Renzi e la Calabria che scorre dal finestrino – VIDEO

REGGIO CALABRIA La Calabria scorre dal finestrino e Renzi prende appunti «su quello che c’è da fare». Nel corso del suo viaggio in treno l’ex premier avrà senz’altro capito che…

REGGIO CALABRIA La Calabria scorre dal finestrino e Renzi prende appunti «su quello che c’è da fare». Nel corso del suo viaggio in treno l’ex premier avrà senz’altro capito che il vero guaio della regione è la sua inaccessibilità. Al punto che Renzi e tutto lo stato maggiore del Pd calabrese, per raggiungere tutte le tappe in programma, hanno dovuto più volte lasciare il treno per proseguire in auto. E su che strade poi. Quando il segretario arriva al Belvedere di Capo Vaticano, più di due ore dopo (con sosta alle Fattorie della Piana, a Rosarno) dalla partenza da Reggio, si sente quasi in dovere di specificare che «le infrastrutture sono una questione su cui abbiamo investito molto, ma la stragrande maggioranza delle opere ancora non potete vederle: a parte l’A2, non si vede la nuova 106, i cui cantieri partiranno nella primavera del 2018, né i risultati delle ferrovie». Cioè l’ammodernamento della tratta jonica. «Io ci metto tre ore per fare andata e ritorno da Firenze a Roma, e non è giusto che i calabresi siano cittadini di serie B perché non hanno trasporti all’altezza».

I BIG DEL PARTITO Per tutto il tour, «un viaggio che non è pensato per fare discorsi, ma per ascoltare la gente», Renzi di quella gente comune ne vedrà poca, circondato com’è da tutti i big del partito: sindaci, consiglieri regionali, deputati, aspiranti parlamentari. Un vero e proprio assedio cominciato alla stazione Centrale di Reggio. Sul treno ci salgono i deputati Ferdinando Aiello, Sebastiano Barbanti, Enza Bruno Bossio (il marito Nicola Adamo, ex vicepresidente della giunta, rimane sulla banchina) e Stefania Covello; i consiglieri regionali Sebi Romeo, Mimmo Battaglia; il presidente del Consiglio Nicola Irto. Una parentesi “intima” Renzi la concede solo al sindaco Giuseppe Falcomatà, con cui visita i cantieri (finanziati con il Decreto Reggio) del Parco Lineare Sud. A bordo c’è anche la componente della segreteria nazionale Angela Marcianò, che all’ex premier consegna un dossier con tutte le criticità del territorio e con le possibili soluzioni politiche ed economiche.
Ma c’è spazio anche per la contestazione. Prima della partenza la banchina è assediata da diverse decine di attivisti di Fratelli d’Italia, capeggiati dal consigliere comunale Massimo Ripepi. Che attacca: «Renzi è venuto qui decine di volte, torna per prenderci in giro, visto che ci hanno rubato anche l’aeroporto?». La risposta di Renzi arriva qualche ora dopo: «Quando un partito non ha idee va a contestare quelle degli altri. Noi gli diamo visibilità, svolgiamo una funzione sociale per i camerati di FdI».
Per un attimo fa capolino anche l’ex assessore regionale Nino De Gaetano, che però non si accomoda su una delle poltrone del treno di “Destinazione Italia”.

SUL TRENO Subito dopo il fischio del controllore (una donna, quasi relegata in un unico vagone del convoglio che, in teoria, dovrebbe comandare), Renzi si chiude in uno scompartimento insieme a tutto l’organigramma del partito calabrese. Il segretario regionale, Ernesto Magorno, è uno dei primi a essere accolto. Fino a Rosarno Renzi non si vede. Quando scende, altro bagno di folla. Anche qui ci sono i precari dei vigili che chiedono la stabilizzazione: l’ex premier si avvicina e promette interventi. Una signora racconta le sue vicissitudini familiari e chiede aiuto: Renzi ha parole di conforto anche per lei. Selfie, pacche sulle spalle, strette di mano, battute. Ed è sempre il segretario a ritmare i tempi del viaggio: «Via, via, che si fa tardi, andiamo». Auto blu per lui, per i giornalisti c’è un bus, il grosso dei politici si arrangia con mezzi personali. Ecco le Fattorie della Piana. Carmelo Basile è il capo e l’anfitrione. Porta in giro Renzi tra mucche e fieno, a raccontargli delle meraviglie della filiera corta e delle produzioni locali. Il latte a km 0, i formaggi, il salame e l’olio. L’ex premier assaggia tutto e tutto elogia. Ma i tempi sono contingentati ed è già ora di ripartire. Ma quanto è lontano Capo Vaticano. In treno non ci si arriva: e allora di nuovo in auto, 25 minuti tra curve e tornanti fino al panorama mozzafiato.

RICADI Anche qui, Renzi è accolto da centinaia di persone. Si affaccia al Belvedere, mostra con l’indice e nomina le Isole Eolie, laggiù sul mare. Ma deve anche in qualche modo legittimare i politici locali. Lo tiene quasi a braccetto Michele Mirabello, il consigliere regionale che più di altri ha spinto per questa tappa vibonese. Accanto a lui c’è il deputato serrese Bruno Censore. Spunta anche il governatore della Calabria, Mario Oliverio, che da quel momento in poi non lascerà più solo il suo segretario.
«Questo – dice Renzi – è un viaggio bello, lungo, faticoso anche: perché si prendono anche tante critiche in giro. Ma non dovete guardare quello che fanno vedere sui social, sono tutte proteste organizzate dai partiti per contestare noi. E noi li accogliamo, almeno si sfogano e non fanno danni a casa».
Quel che importa, più di tutto il resto, è «ascoltare e prendere appunti».
Anche se «qualcosa l’abbiamo già fatta, penso alla riduzione delle tasse – ancora in piccola misura per me –, all’Imu prima casa, agli 80 euro, all’operazione sul canone Rai, sull’Irap, sul costo del lavoro, sull’Ires e le tasse agricole. Tutte misure che sono l’inizio di un percorso rispetto a una strada ancora lunga».

I REFERENDUM Il tema politico del momento è il referendum lombardo-veneto e le sue ricadute sull’assetto dello Stato. Renzi prova a fare il punto: «Abbiamo un Paese diviso in due: una parte del Nord che viaggia più veloce della Germania e una parte del Sud in sofferenza, soprattutto a causa della disoccupazione. Al Nord non si rendono conto di quanto qui sia grande questa piaga, così come qui al Sud non si ha contezza di quanto sia forte quell’economia e quindi quanto siano comprensibili i desideri di combattere gli sprechi». Qual è, allora, la missione del Pd? «Il nostro compito è tenere insieme questo Paese facendo le cose e senza falsi moralismi». Le Fattorie di Rosarno e Capo Vaticano, da questo punto di vista, sono un esempio da seguire, in quanto «sono settori di straordinaria crescita e forza che dimostrano che tutto è possibile». Censore, Mirabello e tutto l’esercito Pd annuisce. E annuiscono anche i “calabresi semplici” assiepati un po’ ovunque. È tempo, quindi, insiste Renzi, di cambiare mentalità: «Non lamentarsi, ma rimboccarsi le maniche e iniziare a fare le cose».

RITORNO IN TRENO Via, ancora, di nuovo a Rosarno, direzione Cirò Marina, poi Catanzaro e, domani, Paola. «Si impara più stando qualche ora in mezzo alla gente che in mesi di discussioni vecchio stile», scrive l’ex premier su Facebook. Il tour calabrese è utile, dunque. Forse anche a quelli che, con le Politiche alle porte, sono a caccia di una candidatura.

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it