Per Agenas la Regione non esiste

CATANZARO Una parte del lavoro svolto dal dipartimento Tutela della Salute (insieme con i commissari al Piano di rientro) viene negato. E pure quello di cui dovrebbe occuparsi l’ufficio legale…

CATANZARO Una parte del lavoro svolto dal dipartimento Tutela della Salute (insieme con i commissari al Piano di rientro) viene negato. E pure quello di cui dovrebbe occuparsi l’ufficio legale dello stesso dipartimento. Il controricorso di Agenas, con il quale l’agenzia governativa si costituisce in giudizio per mantenere l’incarico da 200mila euro che le è stato assegnato per decreto dai commissari Massimo Scura e Andrea Urbani, si concentra su aspetti squisitamente giuridici e altri che, invece, intaccano la sostanza del lavoro svolto negli ultimi anni dalle strutture che si occupano della sanità calabrese. Chi, nelle stanze della Regione, ha letto quelle pagine ha avuto più di un sobbalzo. Il primo: tra i motivi c’è (anche) il cambiamento della parola con la quale si individua la spesa da sostenere: non più “corrispettivo” ma “contributo” (ma restano sempre 200mila euro).

AGENAS E GLI OBIETTIVI GIÀ CENTRATI Ovviamente (e per fortuna) c’è dell’altro. Agenas, soprattutto, considera la convenzione sottoscritta necessaria a realizzare gli obiettivi previsti nel Programma operativo 2016-2018 concordati con i ministeri. Questi obiettivi, secondo il controricorso, non sarebbero ancora stati completati dalla Regione. Un’osservazione che (in parte) si può anche condividere. Il problema, però, è che tra le cose che restano da fare, Agenas inserisce anche la riorganizzazione della rete ospedaliera, della rete dell’emergenza-urgenza, delle reti tempo dipendenti e delle retti cliniche. Una serie di attività che i commissari hanno portato a termine da tempo (al netto delle polemiche sollevate dalla politica regionale) assieme al dipartimento Salute e che proprio i tavoli ministeriali di verifica hanno controllato (e approvato, seppure con qualche modifica).

COME SE IL DIPARTIMENTO NON CI FOSSE Agenas, poi, passa all’elenco delle altre attività da assicurare. E pure in questo caso agli esperti è saltata la mosca al naso. Ci sarebbe, tra i compiti, quello di programmare le ulteriori reti cliniche previste dal decreto ministeriale 70 del 2015. Altra attività che potrebbe essere svolta dal dipartimento Tutela della Salute. Al punto successivo, i tecnici dell’Agenas farebbero addirittura riferimento alla revisione dell’attuale documento di programmazione della rete di assistenza territoriale. Strano, però, che questo documento sia stato completato grazie all’approvazione del decreto commissariale numero 77, anche se per la sola provincia di Cosenza. In questo caso, è come se ci fossero due burocrazie regionali: una capace di collaborare e conseguire gli obiettivi, l’altra che necessita di un consistente aiuto esterno (quello dell’Agenas, appunto). Anche la revisione dell’attuale documento della rete laboratoristica – che sarebbe un altro punto a favore del ricorso alla consulenza da 200mila euro – sarebbe già iniziato nelle stanze del dipartimento. Mentre, addirittura, il completamento delle attività relative alla revisione dei manuali di autorizzazione e accreditamento è stato completato per ben due volte (c’è stata una correzione del decreto dopo una prima approvazione). 



CATTIVI RAPPORTI Agenas, infine, riterrebbe necessaria la presenza dei propri tecnici per supportare la struttura commissariale nella valutazione della coerenza degli atti che riguardano il Piano di rientro, esautorando così l’Ufficio legale del dipartimento Tutela della salute. 
È evidente che questo insieme di motivazioni è la spia di un cattivo rapporto tra il commissario e gli uffici regionali che dovrebbero coadiuvarne l’azione. Altrimenti che bisogno ci sarebbe di richiedere l’aiuto dell’Agenas per attività che si potrebbero completare “in casa”? Non è un segreto che i rapporti tra la politica e i commissari siano molto tesi. Evidentemente lo sono anche quelli con le strutture burocratiche, che pure hanno collaborato totalizzando l’approvazione di 231 decreti in meno di due anni.

LA LETTERA DI SCURA A OLIVERIO Sullo sfondo, c’è una lettera che gli uffici del commissario al Piano di rientro hanno inviato al presidente della Regione Oliverio nello scorso mese di maggio. La comunicazione sarebbe molto dura nei confronti dell’operato del dipartimento guidato dal dg Riccardo Fatarella. Una piccola summa dei ritardi nell’approvazione degli atti e della mancata collaborazione registrata nei mesi scorsi su diversi provvedimenti (il riferimento più “pesante” sarebbe all’assenza di contributo sulla lotta alla malattia vescicolare suina, che costa alla sanità calabrese 300 milioni di euro all’anno). Ritardi e inerzie che, secondo il commissario Scura, sarebbero immotivati per una struttura con 60 dipendenti, che costa 3 milioni di euro all’anno. Dalla protesta alla proposta: il commissario ha chiesto di poter selezionare 15 funzionari che potessero collaborare direttamente con la sua struttura a Palazzo Alemanni. Dalla Cittadella non sono arrivate risposte. Da lì alla convenzione con Agenas, forse, il passo è diventato più breve.

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it







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