Il sindaco di Cerenzia: «Dal M5S solo offese e calunnie»

Egregio direttore, chiedo garbatamente ospitalità sul giornale da lei diretto al fine di poter esercitare il diritto di replica avverso il vile e squallido attacco perpetrato ai miei danni, sabato…

Egregio direttore, chiedo garbatamente ospitalità sul giornale da lei diretto al fine di poter esercitare il diritto di replica avverso il vile e squallido attacco perpetrato ai miei danni, sabato scorso, ad opera di un manipolo di scalmanati del web (web-eti) che si nascondono dietro la sigla Meetup “Amici di Beppe Grillo” (povero Grillo e povero Gian Roberto Casaleggio che si starà rivoltando nella tomba).
Preciso che avrei fatto volentieri a meno di dare ulteriore risalto al giochino di un gruppo di ragazzini (mica tanto) irrequieti, viziati e svogliati, alcuni dei quali risultano parcheggiati all’università ormai da tempi immemorabili, se non avessi temuto che le loro fandonie avrebbero potuto disorientare l’opinione pubblica, già confusa e distratta da chilometri di problemi.
Ho spesso pensato che il post elezioni ha sempre in sé strascichi polemici, delusioni non elaborate, analisi sui flussi elettorali più o meno improbabili. Una ritualità un po’ stucchevole alla quale, peraltro, gli elettori hanno fatto abitudine. Ma quanto sta avvenendo ancora oggi, a distanza di oltre tre anni dalla mia elezione a sindaco di Cerenzia e del nuovo Consiglio Comunale, ha del grottesco se non, addirittura, dell’incredibile.
Non un’analisi del voto e dell’attività amministrativa attinente ai fatti ed ai risultati, non modificabili, che l’elettorato ha decretato e che la Giunta sta puntualmente concretizzando, ma un’analisi schizofrenica fatta solo di accidia, rancori e miopia politica.
Vediamo! Di quali colpe mi sarei macchiata? Di essermi allontanata da Cerenzia? Dopo quasi tre anni e mezzo di ininterrotta attività amministrativa? Una attività intensa che non ha conosciuto sosta o riposo sin dal giorno dell’investitura, tutta volta ad affrontare l’ordinario ed a superare le emergenze. Poco più di un mese, dopo tre anni e mezzo, non per divertimento ma, al fine di poter predisporre ed organizzare il lavoro, il mio lavoro. La mia professione. Quella di medico, che esercito grazie alla laurea conseguita quasi trent’anni or sono, entro il previsto, con il massimo dei voti e la lode e non certo per meriti politici o sfruttando la carica di primo cittadino come sovente accade in Italia al giorno d’oggi, altrimenti, quasi certamente, non sarei finita in Trentino. Sì! A 1118 Km da Cerenzia.
Cos’altro c’è? La P.O. del vigile Luigi Mele? Mio Marito? Non abbiamo modificato di una sola virgola dal mio insediamento, quanto già preesisteva da oltre 15 anni. E poi, ancora, l’indennità di carica? Pari ad 800 euro la mia ed a 160 del mio vice? Mai emesso un atto in merito. Mai sfiorato l’argomento in Giunta. E’ esattamente quello che ci è stato trasferito all’insediamento e che, oltretutto, corrisponde all’indennità di carica del mio predecessore. Solo un gioco di trattenute, maggiori nell’indennità del precedente sindaco per i suoi redditi personali più consistenti rispetto ai miei.
Questa non è sana e costruttiva critica politica. Questa è un’azione di vilipendio volta tutta al dileggio ed alle mistificazioni che toglie solo tempo ed energie. Una testarda e acefala responsabilità attribuita ai fatti e non alle proprie miserie. Reazioni scomposte e rabbiose, assunte, per fortuna da una sparuta e residuale minoranza (di web-eti), che denotano un analfabetismo politico e culturale senza uguali e precedenti.
L’attuale giunta comunale di Cerenzia, senza timore di smentita, ha una sola responsabilità, se di responsabilità si tratta: aver dato brio alla cittadina che usciva piena di lividi da 20 anni di feudalesimo.
E mi fermo qui! Non vado oltre! Non vorrei abusare della sua ospitalità e preciso sin d’ora, che non tornerò più, per nessun motivo, sulla squallida vicenda, anzi, in forza della tempra che mi contraddistingue e del consenso ricevuto, prometto di ignorare i nani e le ballerine di questo circo “Barnum” composto da qualche personaggio in cerca di autore.
Di costoro si occuperà, invece, la magistratura, avendo travalicato ogni limite di civiltà, che, certamente, saprà accertare fatti e circostanze, e perseguire chi si sarà reso responsabile di offendere e calunniare, anche indirettamente, il mio decoro e la mia immagine. E qui, vorrei ricordare a me stessa che la querela è uno strumento giuridico che serve a tutelare ed a salvaguardare i diritti lesi di una persona e non un’arma atta a minacciare.
In merito alla presunta incompatibilità fra la mia professione e la carica di sindaco, invece, vorrei rassicurare un po’ tutti, evitando di scomodare ministri, presidente e Santa Sede, in Italia sono centinaia i medici-sindaci. Oppure basta chiedere alla signora Melinda Mauro, rappresentante del meetup di Cerenzia, il marito è stato presidente del consiglio comunale fino al 2013, nel corso della sindacatura del dott. Stanislao Dima, medico capo distretto a San Giovanni in Fiore e non già a Cerenzia.
E poi, infine, un pensierino vorrei rivolgerlo anche all’on. Dalila Nesci che, non le nascondo, fino a ieri, era per me un’emerita sconosciuta. Non che adesso ne sappia tanto di più, ma scorrendo il suo curriculum, non mi pare brilli per meriti speciali o requisiti particolari. Se non per il fatto che, udite! udite! ha scritto e si è formata come giornalista presso la redazione del mensile “Tropea e dintorni”. Con tutto il rispetto per il periodico di Tropea (più famosa per la cipolla e per il mare che per il giornalismo) non si tratta del New York Times. Comunque sia né questo, né la “nomina” (essendo figlia del Porcellum) a deputato le conferisce titolo per sputare sentenze, chiedere dimissioni di sorta o impartire lezioni di trasparenza. La mia intonsa moralità va ben oltre i suoi 74 voti (i nonni, gli zii e qualche cugino) alle “Parlamentarie”, meno della metà dei voti ottenuti da mio figlio per fare il rappresentante di classe.

*Sindaco di Cerenzia







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