitura dei cestini da destinare alle Unità operative di Dialisi e Oncologia». E, «nel caso di non definizione dell’iter procedurale nell’arco dei sei mesi stimati con il presente atto, sarà necessario procedere a un ulteriore impegno di spesa per garantire il servizio». Chi può dire, con i chiari di luna calabresi, per quanto tempo si trascinerà la procedura di gara? Un affidamento diretto sine die, con buona pace della libera concorrenza e della “stella polare” del massimo risparmio per la pubblica amministrazione.

TEMPI RAPIDISSIMI L’Asp di Cosenza è stata rapidissima nella gestione della pratica. L’ha portata a termine con tempi inusuali a queste latitudini. Una breve cronologia aiuta a farsi un’idea. Il 22 settembre, il direttore dello Spoke di Paola-Cetraro comunica l’impossibilità di garantire il servizio di preparazione pasti con criteri di efficienza. Il 5 ottobre arriva una nota che segnala l’intenzione di esternalizzare il servizio di ristorazione. Il giorno successivo appare la Siarc: all’azienda si chiede di implementare il servizio di ristorazione ospedaliera «nelle more della definizione della procedura regionale e sulla scorta delle indicazioni contenute nella nota emanata dalla struttura del commissario ad acta per il Piano di rientro». Sei giorni dopo, il 12 ottobre, la Siarc comunica via posta elettronica certificata la propria offerta: il costo è di 13,397 euro a giornata alimentare più Iva e di 4,11 euro più Iva per il cestino da distribuire alle Unità operative di Dialisi e Oncologia. La società di proprietà della famiglia Albano si dice «disponibile a effettuare il servizio». Di fatto, accetta l’offerta.

I COSTI Non è tutto. Altro aspetto centrale della procedura sono i costi. Il servizio è stato affidato con un costo a giornata alimentare di circa 16 euro, Iva compresa. Si tratta di una cifra superiore del 30% circa rispetto a quanto speso nelle aziende in cui le gare d’appalto si sono regolarmente concluse. Sembra di fare un salto indietro nei tempi bui della sanità calabrese, quando un cerotto a Cosenza aveva un costo diverso rispetto a Locri. In questo caso, i pasti consumati a Paola e Cetraro sono più “pregiati” rispetto a quelli offerti nelle altre strutture sanitarie. Questo perché si è preferita una procedura più rapida. Del resto, quello della Siarc non è un esordio nel sistema sanitario regionale. L’azienda, infatti, ha gestito, in passato, la ristorazione nel Pugliese-Ciaccio di Catanzaro a un costo di 17 euro più Iva, di proroga in proroga. Oggi, il costo attuale per giornata alimentare del servizio aggiudicato nello stesso ospedale è di 11 euro più Iva. Un bel risparmio. Dopo le gare espletate dalla Sua, i contribuenti risparmieranno – tra le Asp di Catanzaro e Cosenza – circa 2 milioni di euro all’anno. A Paola e Cetraro, però, si continua a spendere di più. L’intuitu personae ha i suoi costi.

Pablo Petrasso

p.petrasso@corrierecal.it





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