Scura ai privati: «Basta col ricatto dei licenziamenti»

LAMEZIA TERME La sanità calabrese «non è a pezzi», parola di Massimo Scura. Il commissario per il Piano di rientro reagisce alle critiche e, ai microfoni de L’altroCorriere tv, dà…

LAMEZIA TERME La sanità calabrese «non è a pezzi», parola di Massimo Scura. Il commissario per il Piano di rientro reagisce alle critiche e, ai microfoni de L’altroCorriere tv, dà la sua versione dei fatti sul settore che più di ogni altro è ormai da anni nell’occhio del ciclone. E se il governatore Mario Oliverio minaccia di incatenarsi a Palazzo Chigi perché il commissariamento si è secondo lui tradotto in un fallimento, Scura puntualizza «una volta per tutte» che il settore è stato sottoposto a Piano di rientro e commissariato «non per sfortuna o per accanimento contro la Calabria, ma perché decenni di malagestione della cosa pubblica hanno portato la sanità calabrese a uno sprofondo, sia in termini economici che di Livelli essenziali di assistenza». Oggi invece, secondo il commissario, la situazione «sta decisamente migliorando». I Lea «sono aumentati di dieci punti solo nel 2015» e anche dal punto di vista economico-finanzario si starebbe lentamente risalendo la china. «Certo, si potrebbe migliorare di più – aggiunge Scura – se ogni tanto non venissero fuori da qualche cassetto vecchi debiti milionari da onorare».
Sulla sanità privata, poi, in particolare sulle Rsa e le altre strutture territoriali, il commissario è piuttosto esplicito: «I privati devono smetterla di ricattare con la storia dei licenziamenti. Le tariffe sono state solo adeguate alla media nazionale. Se si azzardano a licenziare qualcuno io abbasso ancora di più le tariffe, perché quando sono state aumentate non hanno assunto neanche una unità in più».

I CALABRESI SI CURANO FUORI REGIONE «È del tutto evidente – continua il tecnico inviato in Calabria dal ministro Beatrice Lorenzin – che la mobilità passiva extraregionale, di cui spesso si parla, nel 2015 è ulteriormente cresciuta. Per porvi rimedio servono nuovi servizi e il miglioramento di quelli che già ci sono. Piano piano, insomma, si deve ricreare fiducia nei servizi sanitari calabresi». Secondo Scura, però, nel 2017 – «ma ne avremo conferma solo nel 2019» – i nuovi servizi con cui è stata implementata la sanità calabrese «stanno producendo una riduzione della mobilità passiva». Qualche esempio: «La cardiochirurgia di Reggio Calabria: quasi 300 interventi realizzati lì valgono circa 6 milioni di euro. Si tratta di soldi recuperati alla sanità calabrese. Lo stesso dicasi per le chirurgie toraciche a Reggio e a Cosenza, e tra qualche giorno anche al “Pugliese” di Catanzaro. Oppure al percorso oncologico: gli screening che prima non c’erano e sono ripartiti da un anno a questa parte. E poi le Pet aperte a Cosenza e a Reggio Calabria che hanno consentito un’attività diagnostica di primo livello. Tutto ciò comporterà una riduzione della mobilità passiva». Un settore in cui siamo ancora molto indietro è invece quello ortopedico: «Moltissimi calabresi vanno ancora a curarsi al Rizzoli di Bologna».

REGGIO E LA LOCRIDE Un capitolo a parte, alle luce delle polemiche recenti e delle uscite di diversi amministratori locali della Locride, Scura lo dedica alla sanità reggina. «Tutta l’Asp di Reggio – spiega – ha avuto da agosto 2015 autorizzazioni per qualche centinaio di assunzioni. L’ospedale di Locri ha avuto in tutto 52 autorizzazioni per assunzioni, di cui 24 a tempo indeterminato e 28 a tempo determinato. Ma di questi 52 ne sono stati assunti finora solo una decina. Giacomino Brancati – dg dell’Asp di Reggio, ndr – è stato sollecitato per cercare di coprire questo gap, ma va detto che lui è diventato dg da pochi mesi e ha nominato direttore amministrativo e sanitario. Insomma, ci sono fior di dirigenti che sono pagati per occuparsi di queste cose». Quindi è conseguente la deduzione che «nell’Asp reggina non è che i dirigenti amministrativi dei vari settori brillassero per efficienza e capacità».
Poi c’è la storia, ben nota, del Dca 50, che anche per Locri prevedeva alcune assunzioni. «Ma la Regione con un abuso grave non ha pubblicato il decreto né ha consentito a me di pubblicarlo facendo leva sul fatto che il subcommissario non lo aveva sottoscritto». Dalla Presidenza del consiglio e dall’Avvocatura dello Stato sarebbero invece arrivate delucidazioni di tenore opposto: «Hanno scritto che il subcommissario non ha alcun diritto di veto sull’azione del commissario e non ha neanche diritto di controllo. Ha invece il dovere di supporto. Quindi abbiamo perso sei mesi per le assunzioni previste nel Dca 50».
Il commissario fa sapere di aver convocato i vertici di tutte le Asp calabresi per verificare quali siano le necessità delle singole aziende. E Locri, in particolare, arriveranno «ulteriori 40 unità tra primari, medici, infermieri e tecnici». «Ho ottenuto – aggiunge Scura – anche l’autorizzazione dal Ministero per assumere altri 300 operatori socio-sanitari in tutta la Calabria, di cui una quota andrà anche a Locri. Il decreto con queste assunzioni uscirà nelle prossime settimane».
Insomma la versione del commissario è chiara: «Stiamo recuperando i ritardi che altri hanno creato». E ai sindaci della Locride replica, in sostanza, che nessuno ha commissariato il commissario: «Siamo andati dal prefetto a novembre 2016 su loro richiesta, presente il ministro Lorenzin, ma non è che da quella data il ministro ha delegato al prefetto la gestione della sanità della Locride. Il sindaco di Locri – è la conclusione – ha tutto il diritto di essere in costante campagna elettorale, ma io non ho intenzione di farmi strumentalizzare né da lui né da altri».

s. pel.