I “Ricostituenti” del Pd: «Così si consegna la Calabria alla destra»

  LAMEZIA TERME «Così come stiamo procedendo non va. L’umore dei cittadini è un umore contrario a quello che fa il partito e la Regione. Nel partito va in scena…

 

LAMEZIA TERME «Così come stiamo procedendo non va. L’umore dei cittadini è un umore contrario a quello che fa il partito e la Regione. Nel partito va in scena una sorta di democrazia “recitativa”, come direbbe Emilio Gentile che usa il termine nei suoi libri. Significa che c’è tutto lo scenario della democrazia, c’è tutto il rito della democrazia però poi a decidere sono in due o tre e questo non va bene perché questo è un partito che nel logo porta l’aggettivo democratico. Io sono stato l’unico calabrese a far parte dei 45 fondatori del Pd e ricordo un dibattito interminabile per inserire accanto all’aggettivo democratici anche l’aggettivo federale, perché tutte le decisioni dovevano nascere dal basso. E invece così il basso proprio non esiste. Noi interpretiamo questo malessere che è diffusissimo in Calabria a cominciare dalla provincia di Cosenza dove abitano sia il presidente (Mario Oliverio, nda) che il segretario (Ernesto Magorno, nda)». Così Agazio Loiero, ex presidente della Regione Calabria, a margine del confronto aperto che, partendo dal titolo, manda un avvertimento a quelle forze del Pd che governano la Calabria: “Democratici, così non va”. È l’adunata dei “Ricostituenti”, che a Lamezia ha attirato gli scontenti dem. «Noi non vogliamo regalare, dopo lo scempio della gestione Scopelliti, di nuovo alla destra questa regione. Questo è l’obiettivo», ha aggiunto Loiero.

NACCARI CARLIZZI: IL “CANTIERE” HA FALLITO «Noi non ci schieriamo contro il governo Oliverio – specifica Demetrio Naccari Carlizzi, ex assessore regionale – noi abbiamo dato un contributo determinante, importante alla Regione perché credevamo che ci fossero le condizioni per costruire una regione diversa dopo l’esperienza dell’ultima consiliatura (il centrodestra guidato da Giuseppe Scopelliti, nda). Oggi ci poniamo il problema dei limiti dell’azione, ci poniamo il problema di un Partito democratico e di un governo regionale che devono uscire da una dimensione di autocelebrazione. Il lavoro deve essere assolutamente aperto con la società calabrese, con i corpi intermedi con le tante realtà che esistono in Calabria. Se dobbiamo elevare una critica possiamo dire che il “Cantiere” dell’Unical poteva essere l’opportunità non tanto per un marketing ma per approfondire le diverse opzioni di scelta di governo nei vari settori, confrontarle anche alla luce dell’importanza strategica di un luogo di ricerca e coinvolgere la Calabria nelle scelte che bisogna fare per risollevare la regione. Tutto ciò non è stato». «Se chiedere un cambio di passo significa essere avversari chiaramente noi lo siamo – afferma Naccari Carlizzi –. Se invece questo è un metodo che dovrebbe informare un modello di partito aperto che punta a sostenere nei fatti e non a celebrare, semplicemente sovrapponendosi alle istituzioni, questo è un dato che offriamo alla riflessione dei tanti amici del Pd che probabilmente come noi vorrebbero dei luoghi dove confrontarsi». Naccari Carlizzi sostiene che la nuova corrente, quella che chiede maggiore dialogo coi vertici istituzionali del partito, sarà presente ai congressi provinciali. «Vogliamo dei congressi che ricostituiscano dei luoghi di discussione – dice – visto che oggi questi organismi non ci sono più, nella sostanza sono decimati per una serie di eventi che si sono succeduti. Riteniamo che dai congressi provinciali al congresso regionale che andrebbe fatto nel più breve tempo possibile ci debba essere l’opportunità per confrontare linee opzioni e proposte». 

GUCCIONE: «LA CALABRIA ARRETRA» «Il Pd da tre anni a questa parte ha perso tutte le amministrative che ci sono state nella nostra regione. Basti pensare a Cosenza, Catanzaro, Crotone, Lamezia. Oggi a tre anni dalle elezioni regionali quei segnali di cambiamento e di discontinuità rispetto al passato non ci sono. Si tratta di rimettere insieme le migliori forze del partito democratico di trovare i valori del partito e farlo diventare una casa comune, non una casa per pochi». All’incontro non è mancato Carlo Guccione, consigliere regionale. «L’iniziativa di oggi – specifica Guccione – parla ai calabresi, non solo agli iscritti del Partito democratico ma vuole affrontare i nodi essenziali di sviluppo di questa regione. Sono tre anni e tutti i dati della Calabria sono negativi che dimostrano che la Calabria è ferma, anzi, arretra; vuol dire che c’è qualcosa che non va, nonostante le risorse che ci sono ma non si spendono. Penso ai tre nuovi ospedali di Gioia Tauro di Vibo e della Sibaritide. Sono passati nove anni e ancora non siamo riusciti a mettere la prima pietra. Sono 438 milioni di euro fermi. Da questo punto di vista io penso che se proseguiamo così siamo nelle condizioni di riconsegnare la Calabria alla destra».







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