CASO RENDE | Bernaudo e l`accusa di essere il “sindaco per finta”

RENDE Ha vissuto tutti e cinque gli anni di mandato dovendosi difendere dall’accusa di essere il “sindaco per finta” di Rende. A fargli ombra – come è capitato con tutti…

RENDE Ha vissuto tutti e cinque gli anni di mandato dovendosi difendere dall’accusa di essere il “sindaco per finta” di Rende. A fargli ombra – come è capitato con tutti gli altri sindaci della città d’Oltrecampagnano – Sandro Principe, che al suo cognome (grazie anche all’opera del padre, Cecchino, che lo ha preceduto) ha legato i destini di un centro divenuto un modello, soprattutto, urbanistico, di sviluppo. Umberto Bernaudo è cresciuto alla scuola politica rendese. Quella che uniforma non solo gli indirizzi politici (al socialismo) ma anche l’inflessione dialettale e una certa tendenza alla battuta: per punzecchiare l’avversario e uscire dall’angolo quando il confronto dialettico si fa più serrato. Non era una delle prime linee. Poi arrivarono le amministrative del 2006 e spuntò fuori la sua candidatura a sindaco. Erano i mesi in cui si consumava una frattura verticale nel centrosinistra rendese: Mimmo Talarico (oggi consigliere regionale dell’Idv), storico assessore all’Urbanistica delle giunte Principe, aveva rotto con il passato. Bernaudo condusse una campagna elettorale sulla difensiva: vinse al primo turno, superando per una manciata di voti il 50% delle preferenze, ma ottenne venti punti percentuali in meno rispetto alle liste che lo sostenevano. Un segnale di debolezza politica che gli verrà rinfacciato nel corso di tutto il suo mandato, anche nei rari scontri interni alla maggioranza. Nel 2009, per lui, un’altra candidatura – quella finita nel  mirino della Dda di Catanzaro – ancora una volta caldeggiata da Sandro Principe. Era il 2009 e il modello Rende scese in campo con il sindaco e un assessore al Bilancio per sostenere la riconferma di Mario Oliverio al timone della Provincia di Cosenza. Qualche mese prima era nata la “Rende servizi”, la cooperativa sociale oggetto delle indagini dell’antimafia, ma la mossa di candidare Bernaudo era il preludio della fine (una fine soft, senza grossi strappi) della sua esperienza da sindaco. Il primo cittadino uscente non si ribellerà al volere del partito, non farà una propria lista né agiterà le acque per vendetta. Così vuole la disciplina rendese. Si limiterà a qualche uscita negli incontri elettorali organizzati dal Pd nel 2011 per il voto a Cosenza e Rende. Ma senza cercare il palco o il clamore, restando in disparte, molto spesso da solo.







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto