Un’economia in balia dell’illegalità

LAMEZIA TERME Se, da una parte, l’economia calabrese nell’ultimo anno ha segnalato un lieve cambio di tendenza rispetto agli anni precedenti, dall’altro i dati fanno emergere come il settore sia…

LAMEZIA TERME Se, da una parte, l’economia calabrese nell’ultimo anno ha segnalato un lieve cambio di tendenza rispetto agli anni precedenti, dall’altro i dati fanno emergere come il settore sia ancora vulnerabile a comportamenti devianti e più in generale all’illegalità. A lanciare l’allarme è Unioncamere che all’interno del Forum regionale dell’economia, ha reso noto il rapporto “Illegalità economica e sicurezza del mercato in Calabria”, che vuole essere un monito non solo per le imprese ma anche per la politica e la società.
«Non ci sono settori dell’economia immuni all’illegalità». Sono le parole del vicepresidente della Regione Antonio Viscomi, in rappresentanza delle istituzioni all’interno del dibattito nella sede lametina di Unioncamera, che invoca la necessità di chiarezza, responsabilità e soprattutto trasparenza della nostra regione come antidoti contro le mafie. «C’è bisogno di riconoscere questi fenomeni all’interno del settore economico – ha proseguito Viscomi -. La Calabria deve riscoprirsi comunità, rafforzando il capitale sociale positivo».
E dell’importanza del capitale sociale per le organizzazioni criminali ne ha parlato anche lo scrittore e studioso Antonio Nicaso, che in collegamento da San Francisco, ha voluto sfatare molti miti che ruotano intorno al fenomeno. «La ‘ndrangheta non crea occupazione, sviluppo e benessere. È in realtà una zavorra per l’economia che scoraggia gli investitori – che continua -. È riuscita a creato un modello di impresa esportabile che possiamo ritrovare in America o in Australia». Un fenomeno quindi, che come ricorda lo studioso, continua ad avere la testa in Aspromonte ma sta mettendo radici ovunque e l’aspettato più inquietante sono i metodi non più violenti ma moderni e più sofisticati, difficili da identificare. «Bisogna porre l’attenzione anche sulla corruzione che spesso viene vista come qualcosa di diverso rispetto alle mafia – spiega Nicaso – ma entrambe vanno contrastate partendo da un radicale cambiamento culturale a livello globale e con un maggiore dialogo tra le forze di polizia».
Significativa è stata la testimonianza di Gaetano Saffioti, imprenditore nel settore del movimento terra e soprattutto testimone di giustizia. Lui stesso si definisce «un pazzo che ha deciso di restare» perché vuole essere una risorsa per lo Stato ma soprattutto per la società. Lo stesso Saffioti vuole ribadire come il suo non è stato un “no” al sistema criminale che lo ha asfissiato per anni, ma è stato piuttosto un “sì” alla vita e alla libertà. Non usa mezzi termini per descrivere la situazione che vive la nostra regione, che sembra fare dei passi indietro nella lotta alle mafie. «Oggi se ne parla tanto ma i fatti sono ancora troppo pochi – sostiene l’imprenditore -. Si delega allo Stato pensando che la repressione sia l’unico strumento efficace ma non basta perché il nostro sistema ha ancora troppe falle».
Anche Arturo Bova, presidente della commissione contro la ‘ndrangheta, fa mea culpa a nome di tutta la politica regionale. «Non stiamo combattendo questa lotta nel modo giusto – afferma Bova- . C’è tanta paura della ‘ndrangheta ma dall’altra parte si avverte tanta sfiducia nella politica».

Adelia Pantano
redazione@corrierecal.it





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