Le bordate dei commissari per Fatarella (e Mauro)

CATANZARO L’Atto aziendale dell’Asp di Cosenza torna al mittente con una solenne e doppia bocciatura: una per il documento concepito dal direttore generale Raffaele Mauro, l’altra per il vertice del…

CATANZARO L’Atto aziendale dell’Asp di Cosenza torna al mittente con una solenne e doppia bocciatura: una per il documento concepito dal direttore generale Raffaele Mauro, l’altra per il vertice del dipartimento Tutela della Salute della Regione. Le censure più trancianti sono, infatti, rivolte a Riccardo Fatarella, che aveva dato l’ok alla “magna charta” dell’Azienda sanitaria.
A lui i commissari Massimo Scura e Andrea Urbani scrivono nell’incipit: «Si rileva con rammarico che l’organo istruttorio da lei guidato e per legge formalmente posto a supporto della struttura commissariale ha presentato con parere positivo all’approvazione dei commissari un atto che presenta numerose e palesi difformità rispetto alle normative di riferimento». Di questi “errori di grammatica” Fatarella non si si sarebbe accorto. L’elenco è lunghissimo. La nuova impostazione dei distretti (che ne prevede sei, «dopo quella fantasiosa con sette distretti»), ad esempio, «fa sorgere il dubbio – scrivono Scura e Urbani – che non siano ben chiare le finalità per le quali i distretti debbano essere costituiti». Stando alla lettera recapitata dalla struttura commissariale a Fatarella, pare esserci un po’ di confusione: «I comuni afferenti alla maggior parte dei distretti sociali sono stati impropriamente distribuiti, scompaginando di fatto la rete socio-assistenziale; ad esempio, il distretto sociale Media Valle Crati è stato totalmente smembrato e i suoi comuni sono stati assegnati a tre diversi distretti sanitari; addirittura due comuni, Aiello Calabro e Lago, non compaiono in nessuno dei nuovi distretti sanitari, mentre il comune di Verbicaro è presente in due distretti».

atto aziendale asp cs

Errori di grammatica, appunto. Ma le questioni sollevate sono anche, per così dire, politiche. Per Scura e Urbani, nell’Atto aziendale sono presenti «incoerenze e difformità che, nell’ambito di uno spirito di leale collaborazione», il manager del dipartimento avrebbe dovuto quantomeno «rappresentare». Qualche esempio: a pagina 16, l’Atto aziendale presenta l’istituzione dell’Unità operativa complessa “Medicina sociale dei migranti”. Secondo i commissari «le attività riconducibili a tale struttura sono già ricomprese nelle relative Hoc ospedaliere e territoriali di riferimento e pertanto non è condivisibile l’istituzione di un’ulteriore struttura complessa con inutili aggravi di costi». Si prevede anche una Uoc “Coordinamento rete emodialitica”. Un struttura che «non è prevista dalle linee guida essendo funzione prevista nell’ambito dell’integrazione ospedale-territorio e quindi già garantita dalle Unità operative semplici territoriali e ospedaliere afferenti alla Hoc Nefrologia dell’ospedale di Rossano già prevista».
C’è, poi, l’Uoc “Centro oncologico riferimento assistenza territoriale”. Questa unità, «per come già segnalato nelle prescrizioni precedentemente inviate all’Asp da parte del dipartimento e a sua firma, risulta essere una struttura incoerente e fine a se stessa, tenuto conto che tali attività sono già svolte nell’ambito ospedaliero». In questa struttura complessa, peraltro, ne spuntano altre tre semplici «che sono già presenti nelle strutture ospedaliere e territoriali». Il piano proposto da Mauro, dunque, appare pletorico, almeno sotto certi aspetti.
Ci sono, però, anche strutture penalizzate nel dipartimento di Prevenzione. Epidemiologia, ad esempio, è stata declassata «senza alcuna motivazione dichiarata». Nelle regioni virtuose, come il Veneto, la Toscana e l’Umbria, «è riconosciuto il ruolo della epidemiologia quale disciplina di supporto per la programmazione e la governance del sistema socio-sanitario. Tutto ciò non si comprende – scrivono i commissari – né si condivide soprattutto alla luce dell’impropria previsione di altre articolazioni organizzative come la Uosd “Tossicologia preventiva” e la Uos “Psichiatria forense”, che si riferiscono ad attività non rientranti nella mission della prevenzione collettiva».
Le osservazioni, dicevamo, sono molte e molto tecniche. Il senso, però, è chiarissimo: l’atto aziendale va riscritto. Così com’è non passerà mai l’esame della struttura commissariale. Tra l’altro, nel documento «non è presente né l’elenco del personale suddiviso per ruolo/qualifica professionale e per struttura di assegnazione né la previsione di dotazione organica a supporto della riorganizzazione». Particolare di non poco conto, visto che questi dati «sono di fondamentale importante per la valutazione della compatibilità dell’organizzazione proposta con la disponibilità delle risorse umane, economiche e finanziarie». La palla adesso torna a Fatarella. E al dg Mauro. L’emendamento che potrebbe mettere il governatore Oliverio al timone della sanità passerà all’esame del Senato. La politica forse inizierà a gestire il settore da gennaio. Per adesso guidano i commissari. E per i manager nominati dalla giunta regionale sono dolori.

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it







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