L’Antimafia approva la relazione di fine legislatura

ROMA La Commissione parlamentare Antimafia ha approvato con il voto unanime di tutti i gruppi parlamentari la “Relazione finale sull’attività della XVII legislatura”. Sono state 500 le pagine prodotte che oltre ad…

ROMA La Commissione parlamentare Antimafia ha approvato con il voto unanime di tutti i gruppi parlamentari la “Relazione finale sull’attività della XVII legislatura”. Sono state 500 le pagine prodotte che oltre ad illustrare le dinamiche attuali di cosa nostra, ‘ndrangheta, camorra e sacra corona unita considera anche le nuove forme di mafie originali e autoctone. La Commissione in una nota, che «in Italia le mafie sono ancora forti e pericolose, ormai stabilmente insediate in ampi territori delle regioni centro settentrionali, nonostante gli importanti successi dell’apparato investigativo di contrasto. Dimostrano una straordinaria capacità di espansione nel resto del mondo, dove ormai hanno diversificano i loro investimenti riciclando gli ingenti proventi del traffico di droga. La relazione sottolinea la pervasività dei poteri criminali nell’economia, nella politica e nella società; l’evoluzione del metodo mafioso, sempre più corruttivo e collusivo, e le diffuse reti di relazione, occulte e non, con il mondo delle professioni e della pubblica amministrazione. Di fronte ad un potere criminale pervasivo che non rinuncia all’esercizio della violenza quando è necessaria, ma che ormai si impone facendo leva sulle complicità e i troppi varchi del sistema legale, i cedimenti del principio di legalità, che si registrano in troppi ambiti della vita pubblica e civile, costituiscono un serio rischio per la tenuta democratica del Paese». La relazione indica gli ambiti in cui è necessario alzare il livello dell’attenzione e della prevenzione alle infiltrazioni mafiose: dai condizionamenti mafiosi nell’economia legale e nella finanza al gioco d’azzardo, nuova e redditizia frontiera degli affari criminali; dalla sanità all’immigrazione, dove si evidenzia la capacità delle mafie di sfruttare le fragilità sociali e le nuove emergenze. Mette in luce il ruolo fondamentale della cultura, della formazione e della religione nella promozione di una più robusta coscienza civile. Esamina le potenzialità e le criticità del sistema di contrasto, sottolinea la necessità di sviluppare una nuova cultura dell’antimafia, propone linee di intervento organizzativo e legislativo perché la sfida alle organizzazioni criminali diventi prassi costante delle istituzioni del Paese e impegno civile e culturale di tutta la comunità nazionale. La Relazione sarà illustrata dalla presidente Rosy Bindi il prossimo 21 febbraio. All’evento interverranno il presidente del Senato, Piero Grasso, il ministro dell’Interno Marco Minniti, il ministro della Giustizia, Andrea Orlando, il procuratore nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, il presidente di Libera don Luigi Ciotti.





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