Terremoto nei Gd di Reggio: in 300 aderiscono ad Articolo 1

REGGIO CALABRIA «Rigida, netta, insanabile e profonda». Un gruppo numeroso di ex dirigenti dei Giovani definiscono così la fuoriuscita dal Partito democratico di 300 iscritti e simpatizzanti nel Reggino. E…

REGGIO CALABRIA «Rigida, netta, insanabile e profonda». Un gruppo numeroso di ex dirigenti dei Giovani definiscono così la fuoriuscita dal Partito democratico di 300 iscritti e simpatizzanti nel Reggino. E se i dem reggini perdono pezzi, il progetto di sinistra progressista di “Articolo 1” inizia a radicarsi sul territorio abbracciando coloro che hanno lasciato una formazione ormai perdutamente renziana lontana dai più deboli.
«Abbiamo deciso di far politica sin da giovanissimi per migliorare lo stato delle cose, combattere le ingiustizie e le disuguaglianze, immaginare un mondo basato su uguaglianza, giustizia sociale, conoscenza e diritti. Avevamo deciso di farlo nel Pd perché ancor prima dell’ambizione di un partito a vocazione maggioritaria, credevamo in un partito che avesse una vocazione collettiva, che fosse una grande comunità che lottasse, condividesse ideali e riuscisse ad imprimere quel cambiamento tanto predicato ma mai praticato nella società» è un primo passaggio del documento politico firmato dall’ex segretario provinciale Gd Tripodi e dagli ex Gd. 
«Sono tantissimi i giovani che in questi anni grazie all’attività continua svolta dal nostro gruppo giovanile si sono avvicinati al Pd, studenti, giovani professionisti, giovani impegnati nel sociale, nel mondo civico e dell’associazionismo, energie preziose e testimoni di un modo di fare politica sano, libero e genuino, disinteressato e lontano dalle logiche di palazzo, dal carrierismo cinico e dal correntismo disomogeneo. Abbiamo cercato fino all’ultimo di rimanere nel partito per il quale abbiamo speso una parte della nostra vita. Abbiamo accettato tutto, men che meno la “mutazione genetica” per la quale il Partito democratico di Renzi si è inesorabilmente e drammaticamente trasformato in un partito a vocazione personale, in cui a predominare è l’idea del capo che, sconfitto dal voto popolare del 4 dicembre, ha pensato bene di farsi legittimare in un congresso rapido e senza discussione, che ha trasformato una comunità politica in un popolo di tifosi – si legge – la mutazione si riferisce tanto a toni e modi, quanto più alle azioni di governo in cui il Pd di Renzi ha drammaticamente tradito e creato forti lacerazioni con il suo popolo. Dalla “Buona scuola”, in cui prevale vergognosamente la figura del “preside manager” con l’assenza totale del confronto con studenti e docenti, al “Jobs Act”, nel quale in nome del precariato e dei voucher si è abolito l’Articolo 18 facendo sì che venisse meno la tutela dei lavoratori e dei loro diritti a favore dei padroni. Per poi passare all’arrogante “ciaone” verso 13 milioni di italiani votanti al referendum sulle trivelle, alla rottura con il mondo dei sindacati,  ed infine per concludere con la campagna referendaria del 4 dicembre personalizzata da presunzione e contenuti imbarazzanti in nome di un “sì” sonoramente bocciato dai cittadini in difesa della Costituzione».
«È ormai evidente come il nostro ex partito si sia trasformato radicalmente in un partito personale di centro, pronto ad alleanze trasversali con i vari Verdini, Berlusconi ed Alfano. Adesso però la misura è colma ed i tempi sono maturi per la fondazione di un nuovo centrosinistra. Aderiamo convintamente ad “Articolo 1” perché siamo per una nuova agenda italiana ed europea basata sul riscatto dei giovani che più di tutti soffrono le crisi del capitalismo finanziario – affermano gli ex Gd – ancor di più nel Mezzogiorno con più disuguaglianze e meno opportunità e diritti. Partiamo dall’Articolo 1 della nostra Costituzione perché siamo convinti che il lavoro, insieme alla conoscenza, rendano l’uomo libero dal bisogno. Insieme a Roberto Speranza ci siamo confrontati sull’esigenza di fondare un progetto nazionale con le giovani generazioni che possano sentirsi libere di esprimersi». 
«Saranno tante le priorità politiche di Articolo 1: scuola, lavoro, uguaglianza, welfare, ambiente. Insomma, difesa e attuazione della nostra Costituzione. Sin da subito ci attiveremo per radicare il movimento nel Reggino in modo aperto, inclusivo, largo e collettivo, tra la gente. Il vento soffia ancora, noi ci siamo» è la chiusura di Tripodi e compagni.
A firmare il documento circa 300 ex iscritti,militanti e simpatizzanti del Pd. Oltre ad Alex Tripodi, ex segretario provinciale Gd e membro della commissione politiche giovanili di Reggio Calabria, spiccano diversi dirigenti di primo piano dell’organizzazione giovanile del Pd, tra cui Rossana Romeo ex rappresentante della direzione nazionale dei Gd, Giuseppe Martino, ex dirigente regionale Gd e membro della commissione metropolitana politiche giovanili, Giuseppe De Caria, ex coordinatore della Piana di Gioia Tauro dei Gd e vicepresidente della consulta provinciale studenti, Giuseppe Romeo, ex coordinatore della Vallata del Gallico Gd e consigliere comunale, Emanuele Gioffrè, ex segretario dei Gd Bagnara, Francesco Nicolò, ex dirigente regionale Gd e presidente della consulta provinciale studenti, Lorenzo Marino, ex segretario Reggio Sud Gd, Antonio Marino, ex dirigente regionale Gd, Paolo Gramuglia, ex dirigente regionale Gd, Antonino Vazzana, ex dirigente regionale Gd, Gabriele Cortale, ex coordinatore della locride dei Gd, Mirko Lamberti, ex Gd reggino.







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