«L’Asp di Reggio Calabria è una banca»

CATANZARO «Nave senza nocchiero in gran tempesta». Con versi danteschi e con un certo senso di amarezza – mitigato dalla piena coscienza di “avere ben lavorato” – il presidente della…

CATANZARO «Nave senza nocchiero in gran tempesta». Con versi danteschi e con un certo senso di amarezza – mitigato dalla piena coscienza di “avere ben lavorato” – il presidente della sezione calabrese della Corte dei conti, Mario Condemi, sintetizza l’aspetto dell’amministrazione nella nostra regione. «Già la Sezione del controllo – scrive Condemi nella sua relazione – nell’occasione del giudizio di parifica del bilancio regionale, ha sottolineato “la carenza di coordinamento dell’azione amministrativa e di adeguato svolgimento dell’amministrazione interna, un inadeguato raccordo tra indirizzo politico e gestione operativa”, con la conseguenza che si sminuisce il ruolo principale della Regione di ente “più prossimo al territorio, trasformandosi in un poltronificio, poco trasparente nel suo rendiconto non facilmente leggibile”, con una carenza, inoltre, di trasparenza, efficienza ed efficacia, che dovrebbero costituire motori di azione per un buon andamento di ogni pubblica amministrazione». 
Sperava, il presidente Condemi, di chiudere in bellezza la sua ultima cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario nella sede calabrese. Sarebbe stata la giusta occasione per poter affermare che qualcosa, «rispetto a quanto rappresentato in negativo l’anno scorso, fosse cambiato in meglio, con minori fatti di corruttela, migliore efficienza dell’amministrazione pubblica, soddisfazione degli utenti del servizio sanitario, maggiore rispetto della legalità…». Ma gli auspici non sono stati positivi.



SANITÀ «Allarmano – scrive il presidente della Corte dei conti – le dichiarazioni di ex commissari delle varie Aziende sanitarie provinciali sulla situazione (è l’esempio dell’Asp di Cosenza) di “caos, inefficienza e precarietà in cui versano le diverse aree aziendali sia sotto l’aspetto organizzativo che funzionale, con ripercussioni e criticità che stanno comparendo nella loro reale drammaticità, tali da compromettere irrimediabilmente il regolare funzionamento se non addirittura la stessa sopravvivenza dell’azienda”». 
La struttura burocratica delle Aziende sanitarie viene considerata inadeguata, frammentaria, incompleta, disorganizzata. «Cosa comporta tutto questo? – spiega Condemi – Mancata riscossione di ticket sanitari per milioni di euro; mancato rispetto degli obblighi di esclusività delle prestazioni da parte dei dirigenti medici per avere accettato incarichi extraprofessionali non preventivamente autorizzati dall’ente di appartenenza e impiego presso altre strutture private convenzionate; macroscopiche irregolarità in materia di autorizzazione, accreditamento, accordi contrattuali e centrali sulle strutture sociosanitarie pubbliche e private; appalti per forniture e servizi pilotati con aspetti di corruttela, tant’è che che è intervenuto il cosiddetto “manuale” Cantone, volto a prevenire pratiche illecite». 
«Un particolare aspetto che merita di essere menzionato per il grave riflesso economico che contiene – spiega Condemi –, è quello che ha spinto il commissario ad acta per il Piano di rientro sanitario, Massimo Scura, in Calabria a dire: “L’Asp di Reggio Calabria è una banca”, e ciò avendo egli accertato i mancati pagamenti del sistema sanitario alle imprese fornitrici, che vantavano crediti nei confronti dell’Asp, producono un singolare nuovo e redditizio sistema di investimento, nel senso che, per ogni anno di ritardo nei pagamenti, l’azienda deve corrispondere sul totale ai creditori un interesse del 6% cui, peraltro, deve aggiungere un altro 5% circa che, normalmente, viene riconosciuto dai Tribunali amministrativi cui le aziende si sono rivolte…».

FINANZIAMENTI E CONTRIBUTI Altro aspetto preoccupante è quello degli illeciti compiuti in danno dell’erario e colti in buona parte nell’ambito dei finanziamenti e contributi nazionali e/o europei a favore dell’agricoltura, di imprese industriali, dell’autoimprenditoria e quant’altro. Reati «reiterati in maniera sconcertante» nonostante le numerose denunce della Guardia di finanza.

L’EVOLUZIONE DELLA CORRUZIONE Da un recente incontro con il Comandante delle unità speciali della Guardia di finanza è emerso che «il fenomeno corruttivo, nel tempo, si è evoluto e, da un rapporto a due, tra corrotto e corruttore, è diventato un rapporto tra entità diverse; e se è stato giusto concentrarsi e prestare attenzione sugli appalti, si è trascurato di guardare ad altri aspetti importanti, come il settore dei servizi…».
Una nota importante tende a sottolineare il presidente Condemi. Che i fatti illeciti, illegittimi, gli sprechi, le distrazioni di fondi, le irregolarità dei conti, i dissesti e quant’altro, vengono spesso erroneamente considerati «come atti e fatti in sé autonomi». Ma tali episodi «sono molto spesso effetto di tutto un sistema a monte disorganizzato amministrativamente (volontario o meno), disomogeneo nei suoi disegni programmatici o migliorativi, frammentario, inefficiente e lento, anche per incompetenza di funzionari ignavi nell’aggiornarsi e nel recepire nuovi stimoli professionali».

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it





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