Calabria Verde, ora gli alibi sono finiti

E sì, i fatti sono ostinati. Alla fine ne ha preso atto, dolorosamente, anche Massimo Giletti. Vale per il numero dei forestali calabresi e vale per le inchieste giudiziarie. Così,…

E sì, i fatti sono ostinati. Alla fine ne ha preso atto, dolorosamente, anche Massimo Giletti. Vale per il numero dei forestali calabresi e vale per le inchieste giudiziarie. Così, la seconda puntata de L’Arena ha dovuto correggere il tiro sulla cronologia del commissariamento di Calabria Verde e sulla caratura del suo “commissario”. Ha dovuto prendere atto che il numero dei forestali non è lo scandalo mentre scandaloso è il loro utilizzo. E, soprattutto, ha avuto modo di comprendere che l’indagine sulle gare d’appalto copriva quella di cui nessuno voleva parlare: quella sulla desertificazione di pezzi importanti della Sila con tanto di mappe a testimoniarlo. Quelle mappe la cui esistenza il Corriere della Calabria ha rivelato già da qualche settimana, provocando robusti mal di pancia anche in qualche istituzione non regionale.
Anche la favoletta del tutti conniventi è tramontata miseramente: il povero forestale incappucciato per poter dire, senza rischiare la vita (sic!), che vuole lavorare ma non lo lasciano. Invece il sindaco di Longobucco, senza artifizi e camuffamenti, spiega che quando ha visto tagliare il suo bosco ha fatto partire denunce a raffica, ma si interviene solo oggi, dopo che seimila alberi storici sono stati segati da privati che ne hanno lucrato milioni a decine. Chi rischia di più, l’incappucciato operaio o il dignitoso amministratore a viso scoperto? E che c’entra Calabria Verde con quei tagli? Non è stata la regione ad autorizzarli? Sul punto anche Salvino balbetta.
Già. Calabria Verde, il comodo alibi che doveva aiutare tutti. Il manto della misericordia che avrebbe dovuto mettere in sicurezza cronisti specializzati nel depistaggio; fannulloni di antico lignaggio; politicanti di scarsa memoria. A proposito, ma davvero l’onorevole Nunzia Di Girolamo, specializzata in gestioni ospedaliere beneventane e affetta da nomadismo politico, pur avendo in mano tanti dettagli della storia della forestazione calabrese, non sa chi ha varato la legge istitutiva di Calabria Verde? E’ stata questa legislatura o quella precedente presieduta dal suo amico Peppe Scopelliti? E il voto clientelare dei forestali, esiste oggi o arriva da lontano? E i soldi sprecati per pagare i forestali, sono quelli dei contribuenti solo oggi che governa il Pd (dove milita il consorte della Di Girolamo) o lo erano anche quando li gestiva Berlusconi (insostituibile amore politico della stessa)? O, molto più prosaicamente, serviva scoprirlo oggi per bloccare il comma della Legge di stabilità che invia 130milioni per la forestazione in Calabria.
Se questo era l’obiettivo, ed esattamente questo era, è bastata la lucida analisi dello scrittore Antonio Pennacchi a metterlo in crisi: «Certo! si tratta di assistenzialismo. Ma lo hanno voluto i calabresi oppure è frutto del patto scellerato che affonda le radici nel secondo dopoguerra, quando si decise che solo in Nord doveva essere industrializzato e che occorreva farlo con l’economia e le braccia del Sud, al quale in cambio si regalavano sacche assistenziali come quella di cui ora ci occupiamo?» Se l’obiettivo era minare il salario dei forestali calabresi, è’ andata male. Alla fine il confronto dei numeri e degli ettari tra Calabria e Veneto è rimasto suggestivo ma non ha impedito di vedere oltre gli ettari e oltre i numeri. «Sappiamo che lei è una persona per bene, le auguriamo davvero buon lavoro», esclama Massimo Giletti rivolgendosi al generale Aloisio Mariggiò e chiudendo, così la trasmissione. Poco prima i “numeri” li aveva dati proprio Mariggiò: «Sono qui da meno di un anno, ho già firmato e spedito dodici comunicazioni alla Procura della Repubblica. Calabria Verde può essere una risorsa, ci lavora tanta gente per bene».
In mezzo al guado resta il governatore Mario Oliverio. Gli riconoscono il merito di avere voluto la svolta dentro Calabria Verde e di avere imposto la nomina di Mariggiò a commissario, conferendogli ampi poteri e assoluta autonomia. Gli resta però l’imbarazzo di un capo di gabinetto che è tra gli indagati per i tagli boschivi finiti a ditte non proprio in regola. E anche in questa nemesi che si gioca oggi la partita calabrese.

direttore@corrierecal.it





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