Sangue infetto, i malati si ribellano

CATANZARO “Quelli del sangue infetto” non ce la fanno più. E arrivano a minacciare il commissariamento del dipartimento Bilancio nel caso in cui le inadempienze della Regione – e finanche…

CATANZARO “Quelli del sangue infetto” non ce la fanno più. E arrivano a minacciare il commissariamento del dipartimento Bilancio nel caso in cui le inadempienze della Regione – e finanche le violazioni di legge – dovessero proseguire. I malati che hanno contratto malattie come l’hiv e l’epatite negli ospedali pubblici sono tutelati dalla legge 210 del 92. Dovrebbero ricevere un indennizzo bimestrale, calibrato sulla gravità della patologia. La Regione Calabria, però, non riesce a stare al passo con i ratei, ormai già da molti anni.
Ora a invocare un cambio di rotta è il comitato “vittime sangue infetto”, tramite le due rappresentanti Monica Trapella e Adriana Broccolo, che – «dopo due anni di continue richieste alla Regione Calabria» – segnalano tutte le omissioni e inefficienze dell’istituzione che dovrebbe corrispondere gli indennizzi a malati che, in molti casi, non si trovano nella condizione di lavorare.
Le delegate del comitato lamentano i mancati «riscontri» da parte della Regione «a tutte le richieste inviate sia al presidente [Oliverio] che al dipartimento regionale interessato, per la definizione delle problematiche relative al pagamento puntuale dei ratei legge 210/92, degli arretrati dovuti per la rivalutazione degli stessi rate, nonché per il pagamento delle una tantum agli eredi, dovuti per legge ai danneggiati dallo Stato per l’utilizzo di sangue ed emoderivati infetti».

PUNTI DOLENTI Altro punto dolente è «l’assoluta mancanza di trasparenza degli atti amministrativi che riguardano i pagamenti sia dei ratei che l’utilizzo dei fondi trasferiti dallo Stato alla Regione Calabria per i pagamenti degli arretrati rivalutazione». A cui, aggiungono Trapella e Broccolo, si aggiungono anche «l’assenza di trasparenza e di competenza nell’esercizio delle funzioni di front-office degli uffici regionali ai quali risulta affidato il servizio per la gestione dei fondi della legge 210/92»; «il mancato inserimento nei ruoli fissi della Regione del pagamento dei ratei in quanto spese obbligatorie, così come stabilito dalle norme di riferimento, e che tale mancanza continua a creare un differente trattamento tra i soggetti pagati direttamente dallo Stato e quelli pagati dalla Regione Calabria pur essendo tali soggetti titolari di uno stesso diritto»; «la scellerata scelta della Regione Calabria di non recepire, come fatto dagli organismi statali e dalla maggior parte delle Regioni, le disposizioni per il pagamento della rivalutazione dei ratei intervenute a seguito della sentenza 293 del 2011 della Corte costituzionale», scelta che «ha costretto i soggetti danneggiati calabresi a intraprendere lunghi e costosi contenziosi. Tale atteggiamento è stato mantenuto dalla Regione anche a seguito della sentenza della Corte dei Diritti dell’uomo che si è pronunciata definitivamente sulla questione il 3 settembre 2013».

SEGNALAZIONE Il Comitato ha già segnalato alla Presidenza del Consiglio e all’Ispettorato della Funzione pubblica l’assenza di risposte della Regione. Una denuncia che, spiegano Trapella e Broccolo, ha spinto l’Ispettorato a richiamare la Regione «al rispetto delle deleghe ricevute, provvedendo al pagamento, mediante anticipazione, come previsto dalla legge di stabilità anno 2016, dei fondi necessari, delle spettanze dovute ai sensi della legge 210».
È l’ultima chiamata: «Qualora la Regione Calabria non dia seguito a quanto indicato dall’Ispettorato, questa associazione chiederà il commissariamento del dipartimento inadempiente, secondo le procedure previste dalle norme».

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it







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