Scoppia la pace tra Ernesto e… Magorno

La notizia, se confermata, ha del clamoroso: l’onorevole Ernesto Magorno, capo dei renziani di ferro di Calabria (Ultra e Citra), al termine di un intenso incontro ha fatto pace con…

La notizia, se confermata, ha del clamoroso: l’onorevole Ernesto Magorno, capo dei renziani di ferro di Calabria (Ultra e Citra), al termine di un intenso incontro ha fatto pace con il segretario regionale del Pd calabrese.
Complice l’atmosfera elegante e distensiva di Palazzo Taverna, dove celebravano le loro nozze Carlo e Anna, quest’ultima figlia del compianto onorevole Franco Fortugno, Magorno ed il segretario regionale del Pd hanno avuto modo di chiarire fino in fondo le rispettive posizioni e lo hanno fatto con l’autorevole cornice rappresentata dalla presenza al tavolo dei parlamentari Nicodemo Oliverio e Demetrio Battaglia, del presidente della giunta Mario Oliverio, di quello del consiglio regionale Nicola Irto, del capogruppo a Palazzo Campanella Sebi Romeo e del riaparecido Pietro Giamborino.
Va aggiunto, per completezza dell’informazione, che al tavolo sedeva anche l’assessore tecnico Carmen Barbalace, mai più felice di ostentare la sua sobria “tecnicità” seguendo le discussioni dei politici con un elegante e accattivante sorriso e con l’attenzione dovuta ad un dibattito sul ruolo della cibernetica nel commercio internazionale del volpino.
Non è stato facile per il “rottamatore” Magorno accettare di stendere un velo sulle scelte restauratrici avallate dal segretario regionale del Pd Calabrese, e tuttavia alla fine l’amaro calice è stato trangugiato dall’ex sindaco di Diamante che per primo ospitò Renzi in Calabria, complice quel peperoncino che ormai è l’unico festival rimasto in terra bruzia.
Parimenti, però, non è stato facile per il segretario regionale del Pd cedere alla richiesta del renziano Magorno di estendere anche alla Calabria il protettorato del “Giglio magico”. Ci è riuscito spiegando a Magorno che in cambio non gli si chiedeva un tradimento ma soltanto di trasformare la “l” di Lotti da lettera maiuscola a lettera minuscola. Così, anche in Calabria, Lotti cessa di essere un cognome per diventare parte di un progetto: dividere il potere in vari “lotti” in modo da rendere più percorribile la sempre tortuosa e accidentata via dell’unità del partito.
Inutile dire che l’avvenuto chiarimento tra Magorno ed il capo del Pd calabrese è stato salutato con grande ottimismo da Mario Oliverio che per l’occasione ha chiesto a Franco Iacucci di organizzare insieme a Gaetano Pignanelli un meeting in un centro commerciale di Catanzaro. Demetrio Battaglia, invece, ha indetto una edizione speciale della mostra dolciaria che annualmente tengono i migliori pasticceri in riva allo Stretto.
Nicola Irto, dal canto suo, ha recepito la richiesta del capogruppo Sebi Romeo per un dibattuto politico in seno alla massima assemblea elettiva calabrese con lo scopo di aggiornare, alla luce dell’inedito confronto tra Magorno e il segretario del Pd, le superate sperimentazioni politiche ferme ormai da decenni a definizioni suggestive, certo, come gli “equilibri più avanzati” e le “convergenze parallele”, ma mai spintesi fino alla sublimazione del confronto autobiografico.

direttore@corrierecal.it





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