La debacle referendaria del Pd scuote Catanzaro

CATANZARO Il referendum è passato e sul campo elettorale catanzarese ha lasciato macerie. Soprattutto in casa dem dove la vittoria schiacciante del fronte del No conferma a Renzi come i…

CATANZARO Il referendum è passato e sul campo elettorale catanzarese ha lasciato macerie. Soprattutto in casa dem dove la vittoria schiacciante del fronte del No conferma a Renzi come i luogotenenti locali non abbiano avuto la forza (o la voglia?) di contribuire alla riforma costituzionale. Anzi, addirittura sembra l’abbiano deliberatamente impallinata.
Un’esperienza non nuova sui Tre Colli, dove la politica ha dimostrato di mal digerire le novità e quindi, quasi come una malattia autoimmune, qualcuno attacca nell’ombra il suo stesso partito e rema contro. Una scommessa sul disastro che però questa volta rischia di complicare le cose in maniera imprevista.
Tra pochi mesi Catanzaro dovrà eleggere il proprio sindaco e più che di una alla primogenitura del candidato democratico si può parlare di montagne russe.
Già nei giorni scorsi i vari Ciconte, Costanzo e Guerriero con il sostegno di Flora Sculco, avevano trovato un accordo con Maurizio Mottola di Amato. Ma la sua fuga in avanti con l’annuncio della candidatura “con una lista civica” non era affatto piaciuta.
Martedì poi, lo stesso candidato in pectore ha fatto visita al sindaco Sergio Abramo: novanta minuti di colloquio finalizzato, pare, a conoscere il funzionamento della macchina amministrativa. Un’uscita non concordata che ha suscitato sorrisi ironici a mezza bocca ma soprattutto perplessità sull’affidabilità del candidato in merito ad un progetto solido. Quindi adesso liberi tutti? Probabilmente sì. E allora Loiero torna ad essere un interlocutore interessante per il gruppo di cui sopra. Proprio lui che nei giorni scorsi aveva ipotizzato la candidatura di una donna è che aveva anche incassato un sostegno pubblico alla proposta da parte di Donato Veraldi.
Intanto la lettera aperta a Renzi da parte di Enzo Bruno alla vigilia del voto sul referendum ha indispettito e non poco Guerini e tutto l’entourage del premier dimissionario, tanto che il famoso lanciafiamme evocato da Renzi mesi fa per fare pulizia in Calabria, potrebbe colpire non solo Magorno ma anche Bruno.
Bruno che è anche il più acceso sostenitore dell’accordo elettorale con Ncd. Ma gli alfaniani che in città fanno capo al senatore Piero Aiello, per ora nicchiano: il candidato scelto sarebbe stato il consigliere regionale Sinibaldo Esposito, affascinato dall’ipotesi Senato per i sindaci nel caso di vittoria del “Sì”. Con la riforma affossata, la disponibilità del medico è venuta meno, così le alternative non sono tante. Sebbene Marco Polimeni, 30enne consigliere comunale, goda della stima del partito e di un buon numero di elettori, il suo nome sarebbe la soluzione scelta solo nel caso in cui Ncd non decidesse di apparentarsi al primo turno con l’intento di contarsi e andare al ballottaggio con un peso da ago della bilancia.
In casa centrodestra, registrato l’approfondimento per l’ingresso in consiglio regionale di Wanda Ferro, Abramo può respirare: Forza Italia, al momento, ha solo lui su cui puntare quindi lo sosterrà assieme alla maggioranza che il sindaco ha costruito qualche mese fa.
Da non escludere il riavvicinamento tra Tallini e Aiello, ma sul punto sarà determinante la situazione politica nazionale: qualora si ufficializzasse la sinergia tra Pd ed Ncd alle elezioni politiche, difficilmente ci sarà un accordo locale tra Ncd e Forza Italia.
Proprio le elezioni politiche avranno infatti un ruolo determinante su quelle amministrative catanzaresi, ancora di più se, come pare, Renzi riuscirà ad ottenere di andare al voto tra fine marzo e inizio aprile, proprio qualche settimana prima della chiusura della presentazione delle liste elettorali a Catanzaro.

Alessandro Tarantino
a.tarantino@corrierecal.it





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