Arpacal, Oliverio (di nuovo) nel mirino dell’Anac

CATANZARO Le scelte di Oliverio finiscono ancora una volta nel mirino di Cantone. La sanità, in questo caso, non c’entra. Nella bufera finisce invece l’Arpacal e il suo attuale commissario…

CATANZARO Le scelte di Oliverio finiscono ancora una volta nel mirino di Cantone. La sanità, in questo caso, non c’entra. Nella bufera finisce invece l’Arpacal e il suo attuale commissario straordinario. Maria Francesca Gatto, che ha assunto la guida dell’Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente dopo le dimissioni di Sabrina Santagati, non sarebbe in possesso dei requisiti necessari per svolgere l’incarico affidatole dal governatore. In particolare, non avrebbe maturato i cinque anni di esperienza professionale nel settore ambientale, indispensabili per svolgere il ruolo di commissario che – come stabilito di recente proprio dall’Anac – richiede il rispetto tout court dei criteri validi per il direttore generale.

LA VICENDA Il caso è stato segnalato all’Anticorruzione di Cantone per mezzo di un esposto a firma dell’attuale direttore scientifico di Arpacal, Oscar Ielacqua. Che potrà rimanere al suo posto ancora per pochi giorni. La commissaria Gatto, infatti, gli ha comunicato la cessazione dell’incarico a partire dal prossimo 3 marzo, in virtù del regolamento interno dell’Agenzia secondo cui è possibile far decadere il direttore scientifico 90 giorni dopo la nomina del nuovo dg (in questo caso del commissario). Ma Ielacqua è di altro avviso e brandisce il suo contratto (in scadenza il 12 aprile 2017) e la legge regionale di riferimento sul riordino degli enti, la 24 del 2013, che stabilisce: «I soggetti che ricoprono gli incarichi di direttore generale, direttore amministrativo, direttore scientifico e i membri del collegio dei revisori, permangono nelle funzioni fino alla naturale scadenza dei rispettivi contratti».

ILLECITO? Quello di Gatto, per Ielacqua, è insomma un «illecito gestionale» che evidenzia «una accecante e spasmodica ricerca di una qualsiasi arma simil-legale da poter brandire per far fuori l’ultimo soggetto sgradito rimasto ancora in servizio di vertice». Un possibile abuso di potere da cui – promette il ds “sfiduciato” – «ne deriverà un sicuro danno patrimoniale per le casse dell’Arpacal» e per il commissario stesso, a cui non potrà non essere addebitato per «condotta dolosa o, quantomeno, con colpa grave».
E Oliverio? Lui, in qualità di presidente del Comitato di regionale di indirizzo dell’Arpacal, avrebbe invece omesso di svolgere i suoi compiti di «indirizzo e vigilanza». Cantone e l’Anac, però, potrebbero pretendere chiarimenti anche in ordine alla stessa nomina di Gatto, dal momento che – sottolinea Ielacqua – Oliverio ha scelto il commissario malgrado lo sapesse «completamente privo della prescritta esperienza professionale quinquennale nel settore ambientale».

IL PRECEDENTE L’Anticorruzione, pochi mesi fa, aveva già avuto modo di stigmatizzare l’operato di Oliverio in relazione alla nomina di Santo Gioffrè a capo dell’Asp di Reggio. L’ex commissario era stato candidato sindaco di Seminara nel 2013 e, in base alla legge Madia, non avrebbe potuto essere “piazzato” al timone di un’azienda sanitaria due anni dopo. Proprio per questo l’incarico era stato censurato dall’Anac di Cantone, che aveva anche disposto l’inibizione (poi sospesa dal Tar del Lazio in attesa del giudizio di merito) della facoltà di nomina del governatore. Che ora potrebbe avere altre grane, in arrivo direttamente dall’Arpacal.

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it





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