«Con Oliverio gli Scopelliti boys»

Wanda Ferro, quando rientra in Consiglio regionale? «Sono stati compiuti tutti i necessari adempimenti, e ringrazio il presidente Irto per la celerità con cui è stata data esecuzione alla sentenza…

Wanda Ferro, quando rientra in Consiglio regionale?
«Sono stati compiuti tutti i necessari adempimenti, e ringrazio il presidente Irto per la celerità con cui è stata data esecuzione alla sentenza del Tar. Entrerò in Consiglio nella prima riunione utile dell’Assemblea, quando ci sarà modo di illustrare il mio impegno per questa seconda parte di legislatura».
Si unisce anche lei al coro di quelli che sostengono che finora è mancata l’opposizione al governatore Mario Oliverio?
«La mancanza di una vera opposizione a chi governa, così come il trasversalismo e il trasformismo, è uno dei mali della nostra terra. La funzione di controllo è fondamentale, così come è importante che la minoranza sia capace di dare un contributo di  proposte a chi governa, sempre nel rispetto e nella chiara distinzione dei ruoli. Questa distinzione in questa prima fase di legislatura non è stata sempre molto chiara». 
Esistono, insomma, due livelli di minoranza nell’Astronave calabrese?
«Ci sono consiglieri che hanno fatto opposizione seria e coerente al governo regionale, con i quali mi sono costantemente rapportata, ma ritengo che da gran parte dei banchi della minoranza non ci sia stato quell’impegno che i calabresi si sarebbero aspettati. Anzi alcuni eletti nel centrodestra hanno trovato presto delle convergenze politiche con il governatore, probabilmente iniziate già in campagna elettorale. Eppure di argomenti per contestare l’operato di Oliverio e della sua giunta ce ne sarebbero davvero tanti, considerando l’immobilismo che da due anni a questa parte contraddistingue un governo regionale rivelatosi del tutto incapace di dare una sterzata alla situazione gravissima in cui versa la Calabria. Non so se questa indulgenza nei confronti del governatore sia dovuta a mera indolenza o a veri e propri inciuci, ma credo sia giunto il momento di scuotere questa sorta di palude stagnante che è il dibattito politico regionale: una calma dietro la quale si nasconde il rischio che qualche consigliere di minoranza abdichi a quel ruolo di stimolo e controllo che è garanzia fondamentale del perseguimento degli interessi dei cittadini». 
Si è fatta un’idea di chi le ha tramato contro, durante l’approvazione della legge elettorale, per tenerla fuori dal Consiglio?
«Si è detto molto in questi anni della “manina” occulta che ha modificato la legge elettorale in termini palesemente incostituzionali: è chiaro che la modifica ha dato a qualche consigliere uscente maggiori possibilità di essere rieletto, ma ci sono anche evidenti responsabilità degli uffici regionali competenti che hanno consentito l’introduzione di una norma illegittima. Sarebbe opportuno conoscere le responsabilità di chi ha messo mano a quel testo, ad ogni livello». 
Lei ha chiesto una commissione d’inchiesta per accertare cosa è successo realmente in quei giorni così concitati. Ha avuto rassicurazioni, in tal senso, dai vertici di Palazzo Campanella?
«L’istituzione delle commissioni d’inchiesta è espressamente prevista dall’articolo 32 dello Statuto della Regione Calabria, e ha il compito di svolgere inchieste, tra l’altro, sull’attività amministrativa della Regione. Ritengo che sia doveroso nei confronti dei cittadini fare chiarezza su quanto avvenuto, anche per i danni evidenti provocati all’amministrazione sia in termini economici che rispetto alla piena legittimazione dell’organo elettivo. Ed è doveroso anche nei confronti di chi, come Giuseppe Mangialavori, ha lavorato per due anni con capacità e coerenza ed oggi si trova fuori dall’assemblea. Un’operazione verità, che ho chiesto all’indomani della mia esclusione e che continuo a chiedere oggi, della quale si dovrebbe assumere la titolarità anche la politica, anziché delegare ancora una volta soltanto alla magistratura». 
A quale gruppo politico si iscriverà?
«Sicuramente al gruppo Misto». 
Una scelta alquanto anomala quella di andare al Misto, se si considera che è pur sempre la vicecoordinatrice di Forza Italia…
«Non è una scelta anomala poiché ritengo che il mio ruolo possa e debba essere quello di dare nuovo slancio al lavoro della minoranza, cercando di riunire le forze di tutti coloro che, anche oltre Forza Italia, vogliono mettere in campo una seria e onesta opposizione al governo regionale». 
L’ultima inchiesta della magistratura ha dimostrato quanto fallimentare si sia rivelato il “modello Scopelliti”. Eppure molti dei protagonisti di quella stagione hanno fatto campagna elettorale per lei alle Regionali del 2014…
«Alcuni esponenti del centrodestra della precedente legislatura si sono candidati nelle tre liste che avevo a mio sostegno, come era naturale che fosse, ma è forse il caso di ricordare che tanti di loro hanno scelto di rigenerarsi nel carrozzone elettorale di Mario Oliverio, che non ha faticato ad accogliere nelle sue liste tantissimi transfughi, pronti a cambiare bandiera per intercettare il vento della vittoria del centrosinistra. Senza contare che lo stesso Oliverio ha confermato importanti dirigenti che sono stati protagonisti dell’azione di governo di Scopelliti. Sono convinta che si debbano sostenere con strumenti normativi sempre più efficaci i partiti nella composizione della liste, per evitare la candidatura di persone che non siano di specchiata onestà». 
Perché la Calabria è indietro anche su questo versante?
«Purtroppo in questa regione è ancora inefficace quel controllo sociale che è nelle mani dell’elettorato: quei politici che finiscono accusati di malaffare non vengono imposti dall’alto, ma sono eletti dai cittadini, spesso con enormi consensi. Certo, il diffuso clientelismo è il prodotto di una vasta situazione di bisogno oltre che di una scarsa partecipazione della gente alla vita politica, ma credo che i cittadini debbano per primi essere i protagonisti di una rivoluzione culturale, dicendo no alle promesse di raccomandazioni, di posti di lavoro, di commesse facili. La politica deve fare la propria parte intensificando l’azione di controllo, per quanto è nelle sue possibilità, e soprattutto sapendo operare scelte di trasparenza e di legalità laddove ha piena responsabilità: un conto è se i cittadini votano un candidato corrotto, un conto è se chi ha responsabilità di governo affida incarichi a persone di dubbia moralità, a persone sotto indagine, o magari a soggetti già condannati per reati contro la pubblica amministrazione». 
Un’ultima domanda: a Catanzaro lei sosterrà il sindaco uscente Sergio Abramo?
«Sarò al fianco di Sergio Abramo perché ha dimostrato in questi anni di sapere amministrare la città in maniera efficiente, ottenendo ottimi risultati, come il risanamento delle partecipate e l’avvio di decine di importanti cantieri fermi da tempo. Tutto ciò in un contesto estremamente difficile, perché non dobbiamo dimenticare che il governo nazionale, dopo aver distrutto le Province, sta lasciando anche i comuni senza gli strumenti necessari per dare servizi ai cittadini. Forza Italia sta perseguendo da tempo, con coerenza, un percorso per la ricandidatura di Abramo, attorno al quale auspichiamo di ricompattare tutto il centrodestra e chi ha interesse al bene della città».

Antonio Ricchio
a.ricchio@corrierecal.it





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