Lsu-lpu, la Cgil “salva” la Regione e protesta in Prefettura

VIBO VALENTIA Una «via crucis» di promesse e parole vuote. Una potenziale polveriera sociale che la politica ha creato e che la politica utilizza per trarne consenso. Quello del precariato…

VIBO VALENTIA Una «via crucis» di promesse e parole vuote. Una potenziale polveriera sociale che la politica ha creato e che la politica utilizza per trarne consenso. Quello del precariato è un dramma che in Calabria non sembra conoscere fine e la questione dei quasi 5mila ex lsu-lpu è tutt’altro che chiusa. Il problema, com’è noto, rimane per i lavoratori in servizio presso una manciata di Comuni che non hanno ceduto alle pressioni arrivate dai piani alti della Cittadella e non hanno firmato i contratti anche per il 2018. Non lo hanno fatto semplicemente perché, come stabilisce la legge Madia, non hanno alcuna certezza di poterli stabilizzare alla fine della proroga. Questa certezza in realtà non ce l’hanno nemmeno i tantissimi sindaci – la stragrande maggioranza – che si sono fidati delle rassicurazioni della Regione e hanno firmato le proroghe: per loro, e per i lavoratori in servizio nei loro Comuni, il problema si ripresenterà puntualmente alla fine dell’anno. La questione, poi, riguarda anche i Comuni i cui lavoratori non hanno maturato i 36 mesi di servizio imposti dalla legge. Intanto la Regione ha rispolverato gli elenchi dei precari che dovevano essere approvati già 4 anni fa (ne abbiamo scritto qui) e che però sono carenti di requisiti essenziali. Tutto ciò avviene mentre la campagna elettorale entra nel vivo, e mentre i sindaci “ribelli” subiscono accuse pesanti solo perché non hanno accettato di firmare atti contrari alla legge. Un gioco al massacro, insomma, che si consuma sulla pelle dei lavoratori e che viene condotto – non sempre abilmente – da chi punta a carpirne i voti. E se ci si chiede che ruolo abbiano in tutto ciò i sindacati confederali, una risposta la si può trarre dalle recenti vicende vibonesi.

LA «VETRINA DELLA VERGOGNA» Nella provincia di Vibo, infatti, ricadono diversi dei Comuni che non hanno deliberato le proroghe. È il caso di Arena, il cui sindaco Antonino Schinella, pur essendo di area Pd, ha duramente criticato la Regione, accusata di «scorrettezza istituzionale» e di «lasciare nel limbo i lavoratori». Dalla Cittadella per ora non rispondono ai suoi continui solleciti sulla questione lsu-lpu, intanto la Cgil vibonese ha promosso proprio ad Arena un’assemblea con i lavoratori dopo la quale è stata annunciata una mobilitazione permanente. Una mobilitazione singolare, però, che pur arrivando in campagna elettorale – o forse proprio per questo – non disturba più di tanto la Cittadella regionale e si concentra sulla Prefettura di Vibo.
«Cosa è cambiato nel corso del tempo, dal 2015, anno in cui è partito il percorso di stabilizazzione dei lavoratori Lsu/Lpu, ad oggi, 2018, quando su 4600 precari di lungo corso in tutta la regione solo un centinaio sono stati esclusi dalla possibilità lavorativa, e di questi in gran parte proprio nei Comuni del Vibonese?». La domanda «provocatoria» l’ha posta – fa sapere una nota stampa – il segretario generale della Cgil vibonese Luigi Denardo, che ha partecipato all’assemblea affiancato dal coordinatore provinciale della Fp-Cgil Luciano Contartese. «I nostri doveri istituzionali – fa sapere la Cgil vibonese – finiscono qui. Basta con questa via crucis. Basta con le sfiancanti attese ed incontri. Noi siamo pronti ad iniziare una mobilitazione ad oltranza. In continuità con la lotta già avviata con l’“Accampamento Lavoro” e poi sui tetti della Provincia, oggi daremo inizio ad una nuova battaglia, con un presidio permanente nel cuore della città capoluogo, di fronte alla prefettura di Vibo Valentia, per dare la giusta visibilità e voce a questa disperata quanto vergognosa situazione». «Bisogna che ognuno ai vari livelli si assuma le proprie responsabilità. Non ci muoveremo dal nostro presidio – ha chiosato Denardo rivolgendosi ai lavoratori – finché non verrà riconosciuto il vostro status giuridico, lavorativo ed economico. Non basta più una pacca sulla spalla e la vana rassicurazione che tutto si sistemerà». Da lunedì mattina, dunque, «la vetrina di questa ennesima vergogna» sarà allestita nel centro di Vibo. Ben lontano dagli unici palazzi che potrebbero garantire il futuro dei lavoratori lsu-lpu. Non sia mai che l’eco della protesta arrivi fino a Germaneto a disturbare gli ultimi giorni di campagna elettorale.

Sergio Pelaia
s.pelaia@corrierecal.it





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