Congressi Pd, a Catanzaro in pole Cuda

CATANZARO Il Pd calabrese si avvicina a grandi passi alla scelta dei segretari provinciali. E mentre a Reggio Calabria il banco è saltato e a Cosenza c’è aria ci competizione…

CATANZARO Il Pd calabrese si avvicina a grandi passi alla scelta dei segretari provinciali. E mentre a Reggio Calabria il banco è saltato e a Cosenza c’è aria ci competizione tra candidati, Catanzaro sonnecchia.
Almeno in apparenza, perché sotto traccia le grandi manovre sono iniziate già da tempo.
Parola d’ordine: candidato unitario. Ufficialmente per dare l’idea di un partito compatto e coeso, ufficiosamente per sistemare in fretta alcuni nodi in vista delle elezioni politiche del 2018 quando al segretario provinciale di Catanzaro toccherà il compito, qualora la legge elettorale rimanesse immutata, di costruire il listino dei candidati sicuri di essere eletti.
Il profilo che sembra avere tutte le carte in regola è quello di Gianluca Cuda, sindaco di Pianopoli, politicamente vicino ad Enzo Bruno ed Ernesto Magorno.
Sul suo nome si registra la convergenza dell’area che fa capo al governatore Mario Oliverio e il placet di Nicola Adamo. Insomma una gioiosa macchina da guerra che non dovrebbe avere alcun problema al congresso. Anche perché proprio Pianopoli, nei mesi scorsi, era finita al centro di una polemica per un numero di tessere Pd enorme rispetto alla media regionale e rispetto al numero di abitanti: su 2500, circa 350 (il 15%) risultano iscritti ai democratici.
Una potenza di fuoco non indifferente in una provincia che conta poco più di 5000 tessere in 80 Comuni.
Tra malumori e mal di pancia, quindi, la candidatura di Cuda potrebbe essere digerita da tutti, anche dai “ricostituenti” di Loiero: l’ipotesi di candidare il ricercatore universitario Ernesto Palma è sì realtà, ma i numeri a suo sostegno non sembrano essere neanche lontanamente in grado di impensierire Cuda.
Quanto a malumori, la piazza virtuale di Facebook ha accolto gli sfoghi pubblici di Andrea Scalzo, segretario dei Giovani democratici di Catanzaro dimessosi all’indomani della sconfitta elettorale di Enzo Ciconte, e quello di Giovanni Davoli, che si definisce dirigente “dormiente” del Pd.
Il primo, commentando la scelta di Cuda, stigmatizza: «Il “candidato unitario” alla segreteria provinciale del Pd viene indicato da aree legittimate da una bella collezione di fallimenti elettorali e programmatici. L’unitarietà si accerti prima, magari… Non si sente, non si vede e non si parla. Sarebbe unitario se si potesse convocare un’assemblea provinciale con la quale discutere la candidatura in questione e magari verificare appunto l’esistenza di altre piattaforme che vorrebbero contrapporsi. Le tessere non riflettono il dato elettorale, nei grandi centri perdiamo e la lista Pd raccoglie molliche in giro ovunque. E qualcuno vorrebbe proporsi capolista a Catanzaro: ci vuole la faccia da bronzo».
Amareggiato il commento di Davoli: «Quegli stessi dirigenti (che hanno finora gestito il partito, ndr) continuano a riproporsi per guidare il partito che sembra ai miei occhi e non solo, inesistente da tutti i punti di vista. Mi domando e vi domando cosa lavorate a fare e quali sono i vostri obiettivi se nelle sfide decisive avete dimostrato l’inesistenza politica ed elettorale? Con le tessere pensate di guidare un partito che voi stessi avete contribuito a retrocedere non solo elettoralmente ma anche e soprattutto politicamente? Ma perché continuate a giocare con la politica se non avete il gusto della sfida e della visione?».
Intanto, il 28 ottobre si avvicina e i giochi, anche per la partita nazionale, sono già fatti.

Alessandro Tarantino
a.tarantino@corrierecal.it







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