La gara da 3,5 milioni e la burocrazia “strabica”

CATANZARO Tanto per cominciare c’è una decisione – quella del Consiglio di Stato – che chiude la storia: a occuparsi del servizio di “Evoluzione, assistenza e manutenzione del Sistema informativo unitario…

CATANZARO Tanto per cominciare c’è una decisione – quella del Consiglio di Stato – che chiude la storia: a occuparsi del servizio di “Evoluzione, assistenza e manutenzione del Sistema informativo unitario regionale per la programmazione, gestione e monitoraggio degli investimenti pubblici (Siurp)” sarà il raggruppamento temporaneo di imprese formato da Inmata, Sinapsys e Telecom. Questione non banale: la gara vale circa 3 milioni e mezzo di euro e la durata del servizio 48 mesi. 
Secondo aspetto della faccenda: la burocrazia regionale, davanti a due casi (almeno in apparenza) simili, si comporta in maniera diametralmente opposta, sollevando dubbi che sarebbe meglio spazzare via quando si maneggiano ingenti risorse pubbliche. Sintetizziamo: Inmata e soci si aggiudicano la gara. Prevalgono sia nell’offerta tecnica che in quella economica (con una differenza di 655mila euro rispetto alla concorrente). L’iter ovviamente non si chiude qui; in Calabria non c’è praticamente gara che non passi dagli uffici della Regione a quelli della giustizia amministrativa. Succede anche a quella per il Siurp. Il raggruppamento d’imprese concorrente, formato dalla catanzarese Ifm, assieme a Engineering e Lattanzio, propone ricorso al Tar. Che, con una sentenza depositata nel dicembre 2016, sovverte il risultato emerso dall’apertura delle buste ed esclude dalla gara Inmatica-Sinapsys-Telecom, sostenendo che «in sede di valutazione dell’anomalia, il raggruppamento aggiudicatario ha inammissibilmente modificato la propria offerta» (è la tesi che sarà sovvertita in secondo grado). 
Ovviamente si va avanti: i nuovi esclusi fanno ricorso al Consiglio di Stato. E a questo punto succede una cosa che – guardando ad altri casi analoghi – non t’aspetti. La Regione, infatti, si affretta a stipulare il contratto prima ancora che il secondo grado della giustizia amministrativa si pronunci sulla sospensiva chiesta da Inmata (che, forse, viene respinta in prima istanza proprio perché un contratto c’è già). È in questo che la burocrazia dimostra un centro strabismo. 
Per un’altra gara dall’iter molto complesso, quella per la ristorazione alla Cittadella regionale, gli uffici si sono comportati in maniera molto diversa, ritardando la firma sul contratto per un tempo molto lungo (a 50 giorni dall’ordinanza del Tar che confermava l’affermazione di Ristorart il servizio era ancora “sospeso”). A questo punto, però, la corsa del Siurp sulle montagne russe sembra finita. I giudici del Consiglio di Stato hanno accolto le ragioni di Inmata-Sinapsys-Teleco, difese dagli avvocati Alfredo Gualtieri e Demetrio Verbaro (la Regione non si è neppure costituita in giudizio). E la gara da tre milioni e mezzo è arrivata al capolinea. Resta “appeso” quel contratto firmato con Ifm mentre i ricorsi erano ancora pendenti. Una scelta che rischia di gravare sulle casse della Regione. Pagano sempre i cittadini: anche per lo strabismo della burocrazia. 

 

Pablo Petrasso 
p.petrasso@corrierecal.it 

 

 







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto