La sorella di Pagliuso al killer: «Impara da lui cos’è il coraggio»

Il ricordo del penalista ucciso a a Lamezia due anni fa: «Non ha mai avuto esitazioni nel decidere da che parte stare» Il 33enne Marco Gallo è accusato di aver compiuto l’agguato, ma la Dda cerca i mandanti

LAMEZIA TERME Sono passati due anni dall’omicidio dell’avvocato penalista Francesco Pagliuso. Dietro le sbarre c’è un uomo, Marco Gallo, accusato di aver compiuto l’agguato mortale. A lui, e a chi ha armato la sua mano, si è rivolta giovedì Antonia Pagliuso nel ricordare suo fratello: «Volevo che tu imparassi una cosa da lui: volevo che tu vedessi che cosa è il vero coraggio, tu che credi che sia rappresentato da un uomo con la pistola in mano. Ma ti sbagli, questo non è il vero coraggio. Il coraggio io l’ho visto in chi ha sempre saputo vivere a testa alta, non accettando di piegarsi alle logiche perverse di chi pensa di poter ottenere qualunque cosa con violenza e soprusi. L’ho visto nella lealtà, nella nobiltà d’animo, nella trasparenza di un uomo, di un figlio, di un fratello, di un padre. L’ho visto in chi non ha mai avuto esitazioni nel decidere da che parte stare ed in chi, esemplarmente, non ha mai lasciato dietro di sé, nella strada che lo ha condotto fino in cima, brandelli di dignità. Il coraggio non è di chi pensa di essere il più forte. Non è di chi, prode dell’arma che impugna, uccide. Non è di chi decide che un uomo, un figlio, un fratello, un padre, debba morire. Non è coraggio quello di chi inneggia alla vendetta».

L’OMICIDIO Il 10 agosto di due anni fa, nel corso della mattinata, i carabinieri e la scientifica avevano da poco lasciato la villa dell’avvocato Francesco Pagliuso, 43 anni, affermato penalista di Lamezia Terme. Il suo corpo era stato trasportato all’obitorio dell’ospedale “Giovanni Paolo II” per l’autopsia e la sua auto portata via per ulteriori controlli. In poche ore in città erano arrivati i giornalisti di tutte le testate nazionali e la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro aveva acquisito il fascicolo, ritenendo che dietro la morte dell’avvocato vi fosse la mano della criminalità organizzata. Il 9 agosto 2016 alle 22:30 circa, appena rientrato nella propria villa in via Marconi, senza avere il tempo di scendere dall’auto, l’avvocato era stato raggiunto al collo e alla testa da due mortali colpi di pistola. L’assassino si era poi dileguato da un buco praticato nella recinzione del giardino.

L’ARRESTO DEL KILLER Il 3 marzo 2018 viene notificata una ordinanza di custodia cautelare in carcere a Marco Gallo (foto), 33 anni, già detenuto con l’accusa di essere l’esecutore materiale dell’assassinio di Gregorio Mezzatesta e di Francesco Berlingeri. Gallo è considerato intraneo al gruppo degli Scalise di Decollatura. Emerge dalle indagini che gli omicidi Mezzatesta e Pagliuso sono collegati. L’avvocato era il difensore di Domenico Mezzatesta, fratello di Gregorio, condannato in Appello, insieme al figlio Giovanni, a 20 anni di reclusione per l’omicidio di Francesco Iannazzo e Giovanni Vescio, freddati in un bar di Decollatura a gennaio 2013 e considerati vicini alla cosca Scalise. Il lavoro della Dda è oggi puntato alla ricerca dei mandanti dell’omicidio.

Antonella Pagliuso ai funerali del fratello

IL CORAGGIO VERO Il lavoro della famiglia dell’avvocato Pagliuso è invece rivolto a mantenere alta l’attenzione sulla memoria di quel 9 agosto e sulla figura del giovane penalista assassinato. Nel corso della messa in suffragio, giovedì, la sorella di Francesco Pagliuso, Antonia, ha letto una lettera rivolta ai responsabili dell’omicidio, a coloro che ancora credono che il coraggio sia quello di imporsi con una pistola in mano. «Il coraggio vero – continua la lettera –, sta nell’essere consapevoli che non esisterà mai vento capace di stravolgere la direzione dei tuoi passi, condizionare il flusso dei tuoi pensieri, stravolgere la tua essenza di uomo. In lui io l’ho visto, io l’ho conosciuto il vero coraggio e per questo oggi so riconoscerlo. Lo ritrovo nella gente che rimane, dopo che quella pistola ha sparato e ucciso, nei volti di chi non ha mai abbassato la testa, nella fedeltà che solo chi ama incondizionatamente conosce e può offrirti. Lo rivedo in chi continua a sperare e a credere nella Giustizia, consapevole che potrà tardare, ma che esiste sempre una strada attraverso la quale la Giustizia, quella vera, sarà fatta. Certo, avere coraggio, in fondo, è anche sapere di poter essere sconfitti prima ancora di cominciare, e cominciare egualmente e arrivare fino in fondo, qualsiasi cosa succeda. È raro vincere in questi casi, ma qualche volta si vince».

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it





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