Lorenzin: «In Calabria 800 assunzioni tra medici e infermieri»

Ministra Beatrice Lorenzin, oggi lei è stata a Reggio Calabria per il taglio del nastro del reparto di cardiochirurgia. Una struttura attesa da anni, emblema degli sprechi. Nei mesi scorsi…

Ministra Beatrice Lorenzin, oggi lei è stata a Reggio Calabria per il taglio del nastro del reparto di cardiochirurgia. Una struttura attesa da anni, emblema degli sprechi. Nei mesi scorsi la Guardia di finanza ha ipotizzato un danno erariale da 40 milioni. Chi assicura che adesso le cose funzioneranno?
«La serietà e la professionalità con le quali è stata reimpostata l’operazione. 18 milioni di euro di investimenti con tecnologie all’avanguardia (2 sale di cui 1 ibrida e tecnologie di altissimo livello). Un primario selezionato sulla base di un concorso pubblico la cui commissione è stata selezionata alla presenza di un notaio, chiara testimonianza del messaggio di novità e serietà che si è voluto dare ai cittadini. È risultato vincitore il secondo operatore del l’equipe di cardiochirurgia dell’ospedale Niguarda di Milano che ricordiamo vanta gli esiti tra i migliori di Italia. La serietà è nelle 57 nuove assunzioni dedicate alla cardiochirurgia tra cui, oltre al primario, 7 cardiochirurghe, 6 cardioanestesisti, 3 perfusionisti e 40 infermieri. Una convenzione con l’ospedale Niguarda che, oltre a rappresentare una bella pagina di collaborazione istituzionale tra nord e sud, ha consentito nei mesi scorsi la formazione del personale assunto e soprattutto garantirà l’affiancamento, per un periodo di 6 mesi, in Calabria del personale della cardiochirurgia ad opera del l’equipe milanese del Niguarda. Questo può garantire anche a Reggio Calabria, da subito, gli eccezionali esiti della cardiochirurgia milanese». Oggi si inaugura anche il nuovo pronto soccorso e il reparto di neonatologia. Questo è anche l’ospedale in cui alcuni medici sono stati arrestati con l’accusa di aver provocato la morte di alcuni neonati e praticato aborti contro la volontà delle gestanti. «Oggi la storia di questo ospedale cambia, il reparto è rinnovato con un nuovo primario, selezionato con le modalità già dette, e proveniente dal San Filippo Neri di Roma, 13 nuovi ginecologi, 11 ostetriche e 9 infermieri Oggi garantiamo in sicurezza circa 3000 parti annui e soprattutto interventi di chirurgia ginecologica di alta complessità per i quali fino a ieri le cittadine di Reggio Calabria si rivolgevano fuori regione».
Sono stati inaugurati il nuovo Pronto soccorso e il reparto di Neonatologia. Questo è anche l’ospedale in cui alcuni medici sono stati arrestati con l’accusa di aver provocato la morte di alcuni neonati e praticato aborti contro la volontà delle gestanti.
«Oggi la storia di questo ospedale è cambiata, il reparto è rinnovato con un nuovo primario, selezionato con le modalità già dette, e proveniente dal San Filippo Neri di Roma, 13 nuovi ginecologi, 11 ostetriche e 9 infermieri. Oggi garantiamo in sicurezza circa 3.000 parti annui e soprattutto interventi di chirurgia ginecologica di alta complessità per i quali fino a ieri le cittadine di Reggio Calabria si rivolgevano fuori regione».
Qual è lo stato di salute della sanità calabrese?
«Attualmente può dirsi completata la fase di riprogettazione delle reti sanitarie in coerenza con le migliori pratiche dettate dai regolamenti nazionali. Abbiamo ridisegnato la rete ospedaliera, la rete dell’emergenza urgenza, la rete dell’ictus, del politrauma, della sindrome coronarica acuta, del trasporto neonatale, la rete oncologica, del sistema trasfusionale, la rete delle cure palliative e molte altre reti di specialità. Siamo in piena fase di attuazione di quanto programmato e la giornata di oggi ne è una testimonianza, così come lo è stata nei giorni scorsi l’apertura della Pet a Cosenza e nei mesi scorsi della Terapia intensiva neonatale e della Stroke unit a Crotone e il servizio di Oncologia medica a Melito Porto Salvo. È già attivo il trasporto neonatale nell’area nord di Cosenza ed entro Natale sarà attivo anche nell’area centro e nell’area sud. Così come nell’area nord sono già attivi i sitemi di trasmissione dati e immagini dall’ambulanza ai centri specialistici e tra ospedali consentendo di far muovere le informazioni e non i pazienti. Per esempio in caso di sospetto infarto, già sull’ambulanza si prende il tracciato e lo si invia all’ospedale hub dove un equipe specializzata valuta se si tratta di un infarto o di un semplice dolore intercostale. Nel primo caso l’ambulanza si dirigerà immediatamente verso la sala di emodinamica più vicina senza perdere tempo, nel secondo caso il paziente verrà riportato a casa. Nei prossimi mesi tutto questo sarà attivo anche nell’area centro e nell’area sud. A questo si aggiungono oltre 1.700 assunzioni di personale autorizzate nei mesi scorsi dopo anni di blocco del turnover. Novecento tra medici e infermieri ad oggi hanno già preso servizio. Sono stati inoltre autorizzati 73 concorsi per nuovi primari, 10 dei quali hanno già preso servizio. Sono stati anche stabilizzati 300 precari. Nonostante questa immensa mole di spese che stanno contribuendo a rigenerare la sanità calabrese, i conti si mantengono in ordine e questa è la principale novità. I disavanzi annuali sono in diminuzione è costantemente al disotto delle coperture finanziarie, segno che si è cominciato ad intervenire sugli sprechi. Molto ancora c’è da fare ancora soprattutto sul fronte della prevenzione dove i dati sono troppo bassi e si riflettono sui valori Lea. In questi mesi si è ripartiti anche su questo fronte e contiamo di andare a regime entro giugno 2017».
Il governatore da una parte e la struttura commissariale dall’altra continuano a farsi la guerra. Lei sta con Oliverio e con il duo Scura-Urbani?
«Io credo nella collaborazione tra istituzioni e nella necessità che i cittadini calabresi trovino nella sanità di questa regione le cure di cui hanno bisogno».
Il presidente della Regione continua a sostenere che in Calabria non sono assicurati i Lea. Con questo trend i commissari resteranno fino al 2018?
«Abbiamo avuto con l’Abruzzo il primo esempio di regione che esce dal commissariamento perché capace di garantire i livelli essenziali di assistenza in tutta la Regione. Io auspico che questo possa accadere presto anche in Calabria perché Reggio dimostra che quando tutti lavorano nella stessa direzione ogni risultato è possibile. Il mio desiderio è che la Calabria possa venire fuori dal commissariamento anche prima del 2018 ma questo dipende da quando ogni provincia della regione saprà assicurare livelli di assistenza standard di qualità».
Nel suo tour calabrese ha partecipato anche a un incontro sui temi della riforma costituzionale. È una delle pochissime manifestazioni pubbliche per il Sì promosse in Calabria da esponenti di Ncd. Come mai quest’atteggiamento così attendista?
«Io sono tutt’altro che attendista, sono convinta sostenitrice del Sì. Il mio è un Sì convinto soprattutto per le modiche in campo sanitario. Il Titolo V della Costituzione ha mostrato limiti enormi, causando lo sforamento dei conti e creando sistemi sanitari diversi per ogni regione. I cittadini spesso chiedono al ministro di intervenire ma non sanno che le responsabilità sono in capo alle Regioni. A volte da Roma diamo indicazioni ma poi le Regioni fanno come gli pare, e spesso apriamo contenziosi per chi deve fare cosa. Credo sia necessaria una ridefinizione dei ruoli, non è pensabile che per i livelli essenziali di assistenza da aggiornare dopo 15 anni si debba passare da una faticosissima intesa con le Regioni. È giusto che le Regioni mantengano le funzioni di organizzazione, ma in caso di mancata attuazione delle norme generali dettato dallo Stato e che garantiscono gli standard più elevati di assistenza è altrettanto giusto che il governo possa esercitare il potere sostitutivo e prima che il disastro nella singola regione o nella singola Asl sia irreparabile».

Antonio Ricchio
a.ricchio@corrierecal.it







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