Ines Nervi, un’altra calabrese tra le madri della Repubblica

Che la ricerca non fosse stata semplice lo ha ammesso la stessa presidente della Camera Laura Boldrini che ha voluto, dentro Montecitorio, la “Sala delle donne” dove sono esposte le…

Che la ricerca non fosse stata semplice lo ha ammesso la stessa presidente della Camera Laura Boldrini che ha voluto, dentro Montecitorio, la “Sala delle donne” dove sono esposte le foto delle prime donne impegnate nelle istituzioni repubblicane, tra cui le dieci sindache elette dopo le amministrative del 1946, le prime libere e a suffragio universale nella storia dell’Italia.

Già quella “difficile ricerca” ha consegnato alla Calabria un primato ai più sconosciuto: la prima in senso assoluto fu la calabrese Caterina Tufarelli Palumbo in Pisani, eletta a soli 24 anni sindaca di San Sosti.

Anche il quotidiano La Stampa di Torino del 24 marzo 1946, in un trafiletto in prima pagina, con il titolo “La prima donna in Italia eletta a sindaco” dava conto di questa assoluta novità: «Un’interessante e significativa primizia elettorale in Italia, dove alle donne è stato concesso solo ora il diritto di voto, viene da San Sosti (Cosenza), dove a capo dell’amministrazione comunale è stata eletta una donna. Il sindaco che la cittadina calabrese ha all’unanimità eletto è la signora Ketty Tufarelli, madre di un bambino e sposa dell’avv. Baldo Pisani». Di questa primizia si era poi persa traccia tanto che si dava per scontato che questo particolare primato spettasse ad Ada Natali, sindaca di Massa Fermana, eletta invece una settimana dopo Caterina Tufarelli.

La seconda foto presente è quella dell’altra calabrese, Lydia Toraldo Serra, eletta nel mese di aprile sindaca di Tropea.

Già così la Calabria, che non è mai stata individuata come esempio di impegno politico femminile, poteva vantare, al pari della Sardegna, due delle dieci prime cittadine italiane, tanto che per ritrovare un’altra donna a capo delle nascenti amministrazioni comunali bisognava risalire la penisola fino alla provincia di Rieti.

Adesso bisogna fare spazio per l’undicesima foto, sempre di una sindaca calabrese, quella di San Pietro in Amantea. Il 3 giugno sarà l’occasione per scoprire il nuovo ritratto che andrà ad aggiungersi a quelli delle madri della Repubblica, sempre nella Sala delle donne.

Il sindaco della piccola comunità del tirreno cosentino, Gioacchino Lorelli, si è recato a Roma su invito della presidente della Camera, per presenziare all’iniziativa e mostrare i documenti dell’archivio comunale che attestano che tra le “ragazze del ‘46”, c’è un’altra calabrese: Ines Nervi in Carratelli, maestra elementare, eletta sindaca di San Pietro in Amantea nel consiglio comunale del 31 marzo 1946.

Ricordiamo che le prime elezioni amministrative del 1946, per motivi politici e di opportunità, non si tennero in un’unica tornata, ma furono frammentate in svariate domeniche tra la primavera e l’autunno, inframmezzate dal referendum costituzionale sulla forma di governo e dalle elezioni politiche.

«Ho chiesto alla presidente Boldrini – ci ha detto il sindaco Lorelli – di aggiungere nella sala allestita a Montecitorio la foto di Ines Nervi che gli ho consegnato. Richiesta che ha accolto prontamente e con entusiasmo. Mi pare il giusto riconoscimento non solo alla persona ma alla storia della nostra comunità che ha saputo interpretare, in un periodo complesso, il senso e il valore della nuova cittadinanza che si andava realizzando nel dopoguerra affidandosi ad una donna per la ricostruzione della nuova politica locale».

«Con tre sindache su undici la nostra regione diventa la prima in assoluto di questa particolare graduatoria e mostra un volto finora sconosciuto, positivo, se si considera che in quell’elenco sono assenti regioni come Toscana, Piemonte, Liguria. C’è da capire come mai nel prosieguo della vita politica della nostra regione il ruolo delle donne sia diventato così minoritario. Le vicende di queste donne tenaci, sindache in un periodo certamente tra i più difficili e drammatici della storia del Paese, testimoniano che non c’è nulla di inevitabile in ciò che accade, nei destini delle comunità. Mi auguro adesso che la Commissione pari opportunità della Regione tragga spunto da queste belle storie per valorizzarne ulteriormente il profilo storico e politico e indicarle come testimonianza di una Calabria che non ha solo il volto negativo delle emergenze».

Quando Ines Nervi fu eletta sindaca di San Pietro in Amantea aveva 42 anni, era sposata, già madre di due figli e svolgeva la professione di maestra elementare. Eletta, al pari delle altre due sindache calabresi, come capolista nella democrazia cristiana, ricoprì la carica di prima cittadina ininterrottamente fino alle successive elezioni amministrative del 1952. Morì all’età di 83 anni nel suo paese a testimonianza di un legame fortissimo con la sua gente e il suo ambiente. Ines Nervi assunse la carica di sindaca quando il paese era al massimo della sua evoluzione demografica, con circa 1.700 abitanti. Da allora un declino demografico inarrestabile ha portato la piccola comunità ad appena 500 residenti. Un destino apparentemente ineluttabile come quello di altre decine e decine di piccoli comuni calabresi che invece storie di impegno e ostinazione come quelle di Caterina, Lydia, Ines, ci insegnano che non c’è sorte da subire passivamente.

*Giornalista





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