Le gaffe sull’integrazione tra gli ospedali

Il testo che pubblichiamo è l’anticipazione di un intervento che uscirà venerdì sul Sole 24 Ore Sanità Dopo l’assurda previsione di un super-decreto del commissario, una intesa che non aveva…

Il testo che pubblichiamo è l’anticipazione di un intervento che uscirà venerdì sul Sole 24 Ore Sanità

Dopo l’assurda previsione di un super-decreto del commissario, una intesa che non aveva alcuna ragione giuridica di essere perfezionata, un eccessivo protagonismo dei Tavoli (troppo invasivi) che incidono sul futuro sanitario dei calabresi piuttosto che limitarsi a verificare la legittimità (e la convenienza) della gestione (ivi compresa la inutile e costosissima presenza degli advisor di cui sono stati gli iniziali e incomprensibili sponsor) si sta tracciando il percorso in Calabria per la costituzione della “Azienda ospedaliera-universitaria Dulbecco”. Su tutto emerge il grave mancato coinvolgimento dell’avente diritto e obbligo (la Regione) di garantire costituzionalmente la tutela della salute agli individui che calpestano l’amara terra di Calabria.
È da tempo che sto sottolineando – solo che si debba davvero fondere, per autentico interesse pubblico, l’Ao Pugliese-Ciaccio e l’Aou Mater Domini – la necessità di ricorrere, inequivocabilmente, a una legge regionale che modifichi quella che le ha originariamente costituite, ovverosia la legge regionale 19/2004. Un assunto semplice, a dispetto di ogni altra tesi creativa tirata fuori da chiunque abbia in mente di conseguire il risultato a prescindere. L’ho scritto su questa rivista online e su Il Sole24 Ore-Sanità il 18 dicembre 2015.
Dunque una strada obbligata. La regola generale, anche per i firmatari (a qualunque titolo) di qualsivoglia intesa, è che le leggi si modificano solo con leggi. Ma soprattutto che la Costituzione non è quella cui si fa riferimento nella certificazione medica allorquando viene riconosciuta, solitamente, come sana e robusta. È la regola per eccellenza!
Fatta questa doverosa (e arrogante) premessa, occorrerebbe ragionare sulla utilità di confondere le attuali due aziende ospedaliere. Su tutto, bisognerebbe dimostrare l’utilità di mettere in discussione l’autonomia di quella ospedaliera di Catanzaro. Un’Azienda ospedaliera che gode di una nobile storia, accentuata anche da recenti brillanti management, e da prestazioni sanitarie di buon livello, garantito da un organico di tutto rispetto e votato al sacrificio. Quel sacrificio di cui tutti hanno dato prova a seguito del blocco del turnover che avrebbe scoraggiato chiunque a proseguire mantenendo i medesimi livelli erogativi.
Dunque, al di là dei desiderata di chi la pretende e di chi la desidera, il commissario ad acta, prima, e il consiglio regionale, successivamente, avranno tanto da fare. Il primo dovrà – prescindendo, come detto, da una impropria intesa perfezionata senza il consenso partecipato dei soggetti “costituzionalmente” interessati – elaborare una relazione tecnica sulla quale conseguire la condivisione sociale. Insomma necessita predisporre una sorta di progetto industriale per capire ove finiscono i calabresi.
Poi, necessita perfezionare un ddl ad hoc, una sorta di legge provvedimento da presentare all’esame del massimo consesso regionale. Quest’ultimo dovrà, una volta raccolto il giudizio delle commissioni consiliari, discutere e votarla liberamente, assumendosi la responsabilità sul decisum.
È venuto fuori il problema se il commissario ad acta goda della facultas di predisporre e presentare al Consiglio regionale un DDL in materia di sanità. Anche qui la regola generale! La Costituzione sancisce (art. 120, comma 2) che il governo (per il tramite del nominato commissario Scura) può sostituirsi a organi delle Regioni …… nel caso di mancato rispetto di norme… ovvero quando lo richiedano… la tutela dei Lea. Va da sé che il commissario governativo è abilitato ad esercitare tutti i compiti della Giunta regionale. Quelli che lo Statuto le assegna.
A proposito, pare (e se è vero risulterebbe giuridicamente vergognoso), che nel concludere la ultima riunione romana svoltasi al Ministero della salute – per come riportato dalla stampa regionale – che il decreto commissariale, che tradurrebbe in provvedimento amministrativo la fantomatica Intesa (sine titulo), costituirebbe la fonte giuridica per validare la fusione. Residuerà al consiglio regionale abrogare le leggi in contrasto con il super-decreto «cedendo ai poteri del governo di cui la struttura commissariale è espressione». Insomma, il governo anche per i suoi tramiti si assume poteri legislativi ordinari, dimenticando in proposito le numerose decisioni della Consulta (2/2010, 361/2010, 110/2014, 227/2015).
Il dubbio. Ma i riferenti hanno letto la Costituzione? Ma di questi tempi, forse è inutile.

*docente Unical







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