È in gioco la base democratica del sistema

Con buona pace di un sempre più folto esercito di dietrologi e di moralisti all’ingrosso, il gruppo di lavoro che, reduce da non poche e spesso dolorose esperienze lavorative, si…

Con buona pace di un sempre più folto esercito di dietrologi e di moralisti all’ingrosso, il gruppo di lavoro che, reduce da non poche e spesso dolorose esperienze lavorative, si ritrova oggi nella redazione de Il Corriere della Calabria, ha sempre avuto un unico punto di riferimento: la notizia.
Ci è costato tantissimo. Non solo in termini di esposizione economica e professionale e non solo in chiave di isolamento e aggressione giudiziaria. Anche qualche amicizia è stata sacrificata sull’altare del rispetto dovuto alla Notizia.
La libertà dei singoli e della redazione è stata non solo tutelata ma anche assistita ed accompagnata dalla solidarietà di tutti. Unica regola: verificare la notizia fino alla paranoia, montare, smontare e rimontare il “pezzo” fino ad avere la ragionevole certezza che fosse incontaminato. Il che non ci ha impedito di inghiottire qualche polpetta avvelenata. Quando ci è capitato ne abbiamo dato notizia, insieme alle scuse.
Lunga premessa, perdonerete, per chiarire subito che ogni parola ed ogni rigo del pezzo-inchiesta di Sergio Pelaia è stato sottoposto, questa volta ancor più che in altre occasioni, a un controllo attento e ostinato.
Settimane di verifiche, paziente acquisizione di atti e documenti, presidio costante degli uffici investigativi che, per altro verso, ci lavoravano e ci lavorano.
Quel che non è stato possibile verificare, le carte che non siamo riusciti ad avere in mano avendone certificata autenticità, è rimasto fuori.
Lo dovevamo ai nostri lettori. Sia a quelli che ci amano sia, anzi soprattutto, a quelli che ci detestano. Sia a quelli che ci amano solo quando parliamo degli “altri” e ci detestano quando parliamo di “loro”.
È una vicenda grave quella che la magistratura e l’anticorruzione sono chiamati a lumeggiare.
Grave per le sue implicazioni giudiziarie, certo, ma se possibile ancora più grave per quelle politiche che ne fanno da sfondo.
Ci auguriamo, sinceramente, che il governatore Mario Oliverio riesca a dimostrare che di questa vicenda non porta responsabilità diretta, che la sua al massimo può essere una “culpa in vigilando”. Eccesso di fiducia nelle persone sbagliate?
E tuttavia è devastante apprendere che esistano organismi non istituzionali che addirittura millantano (?) di scrivere loro le delibere che la giunta regionale poi deve approvare e che addirittura sempre loro, in piena clandestinità, stabiliscono cosa deve esser fatto in giunta e cosa invece può essere lasciato alla competenza del consiglio regionale.
Qui si va oltre le persone e oltre i partiti. È in gioco la base democratica del sistema. E in giornate tristi, sulle quali spira forte il vento del populismo e dell’antipolitica, non è roba di poco conto.







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