Dentisti: la lobby esulta, i commissari si infuriano

REGGIO CALABRIA Oliverio si toglie il dente e la lobby dei dentisti esulta per l’operazione riuscita. I commissari, invece, restano (per il momento) con il trapano in mano. Il consiglio…

REGGIO CALABRIA Oliverio si toglie il dente e la lobby dei dentisti esulta per l’operazione riuscita. I commissari, invece, restano (per il momento) con il trapano in mano. Il consiglio regionale, il 19 aprile scorso, ha approvato una legge che imprime una forte liberalizzazione al settore odontoiatrico calabrese. È tempo di deregulation: meno lacci e lacciuoli burocratici per la miriade di piccoli studi presenti in Calabria. Da ora in poi non avranno bisogno di alcuna autorizzazione da parte della Regione. È una “rivoluzione” voluta da Oliverio e dalla sua giunta ma osteggiata dai commissari alla Sanità, Massimo Scura e Andrea Urbani.

LA LEGGE La nuova normativa prevede un’inedita tripartizione: in Calabria, a differenza che nel resto d’Italia, opereranno studi odontoiatrici soggetti ad autorizzazione, altri che necessiteranno solo di una semplice Scia (segnalazione certificata di inizio attività) per prestazioni a minore invasività e altri ancora che non avranno bisogno di alcun placet né di comunicare alcunché alla Regione. Sulla carta è una semplificazione burocratica, ma potrebbe anche essere vista come una sanatoria mascherata per i tanti studi privati non in regola con le precedenti leggi sulle autorizzazioni. Negli ultimi anni, infatti, molti studi dentistici sono stati raggiunti dalle sanzioni dei Nas per non aver rispettato le richieste della Regione. Adesso cambia tutto, commissari permettendo.

L’ITER La proposta di legge che ha avuto l’ok del Consiglio era stata presentata – dopo tre tavoli tecnici ai quali avevano partecipato l’Ordine degli odontoiatri e la relativa associazione di categoria – dalla prima “minigiunta” Oliverio, composta da Carlo Guccione, Nino De Gaetano e da quel Vincenzo Ciconte che, affermano i bene informati, sarebbe stato il promotore della deregolamentazione dentistica. Il testo è stato chiuso in un cassetto per mesi, poi è stato “licenziato” dalla commissione Sanità e presentato in aula martedì scorso dal suo presidente, Michele Mirabello. Una sorta di blitz istituzionale, dal momento che la legge non era stata precedentemente inserita all’ordine del giorno e che nessun consigliere era in possesso del testo in esame. Infatti Giuseppe Mangialavori ha chiesto e ottenuto di posticipare per qualche minuto l’approvazione per avere il tempo di visionare il testo. Il disco verde è arrivato subito dopo, senza alcuna discussione e senza una votazione chiara da parte dell’Aula: in pratica, non è dato sapere chi ha votato a favore e chi contro.
Mirabello, nella sua presentazione, ha chiarito che la legge «cerca di superare alcune difficoltà oggettive che hanno causato problemi di interpretazione normativa» e che hanno «determinato l’insorgere di contenziosi in cui spesso la Regione Calabria è stata soccombente». Il consigliere del Pd, inoltre, ha riferito che il parere dei commissari alla Sanità «è stato poi rilasciato e acquisito agli atti». Scura e Urbani, quindi, hanno dato il loro imprimatur alla deregulation voluta da Oliverio? Nient’affatto: hanno invece espresso «forti perplessità» sulla legge approvata quasi alla chetichella dal Consiglio.

«INOPPORTUNA» Il parere dei commissari porta la data del 15 marzo scorso. Ed è tutto tranne che un consenso a una norma che potrebbe anche essere impugnata dal governo. Scura e Urbani lo dicono senza perifrasi: «La tripartizione proposta dalla Regione rischia seriamente di sovrapporsi alla bipartizione prevista dalla normativa nazionale». In particolare, le prestazioni «a minore invasività» potrebbero «rientrare tra quelle per le quali la normativa nazionale richiede il preventivo rilascio dell’autorizzazione all’esercizio. Al contrario, tale diversa classificazione potrebbe addirittura aggravare la condizione degli studi “non invasivi” che potrebbero essere tenuti a presentare la Scia in virtù del disposto della legge regionale, mentre ciò non è richiesto dalla normativa regionale». Un bel guazzabuglio, in pratica. Altro che semplificazione.

PERPLESSITÀ Ma è la legge nel suo complesso a essere “inopportuna”. Scura e Urbani nutrivano «forti perplessità» su una legge specificamente dedicata al settore degli studi odontoiatrici e proponevano, invece, una sua integrazione con la più generale riforma delle autorizzazioni e degli accreditamenti «già istruita dalla giunta regionale e dal dipartimento Tutela della salute». Oliverio e il centrosinistra, però, hanno agito diversamente, ignorando il parere dei commissari. Che ora potrebbero anche decidere di mettere i bastoni tra le ruote alla lobby dei dentisti.

CHI COMANDA Quella di Oliverio e del Consiglio, a ben guardare, sembra un’invasione di campo rispetto ai poteri dei commissari inviati dal governo per gestire la sanità regionale. Spetta infatti solo a loro, in base alla delibera del Consiglio dei ministri che li ha nominati, l’«attuazione della normativa statale in materia di autorizzazioni e accreditamenti istituzionali, mediante adeguamento della vigente normativa regionale». Né il governatore, quindi, né Palazzo Campanella possono interferire con materie di esclusiva competenza commissariale.
Si aprono allora diversi scenari: 1) Scura e Urbani lasciano correre; 2) si comportano come in passato, quando segnalarono le variazioni relative al blocco delle procedure di accreditamento delle strutture socio-sanitarie poi impugnate dal governo davanti alla Corte costituzionale. Quale via sceglieranno?

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it







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